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1^ Popolazione, insediamenti e culture

1^ Popolazione, insediamenti e culture

Assessment

Presentation

Geography

2nd Grade

Practice Problem

Hard

Created by

Geografia Scuola

FREE Resource

18 Slides • 23 Questions

1

​GEOGRAFIA

****

POPOLAZIONI ED INSEDIAMENTI

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Classe 1^

2

media
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Il mondo è abitato da quasi 8 miliardi di persone che si differenziano per caratteri culturali, come le lingue e le religioni. Nei prossimi decenni la popolazione mondiale continuerà ad aumentare, così come il numero delle persone che vivono in città; nell’urbanizzazione del pianeta le migrazioni avranno un ruolo determinante.

3

Le lingue principali
I gruppi etnici che popolano la Terra si distinguono soprattutto per la lingua parlata: questa è sempre stata la loro principale caratteristica culturale perché è lo strumento principale della comunicazione tra gli esseri umani. La maggior parte delle lingue ha avuto origine in Asia e in Africa. Molte si sono diffuse seguendo gli spostamenti e le migrazioni dei gruppi umani, a partire da quelli più antichi. Oggi nel mondo si parlano oltre 7000 lingue, di cui solo 580 ufficiali (cioè adottate dagli Stati per scrivere le loro leggi): spesso presentano somiglianze tra loro e per questo sono state suddivise in grandi “famiglie”.

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Al termine dell’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, vennero popolati progressivamente anche i territori più a nord, rimasti fino a quel momento coperti dai ghiacci e disabitati. I gruppi che vi si stabilirono diedero origine ad altre famiglie linguistiche, più ristrette, come quella eschimo-aleutina.

​​Fra quelle più importanti si annovera: la famiglia indoeuropea che riunisce le lingue diffuse circa 10.000 anni fa dai popoli dell’Asia centrale che migrarono verso la regione indiana (lingue indoiraniche) e il nostro continente (lingue neolatine, germaniche, slave ecc.).

Dall’Europa inglese, francese, spagnolo e portoghese

si sono diffuse nelle colonie d’America, Africa e

Oceania.

4

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Le lingue dominanti

Delle migliaia di lingue parlate nel mondo, circa la metà è considerato a rischio di estinzione perché riguarda gruppi sempre più ristretti di persone. Un centinaio sono le lingue dominanti e tra queste cinque sono parlate da quasi un terzo della popolazione mondiale; sono le madri lingue degli Stati più popolosi, come il cinese mandarino in Cina, l’hindi e il bengali nella Penisola Indiana, o quelle diffuse in molti Paesi come lo spagnolo e l’arabo. L’inglese, parlato da oltre 1,3 miliardi di persone, può essere considerato attualmente la più diffusa lingua veicolare, cioè utilizzata per comunicare da persone di lingua diversa.

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La sua importanza si è affermata grazie a vari fattori:

l’espansionismo britannico (fino a metà del Novecento il Regno Unito possedeva un immenso impero coloniale) e in seguito il predominio politico, economico, scientifico e culturale degli USA;

la diffusione di Internet, dove l’inglese è la lingua più utilizzata, insieme al cinese. L’inglese è ormai diventato quasi una “famiglia” di lingue: infatti, accanto a quello britannico e a quello americano, ci sono molte varietà ibride, come lo spanglish che mescola spagnolo e inglese ed è parlato dagli ispanici immigrati negli USA, oppure il chinglish, parlato in alcune zone costiere cinesi.

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5

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Le lingue dominanti

Delle migliaia di lingue parlate nel mondo, circa la metà è considerato a rischio di estinzione perché riguarda gruppi sempre più ristretti di persone. Un centinaio sono le lingue dominanti e tra queste cinque sono parlate da quasi un terzo della popolazione mondiale; sono le madri lingue degli Stati più popolosi, come il cinese mandarino in Cina, l’hindi e il bengali nella Penisola Indiana, o quelle diffuse in molti Paesi come lo spagnolo e l’arabo. L’inglese, parlato da oltre 1,3 miliardi di persone, può essere considerato attualmente la più diffusa lingua veicolare, cioè utilizzata per comunicare da persone di lingua diversa.

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La sua importanza si è affermata grazie a vari fattori:

l’espansionismo britannico (fino a metà del Novecento il Regno Unito possedeva un immenso impero coloniale) e in seguito il predominio politico, economico, scientifico e culturale degli USA;

la diffusione di Internet, dove l’inglese è la lingua più utilizzata, insieme al cinese. L’inglese è ormai diventato quasi una “famiglia” di lingue: infatti, accanto a quello britannico e a quello americano, ci sono molte varietà ibride, come lo spanglish che mescola spagnolo e inglese ed è parlato dagli ispanici immigrati negli USA, oppure il chinglish, parlato in alcune zone costiere cinesi.

6

Multiple Choice

Question image

Quale lingua ha il maggior numero di parlanti madrelingua?

1

Inglese

2

Cinese

3

Hindi

4

Spagnolo

7

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8

Multiple Choice

Quanti sono gli abitanti sulla Terra?

1

quasi 5 miliardi

2

quasi 8 miliardi

3

quasi 10 miliardi

4

quasi 15 miliardi

9

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10

Multiple Choice

Qual è la lingua veicolare?

1

Italiano

2

Inglese

3

Tedesco

4

Cinese

11

Il ruolo sociale delle religioni

La religione è l’insieme di credenze e riti che riguardano il rapporto degli esseri umani con il divino. L’appartenenza religiosa distingue la grande maggioranza della popolazione mondiale, anche se da qualche decennio sono in forte aumento gli atei, cioè le persone che negano l’esistenza di un’entità divina, e gli agnostici, per i quali questa esistenza non può essere dimostrata.

Da sempre le religioni influenzano il modo di vivere dei fedeli, imponendo regole di comportamento individuale e collettivo: sugli alimenti consentiti o vietati, sui rapporti fra uomini e donne, sulla sessualità o l’abbigliamento; in alcuni casi sono all’origine di conflitti.

Le religioni, inoltre, intervengono sul paesaggio con la costruzione di edifici di culto (chiese, moschee, sinagoghe, templi) e l’identificazione di luoghi sacri che spesso diventano mete di pellegrinaggi.

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12

Le religioni più diffuse

Le religioni più diffuse sono nate in Asia. SI dividono in:

monoteiste, come l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, si fondano sul culto di una sola divinità e si basano su una verità rivelata da Dio o da un suo emissario, contenuta in libri sacri;

politeiste, come l’Induismo, adorano più divinità;

• in altri casi, come nel Buddismo, non c’è una divinità, ma i fedeli osservano un complesso patrimonio di principi filosofici, credenze e riti formatosi nel corso di millenni.

Per numero di fedeli, la religione più diffusa è il Cristianesimo, seguito dall’Islam e dall’Induismo. Numerosi i seguaci di svariati culti animisti (attribuiscono un’anima ad animali, oggetti o fenomeni naturali e prevedono l’uso di pratiche magiche), presenti soprattutto in Africa e America; quando questi culti si fondono con elementi di altre fedi si parla di sincretismo religioso.

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13

Dall’Ebraismo al Cristianesimo

L’Ebraismo è la più antica religione monoteista. Nel tempo gli ebrei hanno subito numerose persecuzioni e dalla Palestina si sono dispersi in varie zone d’Europa, Asia e Africa. Durante la Seconda guerra mondiale il regime nazista tedesco e quello fascista italiano attuarono lo sterminio (Shoah) degli ebrei europei. Oggi gli ebrei sono presenti in un centinaio di Paesi; la loro religione è maggioritaria solo in Israele, mentre altre comunità consistenti si trovano negli USA e in Russia.

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Il Cristianesimo è nato in Palestina circa 2000 anni fa dall’Ebraismo, con il quale condivide l’Antico Testamento che insieme ai Vangeli e ad altri scritti costituisce la Bibbia, il libro sacro dei cristiani. Dalla Palestina il Cristianesimo si è diffuso in gran parte del mondo e si è diviso in varie confessioni:

• i cattolici presenti soprattutto in Europa, in America latina e nelle Filippine;

• gli ortodossi diffusi nell’Europa balcanica e orientale, oltre che in Egitto, Etiopia ed Eritrea (copti);

• i protestanti, a loro volta divisi tra luterani, calvinisti, anglicani, valdesi, anabattisti e presenti soprattutto nell’Europa centro-settentrionale, in Nordamerica e Oceania.

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14

L’Islam  > La religione islamica è stata fondata nella Penisola Arabica all’inizio del VII secolo da Maometto; le sue rivelazioni furono raccolte nel Corano, libro sacro dei musulmani. In seguito l’Islam si è diffuso nell’Africa settentrionale e saheliana e in vaste zone dell’Asia. I musulmani si dividono in due “famiglie”, quella maggioritaria dei sunniti e quella minoritaria degli sciiti. L’origine di questa divisione, che ha generato molti conflitti, risale a dopo la morte di Maometto, quando sorsero contrasti su chi dovesse succedergli come guida dell’Islam.

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L’Induismo > Questa religione non ha avuto né fondatori né profeti, ma si è sviluppata in India nel corso del tempo: i suoi seguaci sono «coloro che credono nei Veda», antichissimi libri sacri. L’Induismo non ha una dottrina unica e un’organizzazione religiosa: ogni zona ha divinità, tradizioni e cerimonie proprie, ma tutti i fedeli, suddivisi in caste dalla nascita, credono in tre divinità superiori: Brahma, Vishnu e Shiva.

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Il Buddismo > Il Buddismo è nato nell’India settentrionale, verso la fine del VI secolo a.C., dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, detto il Budda (“illuminato”). Nei secoli successivi si è diffuso nel Sud-est asiatico e in Estremo Oriente. Non venera divinità ed è una dottrina morale, che aspira al raggiungimento della pace interiore.

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16

Multiple Choice

Sono coloro che sospendono il giudizio sull'esistenza divina in quanto non è dimostrata.

1

Cattolici

2

Musulmani

3

Agnostici

4

Atei

17

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18

Multiple Choice

NON è una religione Monoteista:

1

Cristianesimo

2

Induismo

3

Ebraismo

4

Islam

19

Multiple Choice

Libro sacro della religione islamica:

1

Bibbia

2

Veda

3

Corano

4

Antico Testamento

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21

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22

La crescita demografica

Nel 1900 gli abitanti della Terra erano 1,6 miliardi, oggi sono quasi 7,8 miliardi e nel 2050 potrebbero sfiorare i 10 miliardi. L’impressionante aumento della popolazione mondiale, avvenuto in poco più di un centinaio d’anni, riflette realtà ben poco omogenee. Infatti, mentre il tasso di mortalità è diminuito ovunque, il tasso di natalità ha preso direzioni opposte:

nei Paesi avanzati si è ridotto progressivamente fino a raggiungere, in alcuni casi, valori negativi;

nei Paesi più poveri la natalità resta elevata e così la fecondità, anche per la giovane età media della popolazione;

in alcuni Paesi in via di sviluppo il tasso di natalità sta rallentando per l’assimilazione di modelli culturali e sociali occidentali.

Oggi, quindi, la maggior parte dei nuovi abitanti del mondo nasce nelle aree meno sviluppate. Dal 1950 a oggi, il peso demografico di Asia, Africa e America latina è cresciuto, mentre quello di Europa e Nordamerica è calato. Nei prossimi decenni la tendenza si accentuerà ulteriormente: si stima che nel 2100 l’Africa avrà il quadruplo degli abitanti attuali e la Nigeria sarà il terzo Paese più popolato del mondo, dopo India e Cina.

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23

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L’invecchiamento demografico

La

riduzione

delle

nascite

e l’allungamento

della

vita

determinano

l’invecchiamento demografico

cioè

il

progressivo innalzamento dell’età media: nel 1950, l’età media

della popolazione mondiale era di 23 anni, nel 2020 ha superato

i 31 anni e si prevede che nel 2050 raggiungerà i 36 anni.

L’invecchiamento

riguarda

tutti

iPaesi,

ma

con

alcune

differenze:

nelle regioni ricche la quota degli over 65 anni supera

spesso il 20%, mentre la quota di giovani con meno di 15 anni

non raggiunge il 15%;

nei Paesi meno avanzati il fenomeno dell’invecchiamento

demografico

èmeno

marcato;

in

molti

Stati

dell’Africa

subsahariana, per esempio, la quota di popolazione con più di

65 anni è modestissima, inferiore al 5%, mentre i giovani sono

più del 40% del totale.

24

Multiple Choice

Question image

Quanti erano gli abitanti nella Terra nel 1800?

1

1 milione

2

1 miliardo

3

10 miliardi

4

100 miliardi

25

Multiple Choice

Question image

Quanti saranno gli abitanti della terra nel 2100?

1

10,9 milioni

2

9,7 miliardi

3

10,9 miliardi

4

100 miliardi

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27

La speranza di vita

La speranza di vita alla nascita dipende dal tasso di mortalità e rispecchia lo stato sociale, ambientale e sanitario in cui vive una popolazione.

Oggi la speranza di vita media nel mondo è di 73 anni; un dato in costante crescita che secondo le proiezioni dell’ONU nel 2050 raggiungerà i 77 anni.

Tra i Paesi in cui si vive più a lungo (i principali sono Giappone, Svizzera, Italia, Spagna) e quelli in cui la vita è più breve (quasi tutti situati in Africa) la differenza è di circa 30 anni: l’aspettativa di vita media supera gli 80 anni nei primi, mentre risulta inferiore ai 55 anni nei secondi.

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L’ISU è il principale strumento di confronto socio-economico tra i Paesi della Terra.

L’ISU è infatti un indice composito che prende in considerazione tre dimensioni dello sviluppo umano:

• la longevità, calcolata dalla speranza di vita alla nascita;

• la conoscenza, misurata attraverso la durata media della scolarizzazione e l’aspettativa della vita scolastica;

• l’accesso alle risorse, valutato attraverso il reddito pro capite, espresso in dollari USA a parità di potere d’acquisto (PIL PPA).

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30

L’invecchiamento demografico

La riduzione delle nascite e l’allungamento della vita determinano l’invecchiamento demografico, cioè il progressivo innalzamento dell’età media: nel 1950, l’età media della popolazione mondiale era di 23 anni, nel 2020 ha superato i 31 anni e si prevede che nel 2050 raggiungerà i 36 anni.

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L’invecchiamento riguarda tutti i Paesi, ma con alcune differenze:

nelle regioni ricche la quota degli over 65 anni supera spesso il 20%, mentre la quota di giovani con meno di 15 anni non raggiunge il 15%;

nei Paesi meno avanzati il fenomeno dell’invecchiamento demografico è meno marcato; in molti Stati dell’Africa subsahariana, per esempio, la quota di popolazione con più di 65 anni è modestissima, inferiore al 5%, mentre i giovani sono più del 40% del totale.

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31

ll lungo cammino dell’umanità

Le migrazioni di individui o di intere popolazioni sono stati fattori fondamentali per il popolamento del pianeta. Fin dalle origini dell’umanità, le persone si sono spostate per trovare territori più ospitali: è così che l’homo sapiens, comparso in Africa circa 200.000 anni fa, si è diffuso negli altri continenti. Più di recente, milioni di europei tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento si sono trasferiti in America (Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile) e in Australia, terre allora pressoché spopolate ma che offrivano grandi opportunità di lavoro.

Ancora oggi chi decide di emigrare lo fa, spesso a rischio della propria vita, nella speranza di trovare altrove un lavoro e condizioni di vita migliori. In moltissimi casi significa fuggire dalla fame, considerata tuttora la principale causa delle migrazioni.

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I flussi migratori vengono alimentati da vari fattori:
le dinamiche demografiche, in particolare l’alta natalità dei Paesi poveri che spinge milioni di giovani a emigrare;
la globalizzazione, che da un lato facilita gli spostamenti e dall’altro non riesce a sanare gli squilibri economici che costringono le persone a emigrare

32

La direzione dei flussi

In base alla destinazione, le migrazioni vengono definite interne o internazionali.

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Le migrazioni sono interne se avvengono dentro i confini di uno stesso Stato. Questi flussi riguardano milioni di persone e seguono due direzioni:

• dalle campagne verso le città;

• dalle zone interne e di montagna verso quelle costiere e pianeggianti.

In quasi tutti i Paesi ricchi le migrazioni interne sono poco rilevanti, mentre sono massicce nei Paesi in via di sviluppo dove si verificano veri e propri esodi dalle zone rurali.

Le migrazioni sono internazionali quando lo spostamento avviene da un Paese all’altro. Oggi i flussi migratori più consistenti hanno origine in Asia, Africa e America latina; spesso restano interni al continente, come nel caso degli indiani che emigrano soprattutto in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, in altri casi si dirigono verso le aree più sviluppate del pianeta, in particolare Nordamerica ed Europa.

Flussi in Europa

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Profughi e rifugiati

Agli emigranti economici si aggiungono i profughi, persone costrette a lasciare il luogo dove vivono per sottrarsi a guerre e persecuzioni politiche, religiose o etniche. Un profugo ottiene lo status di rifugiato quando un Paese decide di accoglierlo e di aiutarlo a rifarsi un’esistenza; se, invece, non oltrepassa i confini del proprio Paese, viene definito sfollato interno.

Al numero di chi fugge in cerca di sicurezza si aggiunge quello dei profughi ambientali. Ogni anno milioni di persone migrano a causa di calamità naturali come tsunami, terremoti, uragani e inondazioni; solo nel 2020 si sono contati circa 25 milioni di profughi ambientali e secondo uno studio recente della Banca Mondiale gli eventi meteorologici estremi provocheranno 143 milioni di migranti ambientali entro il 2050.

Da migranti a stranieri residenti

Le migrazioni internazionali fanno crescere il numero di persone che vivono fuori dal Paese in cui sono nate. Secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite, nel 2020 si trattava di ben 281 milioni di persone; Europa, Asia e America settentrionale ospitano circa l’85% di tutti i migranti internazionali e gli Stati Uniti da soli hanno accolto nel tempo quasi 51 milioni di migranti (seguono a distanza la Germania e l’Arabia Saudita).

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36

Multiple Choice

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Quali continenti ospitano il maggior numero di migranti?

1

Nordamerica ed Europa

2

Europa ed Asia

3

Asia e Africa

4

Nordamerica ed Asia

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Le conseguenze economiche

Gli emigrati costituiscono un’importante fonte di ricchezza per i Paesi dove si stabiliscono, perché fanno aumentare i consumi interni, versano le imposte e contribuiscono alla previdenza sociale.

***

Lo stesso vale per i Paesi da cui partono perché, in genere, essi inviano ai familiari rimasti in patria somme di denaro, chiamate rimesse: attualmente sono pari a quasi 690 miliardi di dollari l’anno.

***

Ma vi sono anche diverse conseguenze negative, poiché dai Paesi di origine dei flussi partono soprattutto giovani in età da lavoro, non di rado diplomati o laureati, la componente più vivace e dinamica della popolazione, con prevedibili ripercussioni sull’economia locale.

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Multiple Choice

L'indice di invecchiamento nei Paesi poveri è:

1

Alto

2

Basso

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Multiple Choice

Lasciano il luogo dove vivono per sottrarsi a guerre e persecuzioni politiche, religiose o etniche

1

Profughi

2

Rifugiati

3

Apolidi

4

Sfollati

40

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​GEOGRAFIA

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POPOLAZIONI ED INSEDIAMENTI

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