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prova invalsi

Total questions: 42

Worksheet time: 1hrs 24mins

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1.
Politici, parlate più chiaro
 Una collega, in un suo intervento nei giorni scorsi, ha osservato come sia oscuro, tortuoso e contorto il linguaggio del decreto-legge in esame: è vero, esso è tortuoso, contorto e sibillino, come è sempre oggi il linguaggio del potere. Così si esprime chi non si propone di comunicare col prossimo, ma semplicemente piegarlo alla propria volontà. Come è lontano il linguaggio di questo decreto dalla gente, che passa per le strade, da tutto ciò che la gente desidera, spera, chiede! Persino la parola “pane”, nel contesto di un simile linguaggio, suona come qualcosa di astratto, qualcosa che non ha nulla a che spartire con il pane, che noi tutti i giorni comperiamo e mangiamo. Eppure, le leggi dovrebbero essere fatte dello stesso linguaggio che si adopera per parlare dell’acqua e del pane: ma, d’altronde, l’oscurità, la tortuosità del linguaggio l’incontriamo spesso oggi non soltanto nei decreti legge, ma anche nei romanzi e nei giornali. È sempre un linguaggio ricattatorio, intimidatorio, è il linguaggio che tacitamente dice al prossimo: “Se non mi capisci, è perché sei un imbecille”! E ancora tacitamente aggiunge: “Io sono più forte di te, sono in una sfera superiore alla tua, fra me e te corrono distanze incommensurabili. Io ho in mano il tuo destino e la tua vita, io sono tutto e tu non sei nulla”! È vero che, per quanto riguarda i romanzi, la poesia, il teatro è necessario ogni volta distinguere fra l’oscurità, che nasce da una ricerca ardua, da una reale complessità di pensiero, e l’oscurità che nasconde puramente e semplicemente il vuoto; comunque, per quanto riguarda i romanzi o la poesia o il teatro, il discorso è lungo e porterebbe lontano. Ma i giornali, i giornali dovrebbero essere chiari: la gente li compra e legge ogni giorno per sapere e capire cosa succede, e devono essere chiari. E il linguaggio dei politici dovrebbe essere chiaro, accessibile a tutti, immediatamente intelligibile, limpido come uno specchio perché la gente vi si possa specchiare! I decreti legge devono essere chiari. Fra le molte battaglie da combattere, una è certamente questa: la battaglia per un linguaggio chiaro, concreto, intelligibile a tutti, in rapporto diretto con le cose. Io credo che la vita del nostro paese diventerebbe migliore e più limpida se ognuno di noi si studiasse di vincere, almeno, intanto, l’oscurità del linguaggio, se si studiasse di indirizzarsi al prossimo con ogni parola, di non perdere mai di vista L’autrice dell’articolo, la scrittrice Natalia Ginzburg, sta tenendo un discorso alla Camera dei Deputati. la realtà del prossimo, di non irriderlo, non truffarlo, non umiliarlo, non calpestarlo mai. Ma, in verità, agli occhi del governo attuale, sembra che il prossimo non sia presente; sembra che non sia fatto di persone singole, ma sia invece una massa informe senza volontà e senza volto. Ad una simile massa informe, non serve indirizzare parole chiare, ma occorre invece avvilupparla in una caligine, in cui non sia più possibile scorgere né strade né direzioni precise. Disorientata, oppressa e stralunata, questa massa informe cadrà inerte, perdendo a poco a poco ogni facoltà di interrogare, di rispondere, di giudicare e di ricordare. Non avrà più né vincoli con il passato, né progetti per l’avvenire! In Italia, qualcosa di simile è già avvenuto in età non lontane e molti di noi ne conservano la memoria.
 (N. Ginzburg, Discorso pronunciato alla Camera dei Deputati il 7 aprile 1984)
a)
leggi attentamente il brano 
b)
leggi con attenzione il brano e rispondi alle domande successive
2.
Qual è l’argomento centrale del primo capoverso?
a)
Il linguaggio dei politici è incomprensibile perché eccessivamente tecnico e burocratico.
b)
I politici dovrebbero usare un linguaggio più vicino all’uso medio dei parlanti.
c)
Nei decreti legge del Parlamento il linguaggio è settoriale ed eccessivamentetecnico anche per i parlamentari
d)
Il linguaggio della politica si differenzia da quello dei romanzi e dei giornaliper il livello di formalità e oscurità.
3.
Nella frase «esso è tortuoso, contorto e sibillino» (righe 2-3), il termine «sibillino» può essere sostituito da
a)
criptico.
b)
tecnico.
c)
specialistico.
d)
inadeguato.
4.
Come si può sintetizzare il contenuto del secondo capoverso del brano: «È sempre un linguaggio ricattatorio, intimidatorio, è il linguaggio che tacitamente dice al prossimo: “Se non mi capisci, è perché sei un imbecille”! E ancora tacitamente aggiunge:“Io sono più forte di te, sono in una sfera superiore alla tua, fra me e te corrono distanze incommensurabili. Io ho in mano il tuo destino e la tua vita, io sono tutto e tu non sei nulla”!» (righe 13-17)?
a)
Chi ha più potere esercita sempre il linguaggio con prepotenza, violando i diritti dei cittadini
b)
Chi è al potere considera gli altri come inferiori e non si cura di comunicare genuinamente con loro.
c)
L’utilizzo di un linguaggio oscuro è strumentale all’esercizio di un potere distorto.
d)
Spesso i politici ricattano la gente facendo leva sul proprio potere politico emediatico.
5.
All' inizio del terzo capoverso, il connettivo «È vero che» (riga 18) quale significato ha rispetto al contesto?
a)
In effetti.
b)
Inoltre.
c)
Tuttavia.
d)
Anche.
6.
Nel periodo «Ma i giornali, i giornali dovrebbero essere chiari: la gente li compra e legge ogni giorno per sapere e capire cosa succede, e devono essere chiari» (righe22-24), quale funzione è svolta dal segno di punteggiatura dei due punti?
a)
Perciò.
b)
Nonostante tutto.
c)
Di conseguenza.
d)
Infatti.
7.
Nel periodo «E il linguaggio dei politici dovrebbe essere chiaro, accessibile a tutti,immediatamente intelligibile, limpido come uno specchio perché la gente vi si possa specchiare!» (righe 24-26), quale tipo di subordinata è «perché la gente vi si possa specchiare»?
a)
Finale.
b)
Causale.
c)
Strumentale.
d)
Condizionale.
8.
In che tipo di rapporto si trova l’affermazione «Fra le molte battaglie da combattere,una è certamente questa» (righe 27-28) rispetto a quanto scritto nel periodo successivo?
a)
Cataforico.
b)
Anaforico.
c)
Consequenziale.
d)
Oppositivo
9.
Quale funzione sintattica svolge l’aggettivo «migliore» nella frase «Io credo che la vita del nostro paese diventerebbe migliore» (riga 30)?
a)
Predicato nominale.
b)
Apposizione.
c)
Predicativo del soggetto
d)
Predicativo dell'oggetto
10.
Nel periodo «sembra che il prossimo non sia presente» (righe 34-35), la subordinata rappresentata è
a)
oggettiva.
b)
strumentale.
c)
relativa.
d)
soggettiva.
11.
Nel periodo «Disorientata, oppressa e stralunata, questa massa informe cadrà inerte» (righe 38-39), con quale termine può essere sostituito l’aggettivo «stralunata»?
a)
Stravolta.
b)
Strana.
c)
Umorale.
d)
Estraniata.
12.
Nell’affermazione «perdendo a poco a poco ogni facoltà di interrogare, di rispondere,di giudicare e di ricordare» (righe 39-40), quale espediente retorico è messo in atto?
a)
Iperbole.
b)
Eufemismo.
c)
Climax.
d)
Preterizione.
13.
Quale delle seguenti affermazioni non ti sembra conforme alle riflessioni esposte dall’autrice nella seconda metà del testo?
a)
È migliore quella civiltà in cui il rispetto degli altri passa anche attraverso l’onestà nel comunicare.
b)
In Italia c’è il serio pericolo di ritornare alla dittatura del linguaggio comeaccadde durante il fascismo, con la conseguenza di spegnere la coscienzacritica dei cittadini.
c)
Soltanto un governo illuminato può comprendere l’esigenza civile edemocratica di utilizzare un linguaggio comprensibile a tutti.
d)
L’identità collettiva è disorientata e incapace di comprendere le dinamiche politiche se non ha un leader di riferimento nel Parlamento.
14.
Il riso
Lirica di Corrado Govoni (1884-1965), poeta dallo straordinario eclettismo (attraversò diverseesperienze letterarie come il crepuscolarismo e il futurismo) e dalla generosa vena immaginativa,come testimonia questo componimento, in cui l’esperienza del riso è tradotta in dense immagini poetiche.
Grottesca maschera della pazzia,
riso, stecchito piccolo folletto
penna e ossa come il cuculo, belletto
dell’anima rugosa. Frenesia.
Giano bifronte. Ghigno d’agonia.
Inverecondo gnomo. Maledetto
Cerbero dalla bocca d’irto aspetto,
e Mefistofele dell’ironia1.

Antipodo del pianto, paradiso
dell’anima, ridicolo pagliaccio
ventriloquo, serpente sibilante.

Tirso2 sonoro della gioia, riso;
cachinno, orrendo idropico rospaccio
nello stagno del cuore singhiozzante.
C. Govoni, Poesie 1903-1959,Mondadori, Milano 1961)1. Giano … Cerbero … Mefistofele: rispettivamente divinità latina dotata di due facce; mostro mitologico a treteste posto a guardia dell’Ade; diavolo.2. Tirso: bastone portato dal dio romano Bacco e dalle baccanti.
a)
E' UNA POESIA
b)
E' UN BRANO DI PROSA
15.
Qual è lo schema metrico del componimento?
a)
sonetto 
b)
ballata 
c)
canzone 
d)
madrigale
16.
Qual è lo schema delle rime nelle quartine?
a)
A rima baciata.
b)
A rima alternata
c)
A rima incrociata.
d)
A rima incatenata.
17.
Quale procedimento sintattico prevale nel componimento?
a)
Nominalizzazione.
b)
Coordinazione per asindeto.
c)
Coordinazione per polisindeto
d)
Ipotassi.
18.
La moltiplicazione delle definizioni e delle immagini del riso sono finalizzate a
a)
conferire ai versi un andamento ritmico vivace, con movimenti ascendenti e discendenti.
b)
realizzare un interessante gioco linguistico dalle ascendenze barocche.
c)
cogliere la sostanza profonda del reale tramite associazioni.
d)
offrire al lettore una riflessione sulle caratteristiche del riso da una prospettiva intellettualistica
19.
Qual è il significato del termine «belletto» al v. 3?
a)
Trucco.
b)
Conforto.
c)
Sollievo.
d)
Sostegno
20.
Perché il riso è paragonato dal poeta a «Giano bifronte» (v. 5)?
a)
Perché la sua origine, irrazionale e sfuggente, è in qualche modo divina.
b)
Perché esso è ambiguo nella sua commistione di bonomia e malizia.
c)
Perché allude alla condizione del poeta, ispirato dai numi celesti.
d)
Perché il riso appartiene al lato meno visibile della nostra personalità, che emerge occasionalmente
21.
Quale fra le seguenti figure retoriche è presente nel verso «Cerbero dalla boccad’irto aspetto» (v. 7)?
a)
Paronomasia.
b)
Iperbole.
c)
Anastrofe.
d)
Similitudine.
22.
Quale tipo di relazione logica è realizzato dal sintagma «Cerbero dalla bocca» (v. 7)?
a)
Qualità.
b)
Limitazione.
c)
Modo.
d)
Mezzo.
23.
Che cosa significa il termine «Antipodo» (v. 9)?
a)
Consolazione.
b)
Antidoto 
c)
Nemico 
d)
Contrario
24.
Come si può definire lo stile di Govoni dalla lettura del componimento?
a)
Impreziosito da richiami mitologici e dall’accostamento di termini comuni con altri più letterari.
b)
Aperto alla sperimentazione ritmico-metrica e all’uso di termini inconsueti.
c)
Ricco di rime provocatorie sul piano fonico e di versi non consueti nella tradizione letteraria.
d)
Ricco di richiami interni e di parallelismi audaci tra le varie parti del componimento.
25.
Quale significato si può attribuire all’ultimo verso della poesia?
a)
È accentuata la contrapposizione tra il mondo animale (il rospaccio) e quello umano (il cuore).
b)
Il riso appartiene all’istintualità irrazionale che irrompe nella razionalità.
c)
Il riso è amaro perché si insinua nelle sofferenze umane
d)
Il rapporto tra riso e pianto viene ribaltato a favore di quest’ultimo, unicaespressione veramente umana.
26.
Italo Calvino Leggerezza Il saggio Leggerezza è la prima delle sei lezioni che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere all’Università di Harvard nell’anno accademico 1985-86: a causa della sua scomparsa, avvenuta nel settembre 1985, fu pubblicato postumo in Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, che lo comprende insieme ad altre quattro lezioni (l’ultima non fu completata). Il brano proposto è dedicato al personaggio di Guido Cavalcanti, su cui è incentrata la celebre novella VI, 9 del Decameron di Giovanni Boccaccio. Non potrei illustrare meglio questa idea1 che con una novella del Decameron (VI, 9) dove appare il poeta fiorentino Guido Cavalcanti. Boccaccio ci presenta Cavalcanti come un austero filosofo che passeggia meditando tra i sepolcri di marmo davanti a una chiesa. La jeunesse dorée2 fiorentina cavalcava per la città in brigate che passavano da una festa all’altra, sempre cercando occasioni d’ampliare il loro giro di scambievoli inviti. Cavalcanti non era popolare tra loro, perché, benché fosse ricco ed elegante, non accettava mai di far baldoria con loro e perché la sua misteriosa filosofia era sospettata d’empietà: Ora avvenne un giorno che, essendo Guido partito d’Orto San Michele e venutosene per lo Corso degli Adimari infino a San Giovanni, il quale spesse volte era suo cammino, essendo arche grandi di marmo, che oggi sono in Santa Reparata, e molte altre dintorno a San Giovanni, e egli essendo tralle colonne del porfido che vi sono e quelle arche e la porta di San Giovanni, che serrata era, messer Betto con sua brigata a caval venendo su per la piazza di Santa Reparata, vedendo Guido là tra quelle sepolture, dissero: “Andiamo a dargli briga”; e spronati i cavalli, a guisa d’uno assalto sollazzevole gli furono, quasi prima che egli se ne avvedesse, sopra e cominciarongli a dire: “Guido, tu rifiuti d’esser di nostra brigata; ma ecco, quando tu avrai trovato che Idio non sia, che avrai fatto?”. A’ quali Guido, da lor veggendosi chiuso, prestamente disse: “Signori, voi mi potete dire a casa vostra ciò che vi piace”; e posta la mano sopra una di quelle arche, che grandi erano, sì come colui che leggerissimo era, prese un salto e fusi gittato dall’altra parte, e sviluppatosi da loro se n’andò. Ciò che qui ci interessa non è tanto la battuta attribuita a Cavalcanti, (che si può interpretare considerando che il preteso “epicureismo” del poeta era in realtà averroismo3, per cui l’anima individuale fa parte dell’intelletto universale: le tombe sono casa vostra e non mia in quanto la morte corporea è vinta da chi s’innalza alla contemplazione universale attraverso la speculazione dell’intelletto). Ciò che ci colpisce è l’immagine visuale che Boccaccio evoca: Cavalcanti che si libera d’un salto “sì come colui che leggerissimo era”. Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite. I. Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, Garzanti, Milano 1988.  Non potrei … idea: l’autore si riferisce a un concetto espresso in precedenza: «la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca».2.  jeunesse dorée: letteralmente “giovinezza dorata”, ovvero la gioventù che apparteneva a un ceto elevato e privilegiato. 3.  il preteso “epicureismo” … averroismo: i seguaci del filosofo greco Epicuro (341-270 a.C.) credevano che l’anima fosse fatta di materia tanto quanto il corpo, mentre più tardi la filosofia dell’islamico Averroè (1116-98) riteneva che l’anima, dalla duplice natura, fosse suddivisa in una parte individuale non eterna, e in una parte divina, comune a tutti gli uomini.
a)
E' UN BRANO DI PROSA
è un’opera leggera. 
b)
E' UNA POESIA
27.
La tesi sostenuta dall’autore è che il Decameron
è un’opera leggera. 
a)
V
b)
F
28.
Il tono del brano è comico. 
a)
V
b)
F
29.
Il registro linguistico adottato dall’autore è medio
a)
V
b)
F
30.
                Il richiamo a Boccaccio costituisce una parodia
a)
V
b)
F
31.
Nel brano la posizione dell’autore con i suoi giudizi personali è 
a)
assente. 
b)
evidente ed esplicita fin dall’inizio
c)
espressa fra le righe. 
d)
evidente soltanto nel finale. 
32.
I luoghi che Boccaccio cita nel passo riportato da Calvino (rr. 8-14) sono 
a)
immaginari.    
b)
 reali.
c)
 fantastici
d)
 verosimili
33.
Che cosa intende l’autore per «brigate» (r. 4) in riferimento alla novella di Boccaccio? 
a)
  Bande di briganti. 
b)
Gruppi di giovani sbandati. 
c)
Associazioni criminali. 
d)
Gruppi di giovani di buona famiglia. 
34.
     «Andiamo a dargli briga» (r. 14) significa 
a)
  invitiamolo nella nostra brigata. 
b)
  andiamo a infastidirlo
c)
 andiamo a derubarlo. 
d)
fermiamolo.
35.
Che cosa intende l’autore per «austero filosofo» (r. 3)? 
a)
  Filosofo straniero
b)
Filosofo antico
c)
Filosofo dall’aspetto severo
d)
  Filosofo dall’aspetto non gradevole. 
36.
Che cosa significa «empietà» (r. 8)? 
a)
Squilibrio mentale
b)
  Follia. 
c)
  L’essere pietosi nei confronti di qualcuno. 
d)
Mancanza di rispetto per il sacro. 
37.
Che cos’è il «porfido» (r. 12)? 
a)
  Un porticato di una piazza o di una chiesa
b)
Un tipo di legname
c)
Un tipo di marmo. 
d)
Una roccia di origine vulcanica
38.
Spiega il significato dell’espressione «avrai trovato che Idio non sia» (r. 17). 
a)
  Avrai smentito l’inesistenza di Dio. 
b)
  Non avrai incontrato Dio. 
c)
  Avrai provato l’inesistenza di Dio. 
d)
Avrai incontrato Dio
39.
Qual è il significato di «prestamente» (r. 18) nel contesto del discorso? 
a)
  Con prontezza
b)
Con fretta
c)
Con astio. 
d)
Con fastidio
40.
Con quale termine sostituiresti «preteso» riferito a «epicureismo» (r. 22)? 
a)
Presunto. 
b)
Pretenzioso.
c)
  Fittizio
d)
Precedente
41.
Che cosa intende l’autore con «speculazione dell’intelletto» (rr. 25-26)? 
a)
  Operazione finanziaria fatta con intelligenza
b)
Risorse dell’intelligenza
c)
Attività profonda del pensiero. 
d)
  Spreco di intelligenza
42.
.  «sì come colui che leggerissimo era» (r. 20) presenta una proposizione 
a)
  finale. 
b)
comparativa. 
c)
  interrogativa indiretta. 
d)
  consecutiva