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igiene e filiera

Total questions: 37

Worksheet time: 19mins

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1.

Un materiale chimicamente inerte è un materiale che

a)

non cede sostanze tossiche.

b)

è di colore chiaro, per facilitare il controllo visivo.

c)

è facilmente smontabile.

d)

è facilmente lavabile.

2.

La pulizia è un'operazione che consiste

a)

nel ridurre dalle superfici la quantità di microrganismi.

b)

nell'eliminazione di mosche, scarafaggi, ratti e altri potenziali vettori di agenti patogeni.

c)

nella protezione di tutte le aperture verso l'esterno con appositi sistemi.

d)

nell'asportazione dalle superfici dello sporco formatosi da residui di provenienza diversa.

3.

La disinfezione è un'operazione che consiste

a)

nel ridurre dalle superfici la quantità di microrganismi.

b)

nell'eliminazione di mosche, scarafaggi, ratti e altri potenziali vettori di agenti patogeni.

c)

nella protezione di tutte le aperture verso l'esterno con appositi sistemi.

d)

nell'asportazione dalle superfici dello sporco formatosi da residui di provenienza diversa.

4.

La disinfestazione è un'operazione che consiste

a)

nel ridurre dalle superfici la quantità di microrganismi.

b)

nell'eliminazione di mosche, scarafaggi, ratti e altri potenziali vettori di agenti patogeni.

c)

nella protezione di tutte le aperture verso l'esterno con appositi sistemi.

d)

nell'asportazione dalle superfici dello sporco formatosi da residui di provenienza diversa.

5.

Il termine HACCP significa in italiano

a)

analisi delle criticità e dei rischi collegati ai pericoli

b)

analisi dei punti di controllo e dei rischi connessi

c)

analisi dei pericoli e dei punti di controllo critico

d)

analisi della gravità e dei punti di controllo relativi ai rischi

6.

Il sistema HACCP è stato ideato

a)

nel 1950 dall'Organizzazione delle Nazioni Unite

b)

nel 1960 dalla NASA

c)

nel 1970 dal WWF

d)

nel 2006 dall'Unione europea

7.

Il sistema HACCP è un sistema di autocontrollo.

a)

Vero

b)

Falso

8.

La gravità di un pericolo consiste

a)

nella probabilità che il danno si verifichi.

b)

nell'entità del danno.

c)

nel numero di controlli connessi al pericolo.

d)

nel numero di azioni correttive connesse al pericolo.

9.

Il rischio di un pericolo consiste

a)

nella probabilità che il danno si verifichi.

b)

nell'entità del danno.

c)

nel numero di controlli connessi al pericolo.

d)

nel numero di azioni correttive connesse al pericolo.

10.

Il primo principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

b)

l'individuazione dei punti critici di controllo CCP.

c)

la determinazione dei limiti di rischio per ogni punto critico di controllo CCP.

d)

l'individuazione di procedure per il monitoraggio dei punti critici di controllo CCP.

11.

Il secondo principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

b)

l'individuazione dei punti critici di controllo CCP.

c)

la determinazione dei limiti di rischio per ogni punto critico di controllo CCP.

d)

l'individuazione di procedure per il monitoraggio dei punti critici di controllo CCP.

12.

Il terzo principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

b)

l'individuazione dei punti critici di controllo CCP.

c)

la determinazione dei limiti di rischio per ogni punto critico di controllo CCP.

d)

l'individuazione di procedure per il monitoraggio dei punti critici di controllo CCP.

13.

Il quarto principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

b)

l'individuazione dei punti critici di controllo CCP.

c)

la determinazione dei limiti di rischio per ogni punto critico di controllo CCP.

d)

l'individuazione di procedure per il monitoraggio dei punti critici di controllo CCP.

14.

Il quinto principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

la definizione delle azioni correttive, quando il monitoraggio indica uno scostamento dai limiti di rischio prefissati.

b)

la definizione delle procedure di verifica della correttezza dell'intero sistema, anche nel lungo termine.

c)

la realizzazione di un sistema di documentazione relativo alle operazioni coinvolte nel sistema HACCP.

d)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

15.

Il sesto principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

la definizione delle azioni correttive, quando il monitoraggio indica uno scostamento dai limiti di rischio prefissati.

b)

la definizione delle procedure di verifica della correttezza dell'intero sistema, anche nel lungo termine.

c)

la realizzazione di un sistema di documentazione relativo alle operazioni coinvolte nel sistema HACCP.

d)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

16.

Il settimo principio per lo sviluppo di un piano HACCP è

a)

la definizione delle azioni correttive, quando il monitoraggio indica uno scostamento dai limiti di rischio prefissati.

b)

la definizione delle procedure di verifica della correttezza dell'intero sistema, anche nel lungo termine.

c)

la realizzazione di un sistema di documentazione relativo alle operazioni coinvolte nel sistema HACCP.

d)

l'identificazione dei pericoli, con valutazione della gravità e del rischio.

17.

La filiera agroalimentare

a)

è costituita dall'insieme dei passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

b)

consiste nel tenere traccia di tutti i passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

c)

è la capacità di ricostruire la storia di tutto il processo produttivo di un alimento e di conoscere l'identità di tutte le aziende che hanno contribuito alla sua formazione.

d)

è un processo produttivo e di sviluppo tale da assicurare un ragionevole benessere alla collettività, garantendo una severa tutela dell'ambiente e una rigorosa gestione delle sue risorse.

18.

La tracciabilità di un alimento

a)

è costituita dall'insieme dei passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

b)

consiste nel tenere traccia di tutti i passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

c)

è la capacità di ricostruire la storia di tutto il processo produttivo di un alimento e di conoscere l'identità di tutte le aziende che hanno contribuito alla sua formazione.

d)

è un processo produttivo e di sviluppo tale da assicurare un ragionevole benessere alla collettività, garantendo una severa tutela dell'ambiente e una rigorosa gestione delle sue risorse.

19.

La rintracciabilità di un alimento

a)

è costituita dall'insieme dei passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

b)

consiste nel tenere traccia di tutti i passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

c)

è la capacità di ricostruire la storia di tutto il processo produttivo di un alimento e di conoscere l'identità di tutte le aziende che hanno contribuito alla sua formazione.

d)

è un processo produttivo e di sviluppo tale da assicurare un ragionevole benessere alla collettività, garantendo una severa tutela dell'ambiente e una rigorosa gestione delle sue risorse.

20.

Lo sviluppo sostenibile

a)

è costituita dall'insieme dei passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

b)

consiste nel tenere traccia di tutti i passaggi e delle trasformazioni che subisce l'alimento durante tutto il processo produttivo.

c)

è la capacità di ricostruire la storia di tutto il processo produttivo di un alimento e di conoscere l'identità di tutte le aziende che hanno contribuito alla sua formazione.

d)

è un processo produttivo e di sviluppo tale da assicurare un ragionevole benessere alla collettività, garantendo una severa tutela dell'ambiente e una rigorosa gestione delle sue risorse.

21.

La qualità nutrizionale

a)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

b)

dipende dall'eventuale contaminazione chimica dell'alimento.

c)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

d)

dipende dalle qualità percepibili dagli organi di senso.

22.

La qualità chimica

a)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

b)

dipende dall'eventuale contaminazione chimica dell'alimento.

c)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

d)

dipende dalle qualità percepibili dagli organi di senso.

23.

La qualità microbiologica

a)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

b)

dipende dall'eventuale contaminazione chimica dell'alimento.

c)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

d)

dipende dalle qualità percepibili dagli organi di senso.

24.

La qualità organolettica

a)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

b)

dipende dall'eventuale contaminazione chimica dell'alimento.

c)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

d)

dipende dalle qualità percepibili dagli organi di senso.

25.

La qualità tecnologica e commerciale

a)

dipende dalla shelf life, dalla calibratura, dal rapporto qualità prezzo.

b)

dipende dalla corrispondenza del prodotto alle normative vigenti.

c)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

d)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

26.

La qualità legale

a)

dipende dalla shelf life, dalla calibratura, dal rapporto qualità prezzo.

b)

dipende dalla corrispondenza del prodotto alle normative vigenti.

c)

dipende dalla qualità e quantità dei principi nutritivi presenti nell'alimento.

d)

dipende dall'eventuale presenza di agenti patogeni nell'alimento.

27.

Che cosa significa la sigla UNI ?

a)

Ente nazionale italiano di unificazione.

b)

Comitato europeo di normazione.

c)

Organizzazione internazionale per la normazione.

d)

Fondo mondiale per la natura.

28.

Che cosa significa la sigla CEN ?

a)

Ente nazionale italiano di unificazione.

b)

Comitato europeo di normazione.

c)

Organizzazione internazionale per la normazione.

d)

Fondo mondiale per la natura.

29.

Che cosa significa la sigla ISO ?

a)

Ente nazionale italiano di unificazione.

b)

Comitato europeo di normazione.

c)

Organizzazione internazionale per la normazione.

d)

Fondo mondiale per la natura.

30.

Il marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta) si applica

a)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali tutto il processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

b)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

c)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali il processo produttivo può avvenire in qualsiasi paese dell'Unione europea.

d)

per prodotti inclusi in un apposito elenco, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo con la collaborazione delle Regioni.

31.

Il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) si applica

a)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali tutto il processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

b)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

c)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali il processo produttivo può avvenire in qualsiasi paese dell'Unione europea.

d)

per prodotti inclusi in un apposito elenco, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo con la collaborazione delle Regioni.

32.

Il marchio STG (Specialità Tradizionale Garantita) si applica

a)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali tutto il processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

b)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

c)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali il processo produttivo può avvenire in qualsiasi paese dell'Unione europea.

d)

per prodotti inclusi in un apposito elenco, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo con la collaborazione delle Regioni.

33.

Il marchio PAT (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) si applica

a)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali tutto il processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

b)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali almeno una fase del processo produttivo deve avvenire in un'area geografica delimitata.

c)

per prodotti realizzati con determinati ingredienti, determinate metodiche e per i quali il processo produttivo può avvenire in qualsiasi paese dell'Unione europea.

d)

per prodotti inclusi in un apposito elenco, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e del Turismo con la collaborazione delle Regioni.

34.

La vendita di un olio irrancidito è un esempio di frode alimentare che si chiama

a)

alterazione.

b)

adulterazione.

c)

sofisticazione.

d)

contraffazione.

35.

La vendita di un latte come intero mentre è stato parzialmente scremato o scremato è un esempio di frode alimentare che si chiama

a)

alterazione.

b)

adulterazione.

c)

sofisticazione.

d)

contraffazione.

36.

L'utilizzo dell'acqua ossigenata su del pesce per farlo sembrare fresco è un esempio di frode alimentare che si chiama

a)

alterazione.

b)

adulterazione.

c)

sofisticazione.

d)

contraffazione.

37.

La vendita di un olio di semi dichiarando invece che si tratta di un olio extravergine di oliva è un esempio di frode alimentare che si chiama

a)

alterazione.

b)

adulterazione.

c)

sofisticazione.

d)

contraffazione.