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The Challenge of Cultural Relativism

Total questions: 12

Worksheet time: 8mins

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1.

Nell'osservare culture diverse si può constatare che...

a)

si danno sempre codici morali condivisi

b)

talvolta si danno codici morali diversi

c)

si danno sempre e necessariamente codici morali diversi

2.

Il relativismo culturale è la concezione secondo cui...

a)

Tra culture diverse si danno codici morali diversi.

b)

Il codice di una determinata cultura è superiore ai codici di altre culture.

c)

Tra culture diverse si danno codici morali diversi e non c'è un criterio morale indipendente dalle culture.

d)

Il codice morale della nostra cultura è l'unico ingrado di valutare gli insiemi di precetti morali delle altre culture.

3.

Perché l'argomento delle differenze culturali non è un buon argomento per sostenere la tesi del relativismo culturale?

a)

Perchè la tesi del relativismo culturale ha una solida base intuitiva, dunque non necessita di venir dimostrata.

b)

Perchè la base fattuale a sostegno della tesi non è sufficientemente ampia: ci vogliono più dati.

c)

Perchè si danno verità morali transculturali, dunque la conclusione è falsa.

d)

Perché deriva una conclusione sulla realtà morale a partire dalle credenze/opinioni degli individui.

4.

Con quale strategia argomentativa l'autore l'implausibilità del relativismo culturale?

a)

Mostrando degli esempi di verità morali universali, indipendenti dalle culture: c'è molto più accordo morale di quanto si creda.

b)

L'autore non mostra l'implausibilità del relativismo culturale: lo problematizza, ma lascia aperta la questione sulla sua verità.

c)

Con un'argomentazione per assurdo: ne assume la validità e ne deriva conseguenze assurde; dunque ne rigetta la validità.

d)

Con un'analogia rispetto all'impresa scientifica: come nella scienza si avanza una pretesa di verità per gli asserti scientifici, così è anche in morale per i giudici etici.

5.

Se l'argomento delle differenze culturali non è un argomento valido allora segue che il relativismo culturale è falso.

a)

Falso

b)

Vero

6.

Le differenze dei codici morali delle diverse culture sono esclusivamente differenze nei valori?

a)

Sì, i codici morali sono fondati unicamente sui valori: giudizi di fatto sul mondo, storia e condizioni ambientali non hanno rilievo nella dimensione morale.

b)

Quasi sempre sì: codici morali diversi rimandano per lo più a valori diversi. Prevalentemente le culture non si trovano d'accordo sui valori.

c)

No, i codici morali sono fondati su molteplici aspetti diversi: giudizi di fatto sul mondo, storia e condizioni ambientali hanno rilievo nella dimensione morale.

7.

Nell'esempio del divieto morale per gli indù di uccidere le vacche, su che cosa potrebbe fondarsi il precetto?

a)

Sul valore in sé dell'animale: la vacca è animale sacro, dunque di valore.

b)

Sulla credenza intorno alla reincarnazione delle anime, che è un giudizio di fatto sul rapporto tra fatti naturali e soprannaturali.

c)

Sulle difficili condizioni dell'ambiente che dunque tutela gli animali produttori di latte.

d)

Su un imperativo divino.

8.

Come si potrebbe conciliare la divergenza riguardo al precetto morale sugli infanticidi, tra noi e la cultura degli eschimesi?

a)

Convincendo gli eschimesi, attraverso un discorso razionale, che la loro norma è ingiusta.

b)

Mutando le condizioni ambientali, tecnologiche e di sopravvivenza del contesto di vita degli eschimesi.

c)

Non è possibile conciliare la differenza: si fonda su valori morali incommensurabili.

d)

Come farebbe Protagora: persuadendo gli eschimesi dell'inutilità dell'infanticidio, quindi agendo con la retorica sulle loro opinioni, per far loro credere ciò che è più utile alla loro comunità.

9.

Secondo l'autore ci sono valori universalmente condivisi da tutte le società. Con quale tipo di argomento individua alcuni di questi?

a)

Con un argomento statistico: cita due valori tutelati dalla morale - il divieto di uccidere e la proibizione di mentire - ed elenca il grande numero di società in cui sono rispettati.

b)

Con una sorta di esperimento mentale simile alla procedura per assurdo: si immagina una società priva di quel valore, si osservano le conseguenze e si conclude della necessità del valore.

c)

Con un'analogia presa dalla linguistica: così come è sempre possibile tradurre una lingua in un'altra per via di significati comuni, è possibile individuare valori comuni tra più culture.

d)

L'autore non ritiene ci siano valori condivisi. La differenza culturale impedisce la condivisione di valori morali.

10.

Il relativismo culturale è spesso presentato come una concezione morale avanzata e adatta all'attuale mondo globalizzato, dove si moltiplicano i rapporti tra culture diverse. Secondo te è più facile essere un relativista culturale nel mondo attulae globalizzato o in un mondo dove le diverse culture hanno meno relazioni?

a)

È più facile essere relativisti nel mondo globalizzato contemporaneo.

b)

È più facile essere relativisti in un mondo dove le culture hanno meno rapporti tra loro.

c)

Non ci sono differenze, la situazione è all'incirca simile.

11.

L'autore avanza una proposta per un criterio di valutazione morale universale degli atti e delle pratiche, indipendendente dalle specifiche culture e valido per ogni società. Qual è?

a)

Il vantaggio per classe dominante in quella specifica società dato dall'atto o dalla pratica.

b)

Il benessere e la felicità delle persone coinvolte nella pratica o soggette all'atto.

c)

La conformità dell'atto o della pratica ad un criterio religioso universale.

d)

L'utilità, il vantaggio, la felicità per il maggior numero di persone che quella pratica o atto possono produrre.

12.

Secondo le considerazioni conclusive dell'autore, il relativismo è

a)

Una teoria implausibile, che tuttavia ci insegna a guardare criticamente i nostri codici etici spesso irragionevolmente pretesi universali, a non confondere ciò che crediamo vero con ciò che è vero.

b)

Una teoria plausibile che ci insegna che non è mai legittimo criticare i codici morali delle altre culture, ci offre una lezione di tolleranza e ci invita all'ascolto dell'altro, del diverso.

c)

Una teoria coerente che mostra come ogni credenza morale sia giusticabile solamente attrraverso standard intraculturali.

d)

Una teoria implausibile, che ignora il primato della razionalità occidentale, e la abbassa al livello delle altre culture che non hanno conosciuto lo sviluppo filosofico e scientifico.