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La diffusione della cioccolata in Europa

La diffusione della cioccolata in Europa

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6th - 8th Grade

Hard

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Giuseppe Argentieri

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La diffusione della cioccolata in Europa

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Cristoforo Colombo

  • Nel tentativo di trovare finalmente una via per le Indie, ai primi di aprile del 1502 Cristoforo Colombo riprese il mare per il suo quarto e ultimo viaggio nel Nuovo Mondo. 

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  • Quando tre mesi dopo approdò sull’isola di Guanaja, al largo dell’Honduras, l’esploratore ricevette in dono dagli indigeni alcune fave di cacao.

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  • Pur senza attribuire alcuna importanza a quegli strani frutti, li portò con sé al suo ritorno in Spagna, per mostrarli ai Re Cattolici; fu così il primo a introdurre il prezioso alimento nel Vecchio Continente.

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  • Nella cultura delle popolazioni mesoamericane il cacao era carico di significati spirituali e religiosi e l’omonimo albero era sacro.

  • Gli aztechi pensavano infatti che i suoi frutti fossero un dono offerto all’uomo da Quetzalcoatl, dio della sapienza, per dispensare loro saggezza e alleviarne la fatica.

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Da Tenochtitlán a Madrid

  • I semi di cacao venivano utilizzati come moneta nella società azteca, tale era l’importanza che si attribuiva loro.

  • Il lombardo Pietro Martire d’Anghiera affermava in proposito: «Non usano monete di metallo, ma le nocciole di alcuni alberi, simili a mandorle».

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  • All’inizio, i conquistadores non sembrarono apprezzare particolarmente la cioccolata, poiché, secondo il cronista spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo, le labbra parevano come macchiate di sangue dopo averla assaggiata.

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  • Dopo aver macinato i semi di cacao, gli aztechi vi aggiungevano spezie e farina gialla. Sulla polvere così ottenuta versavano poi dell’acqua fredda e mescolavano per creare la schiuma.

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  • In ogni caso, intorno alla metà del XVI secolo il consumo della “bevanda degli dei”, come la definì il feroce conquistatore Hernán Cortés, si sarebbe diffuso alla corte di Spagna.

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  • Forse fu proprio Cortés nel 1528 a rivelare al re Carlo V i segreti della sua preparazione, che aveva potuto osservare presso il re azteco Montezuma II.

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Il trionfo della cioccolata

  • Furono i monaci spagnoli, esperti nella composizione di miscele e infusi, a sostituire il peperoncino tipico della “bevanda degli dei”, con vaniglia, cannella, anice e zucchero, ottenendo così una bevanda dolce, più adatta ai gusti degli Europei.

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  • Ma lo stesso Carlo V soleva mescolare il cacao con lo zucchero di canna importato a caro prezzo dall’Oriente, creando una bevanda straordinariamente costosa che alla corte spagnola divenne una mania.

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  • Sempre nei monasteri fu perfezionato il processo di lavorazione dei semi di cacao provenienti dal Messico e i frati spagnoli conquistarono di fatto un monopolio di vendita. Per la maggior parte del XVI secolo, la cioccolata e gli effetti stimolanti della sua caffeina rimasero un segreto iberico gelosamente custodito.

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Versailles

  • La moda della cioccolata dilagò rapidamente in Europa, benché il cacao fosse riservato a pochi.

  • A esportare in Francia l’abitudine di sorseggiare la divina bevanda fu la principessa spagnola Anna d’Austria, figlia di Filippo III, che nel 1615 andò in sposa al re di Francia Luigi XIII.

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  • Tuttavia, la cioccolata divenne enormemente popolare tra le classi superiori quando un’altra principessa, Maria Teresa di Spagna, che ne era ghiotta consumatrice, convolò a nozze con Luigi XIV nel 1660.

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Maestri cioccolatieri

  • Un ulteriore salto di qualità si ebbe alla fine del XVIII secolo, quando fu ideato il sistema per rendere solido questo alimento fino ad allora conosciuto esclusivamente sotto forma di bevanda calda.

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  • Secondo la tradizione dei primi cioccolatieri spagnoli le fave di cacao venivano macinate su un piano inclinato riscaldato, generalmente in pietra, chiamato metate, con uno speciale mattarello anch’esso in pietra, così come facevano gli antichi popoli mesoamericani.

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  • Se ne otteneva in tal modo una massa liquida, fluida e densa, chiamata liquore o pasta di cacao. L’erudito spagnolo Marcos Antonio de Orellana scriveva in proposito: «Oh, divina cioccolata / ti macinano in ginocchio / con le mani ti battono pregando / e ti bevono con gli occhi al cielo!».

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