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Michel de Montaigne

Michel de Montaigne

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Philosophy

9th - 12th Grade

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7 Slides • 4 Questions

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Michel Eyquem de Montaigne

La visione scettica della condizione umana

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Michel Eyquem de Montaigne

Michel Eyquem nasce nel 1533 nel castello di famiglia, a Montaigne,

vicino Bordeaux. Riceve un’educazione umanistica, sostanziata da
una profonda conoscenza degli autori classici, prima sotto la guida di
un precettore, poi al Collège de Guyenne.

Dopo essersi dedicato anche allo studio del diritto, partecipa

attivamente alla vita politica, come consigliere del Parlamento di
Bordeaux. A partire dal 1571, in una Francia sconvolta dalle guerre
di religione, si ritira nel suo castello per dedicarsi alla stesura
dell’opera di tutta una vita, i Saggi, pubblicati in una prima edizione in
due libri nel 1580.

Dopo un breve ritorno alla vita pubblica come sindaco di Bordeaux

(1581-1585), negli anni successivi continua a rivedere e ampliare
questo scritto, fino all’edizione in tre libri del 1588. La morte, nel
1592, lo coglie nella sua casa ancora impegnato nella revisione
dell’opera.

Una nuova edizione dei Saggi sarà fatta stampare a Lione nel 1595

da Marie de Gournay, una sua giovane ammiratrice.

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Gli Essais come meditazione interiore

Questo, lettore, è un libro sincero. Ti avverte fin dall’inizio che non mi

sono proposto, con esso, alcun fine, se non domestico e privato. Non

ho tenuto in alcuna considerazione né il tuo vantaggio né la mia

gloria. […] Se lo avessi scritto per procacciarmi il favore della gente,

mi sarei adornato meglio e mi presenterei con atteggiamento

studiato. Voglio che mi si veda qui nel mio modo d’essere, semplice,
naturale e consueto, senza affettazione né artificio: perché è me
stesso che dipingo. Si leggeranno qui i miei difetti presi sul vivo e la
mia immagine naturale, per quanto me l’ha permesso il rispetto
pubblico. Che se mi fossi trovato tra quei popoli che si dice vivano

ancora nella dolce libertà delle primitive leggi della natura, ti

assicuro che ben volentieri mi sarei qui dipinto per intero, e tutto

nudo. Così, lettore, sono io stesso la materia del mio libro.

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I temi dei Saggi

Montaigne, come tiene a precisare nelle prime righe dei suoi

Saggi, intende porre come oggetto privilegiato del suo studio
se stesso, la sua esperienza, i suoi desideri, le sue virtù e vizi.
L’intento, però, non è la semplice descrizione di sé, ma la
ricerca e la riflessione.

La meditazione interiore condotta da Montaigne non

svolge la funzione religiosa che aveva Agostino, ma ha un
carattere più laico e in questo il suo punto di riferimento può
essere visto in Socrate: colui che è riuscito a dominare se
stesso.

Nelle tante riflessioni di Montaigne, diverse e all’apparenza

anche disorganiche, hanno un forte rilievo scettico, ma
denotano anche una visione ontologica qualitativa fondata sulla
differenza: il mondo che ci circonda è dominato dalla
molteplicità tanto che è molto difficile individuare quale sia il
nucleo della nostra vita e conoscenza.

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I limiti costitutivi della natura umana

L’uomo non è una creatura privilegiata all’interno del mondo naturale, anzi

ha dei limiti tali da impedirgli di conseguire una volta per tutte la verità e
anche la felicità: Io temo che la nostra conoscenza sia debole in ogni senso; noi
non vediamo né molto lontano né molto indietro.

Prigioniero del suo limitato orizzonte conoscitivo, l’uomo non può arrivare,

né attraverso i sensi né attraverso la ragione, a conoscere la divinità o i
meccanismi e i destini del mondo naturale. Ma non basta: perché nessuno
può possedere mai, in maniera definitiva, neppure se stesso: Il mio io di
adesso e il mio io di fra poco, siamo certo due; ma quale sia migliore non posso
davvero dirlo. Sarebbe bello esser vecchi se non procedessimo che verso il
miglioramento. È un andamento da ubriaco, titubante, preso dalle vertigini, informe
o di giunchi che il vento fa muovere a caso, a suo piacere.

Eppure, per Montaigne, questa consapevolezza, se riconosciuta e accettata

per se stessa, da limite ontologico può diventare addirittura norma di vita.
Se non riusciamo a possedere il nostro io, possiamo però descriverlo,
cogliendo momento per momento il cambiamento e la varietà che questo io
sperimenta, sondandolo «fin nell’interno», spiandolo «più da vicino»,
ricercandolo «fin nelle viscere», per «penetrare le profondità opache delle
sue pieghe interne»

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Lo scetticismo di Montaigne

Alla critica dell’arroganza della ragione segue un attacco alla prospettiva

dell’antropocentrismo. Recuperando motivi propri della tradizione scettica,
Montaigne denuncia così la vanità della pretesa umana di dominare gli altri
esseri naturali, mettendo in discussione lo stesso presupposto di una differenza
ontologica fra uomini e animali. È poi attraverso un uso sapiente delle fonti
stoiche ed epicuree che egli presenta il suo ideale di misura e di saggezza: la
saggezza consiste, da un lato, nell’imparare ad accettare gli eventi negativi e la
stessa infelicità come segno del carattere contingente dell’esperienza umana;
dall’altro, nel cercare di vivere in armonia con la natura, accettando – come
fanno gli uomini più semplici e gli stessi animali – di prenderla per guida.

L’atteggiamento di fondo di Montaigne emerge anche nella sua riflessione

morale: se i caratteri universali del mondo naturale sono destinati a sfuggirci,
questo sarà ancora più vero per quanto riguarda i valori supremi del bene e
del male.

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Il relativismo di Montaigne

Alla convinzione che Dio abbia iscritto leggi eterne nella natura stessa dell’uomo,

Montaigne oppone la considerazione della varietà del mondo umano. Popoli diversi
obbediscono, infatti, a precetti morali diversi, a seconda della loro storia, delle loro
condizioni e mentalità. Pertanto critica l’abitudine a giudicare come barbarie tutto
ciò che si discosta dal nostro costume. Lo dimostra in maniera esemplare il saggio
Dei cannibali, dove il paragone certo inconsueto fra la pratica dell’antropofagia e gli
orrori delle guerre civili appare funzionale a rovesciare sugli stessi europei l’accusa
di barbarie.

Sul piano teorico, dunque, Montaigne critica con lucidità gli automatismi che ci

portano a giudicare i nostri simili in base ai criteri dell’abitudine, del conformismo,
del pregiudizio. Sul piano pratico, tuttavia, egli è consapevole del carattere
complicato e instabile delle società, che si fonda necessariamente sulla forza dei
costumi ereditati e di una prassi giuridica collaudata.

A suo parere, allora, il saggio si adeguerà esteriormente agli usi e ai valori della sua

comunità, senza pretendere di giudicarli, pur conoscendone il valore limitato,
particolare, relativo. Solo all’interno di sé, nella sua libera coscienza, egli saprà
trovare il suo equilibrio e la sua autonomia di fronte all’agitarsi delle passioni, in
quella dialettica fra rispetto per l’ordine costituito e tutela della propria interiorità.

8

Multiple Choice

Question image

Montaigne è il più illustre rappresentante della rinascita dell'interesse per

1

la filosofia platonica.

2

la filosofia aristotelica.

3

lo scetticismo antico.

4

la sofistica.

9

Multiple Choice

Question image

Montaigne critica ogni forma di dogmatismo.

1

Vero

2

Falso

10

Multiple Choice

Montaigne sostiene fortemente  

1

il relativismo culturale.

2

l'antropocentrismo rinascimentale.

3

l'etnocentrismo.

4

la superiorità della civiltà europea.

11

Multiple Choice

Qual è l'oggetto privilegiato degli scritti di Montaigne?

1

La Storia

2

Le tradizioni

3

Se stesso

4

La politica

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Michel Eyquem de Montaigne

La visione scettica della condizione umana

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