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WorksheetsCOMPRENSIONE DEL TESTO
Total questions: 20
Worksheet time: 3hrs 33mins
Leggere attentamente il brano seguente e rispondere alla domanda di seguito riportata.
I bambini che frequentano le elementari non si chiedono perché la loro morale si basa soprattutto sull'obbedienza alla volontà dei genitori. I ragazzini che frequentano le medie sono più interessati ai rapporti con i coetanei che con gli insegnanti. La loro identità si costruisce prevalentemente sull'appartenenza al gruppo di cui condividono le regole e i modelli di comportamento. L'io sociale, a quel livello d'età, prevale sull'io individuale. Essere approvati dal gruppo, sentirsi in sintonia con i suoi ideali, condividere le sue regole, costituisce una risorsa fondamentale per l'accettazione e la valorizzazione di sé. Nella scuola media inferiore, poi, il gruppo-classe svolge una funzione importante nel fluidificare i rapporti tra insegnanti e alunni, temperando la contrapposizione frontale tra le parti. Nelle scuole superiori invece i ragazzi, ormai entrati nella piena adolescenza, si confrontano con motivazioni autonome rispetto all'attesa degli adulti. La domanda perché mai dovrei stare seduto per mezza giornata nel banco diventa molto più perentoria. Spesso non scorgono alcun nesso tra il sapere e il saper fare e tutto risulta inutile e tedioso. Tanto più che le aspettative della scuola tendono a rimanere le stesse, come se il procedere dell'età non richiedesse un diverso contratto scolastico. È vero che la scuola non può limitarsi all'insegnamento, alla trasmissione di procedure e di contenuti di sapere, ma deve anche sapere educare. Tuttavia, l'educazione è molto difficile in una società che non ha più valori incontestabili da proporre, granitiche certezze da trasmettere, concezioni della vita condivise da tutti. La riforma prevede di organizzare l'educazione intorno alla formazione del cittadino, dei diritti e doveri che ne conseguono, ma si tratta sinora più di un progetto che di una realtà.
Che cosa pensa l'autore del brano 404 a proposito della riforma che orienta l'educazione sulla formazione del cittadino e sui diritti e doveri che ne conseguono?
Che sia già in atto
Che sia un'utopia
Che ha buone opportunità per diventare realtà
Che al momento sia più un progetto che una realtà
Leggere il brano e rispondere ad ogni quesito collegato solo in base alle informazioni contenute.
Le varie teorie sulla didattica, a partire dagli anni Settanta, hanno centrato la propria attenzione su questioni come la scuola, l'istruzione, l'insegnamento-apprendimento, il curriculum, ecc. Intorno a queste aree si sono sviluppati differenti modelli che hanno suggerito chiavi interpretative e proposte operative per sviluppare teorie adeguate. Ogni modello, a sua volta, fa ovviamente riferimento a un approccio teorico collocato sempre all'interno di un paradigma che ha a che fare con la dimensione metateorica (ma non necessariamente filosofica) della riflessione sulle pratiche didattiche. Così, ad esempio, tra i modelli teorici che hanno ispirato più o meno direttamente teorie didattiche, si riconoscono modelli di tradizione filosofica ispirati all'idealismo, al pragmatismo, al marxismo e alla teoria critica, alla fenomenologia, all'ermeneutica, alla teoria dei sistemi, alla filosofia analitica. Oppure modelli di derivazione psicologica ispirati al comportamentismo o al cognitivismo; o d'ispirazione socio-antropologica, ispirati al funzionalismo o allo strutturalismo; o ancora, modelli legati alle scienze della comunicazione e all'interpretazione letteraria, come i modelli semiotici, narratologici, argomentativi (legati alla nuova retorica).
Come si vede, le pratiche didattiche sono di fatto fondate su modelli teorici che, a loro volta, si collocano in orizzonti teoretici precisi (il più delle volte interrelati fra loro). Dunque, dietro a ogni strumento operativo, anche al più formalizzato, si riconosce un percorso di elaborazione teorica che affonda le proprie radici in una solida tradizione teorico-culturale, non sempre adeguatamente compresa dagli utilizzatori di tali strumenti, troppo spesso alla ricerca soltanto di soluzioni semplici e veloci.
Ma l'alto numero di modelli teorici e la loro profonda differenziazione interna ci dicono anche che, benché siano molti gli approcci disciplinari che enfatizzano aspetti particolari del processo didattico (modelli filosofici, psicologici, sociologici, tecnologici), nessuno di essi può esaurire l'intero campo disciplinare della didattica. Ciò è particolarmente importante soprattutto in riferimento a quegli approcci psicologici che forniscono una teoria dell'istruzione e pretendono di sostituirsi a un impianto più propriamente didattico. Non sono una didattica in sé: per diventarlo devono compiere una sorta di processo di pedagogizzazione, il quale traduce le interpretazioni parziali e limitanti dei processi cognitivi in teorie didattiche legate alla complessità degli eventi, non tutti riducibili al cognitivo, che caratterizzano l'esperienza dell'insegnamento-apprendimento.
L'autore del brano I utilizza un linguaggio:
Colloquiale
Burocratico
Specialistico
Letterario
Oggi si pone con crescente urgenza la necessità di riflettere sulla specificità della ricerca educativa al di là degli ambiti ristretti e limitanti della pedagogia sperimentale, nei quali sinora è stata quasi esclusivamente relegata. La ricerca educativa è un'attività sociale (non solo accademica) finalizzata a produrre sapere e aumentare la conoscenza dei fenomeni educativi che è strettamente connessa con la pratica educativa (senza coincidere con essa), molto vicina a quella di altre scienze sociali, ma non assimilabile a esse. Inoltre richiede una riflessione teorica. Gilbert De Landsheere (1970), uno dei padri dello sperimentalismo pedagogico, ha chiaramente affermato che la ricerca empirica 'senza una filosofia diventa tecnicismo amorfo'. Ma la ricerca non si dissolve in teoria. Pensare alla ricerca in educazione come attività sociale significa ammettere l'esistenza di una specificità della ricerca educativa che la definisce come qualcosa di più e di diverso da una semplice sezione tematica della ricerca sociale, da cui comunque desume i propri metodi e le proprie procedure ricognitive. Questa peculiarità si può riconoscere nella tensione verso il cambiamento. Pur senza voler offrire ciò che non potrebbe e cioè esiti certi, applicabili e operazionalizzabili in procedure 'scientificamente fondate', tuttavia la tendenza verso l'intervento, l'innovazione, l'attribuzione di valore d'uso ai propri risultati è, o dovrebbe essere, connaturata alla specificità della ricerca pedagogica, che non è mai solo descrittiva, ma nemmeno smaccatamente normativa.
Di più. I metodi di ricognizione ed esplorazione dei processi e dell'esperienza educativa rappresentano non solo una modalità euristica a livello scientifico sull'educazione, dotata di un rigore procedurale e di una specificità metodologica di cui si vedrà in seguito ma, su un piano differente, la ricerca è anche una modalità di formazione e aggiornamento di insegnanti ed educatori, una tecnologia di lavoro didattico che trova consonanze nell'attivismo, uno stile di insegnamento-apprendimento centrato sulla scoperta e l'esplorazione piuttosto che sulla trasmissione di contenuti.
Secondo il brano, fare ricerca per educatori e insegnanti è un modo per:
acquisire uno stile di apprendimento basato sui contenuti
acquisire nuove conoscenze e formarsi
aumentare il proprio carico di lavoro
acquisire uno stile di apprendimento basato sul rigore procedurale
Individuare l'accoppiamento anomalo:
Innato - congenito
Poltrone - fannullone
Tronfio - borioso
Audace - pavido
Efficace la frase, Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto, perchè voi siete il Governo e il Governo deve saper tutto. Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Vedrete, vedrete, quando gli studi, per questa santa opera di redenzione, saranno compiuti, quale verità fulgidissima risulterà: bisogna rifare.
Voi non potrete sicuramente lasciare in piedi le case che sono lesionate dalla umidità, dove al pianterreno vi è il fango e all'ultimo piano si brucia nell'estate e si gela nell'inverno; dove le scale sono ricettacoli d'immondizie; nei cui pozzi, da cui si attinge acqua così penosamente, vanno a cadere tutti i rifiuti umani e tutti gli animali morti; e che hanno tutto un pot-bouille, una cosidetta vinella, una corticina interna in cui le serve buttano tutto; il cui sistema di latrine, quando ci sono, resiste a qualunque disinfezione.
Voi non potrete lasciare in piedi le case, nelle cui piccole stanze sono agglomerate mai meno di quattro persone, dove vi sono galline e piccioni, gatti sfiancati e cani lebbrosi; case in cui si cucina in uno stambugio, si mangia nella stanza da letto e si muore nella medesima stanza, dove altri dormono e mangiano, case, i cui sottoscala, pure abitati da gente umana, rassomigliano agli antichi, ora aboliti, carceri criminali della Vicaria, sotto il livello del suolo.
Voi non potrete sicuramente lasciare in piedi i cavalcavia che congiungono le case; né quelle ignobili costruzioni di legno che si sospendono a certe muraglie di case, nè quei portoncini angusti, nè vicoli ciechi, nè quegli angiporti, nè quei supportici; voi non potrete lasciare in piedi i fondaci.
Voi non potrete lasciare in piedi certe case dove al primo piano è un'agenzia di pegni, al secondo si affittano camere a studenti, al terzo si fabbricano i fuochi artificiali: certe altre dove al pianterreno vi è un bigliardo, al primo piano un albergo dove si pagano tre soldi per notte, al secondo una raccolta di poverette, al terzo un deposito di cenci.
Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la salute e la coscienza a quella povera gente, per insegnare loro come si vive - essi sanno morire, come avete visto! - per dir loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla.
(Matilde Serao, Il ventre di Napoli)
Secondo il brano, come si può debellare la corruzione materiale e morale di Napoli?
Bisogna abbandonare i quartieri popolari a loro stessi
È necessario rifare completamente quasi tutta la città
Bisogna abbattere le case che affittano a studenti e spostare questi ultimi in ostelli
È necessario rifare completamente quasi tutta la città
l processo internazionale di definizione dei diritti dell'infanzia prende avvio nel 1922 con il progetto di dichiarazione ideato dalla Save the Children International Union, che due anni dopo la sua pubblicazione in forma di manifesto, si concretizza nella Dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo, ratificata dalla Società delle nazioni nel 1924. Siamo in una prima fase ancora caratterizzata da una visione per così dire ottocentesca dell'infanzia, incentrata nell'ottica del soccorso e della salvezza dalla sofferenza. [...] In tale ottica, il bambino riesce a emergere solo come 'oggetto' di attenzione, bisognoso di tutela e protezione in quanto costitutivamente incompleto, mentre le emergenze legate alle condizioni di vita dell'infanzia sono interpretate come vere e proprie piaghe sociali e, conseguentemente, l'articolazione dei diritti in questa fase risulta totalmente assorbita da quella che oggi indicheremmo come la dimensione della protezione. La fase più matura dei diritti dell'infanzia si apre in seguito all'approvazione della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948 (UDHR) e si concretizza nel corso dei dieci anni che conducono alla difficoltosa Dichiarazione di New York sui diritti del bambino del 1959, [...] in cui al bambino viene riconosciuta finalmente la piena dignità umana, attraverso l'estensione all'infanzia del principio di non-discriminazione, e si pongono le prime basi per l'attribuzione dello status di cittadino, attraverso il riconoscimento del diritto al nome e alla nazionalità, anche se ancora manca un esplicito riferimento alla capacità giuridica del bambino.
(Da: Emiliano Macinai, Pedagogia e diritti dei bambini, Franco Angeli)
Indicare quale delle seguenti affermazioni sulla Dichiarazione di Ginevra sui diritti del fanciullo NON è corretta:
Viene scritta nel 1922
Pone le basi per la definizione dei diritti dell'infanzia
Prende avvio a partire da un progetto della Save the Children International Union
Viene ratificata dalla Società delle Nazioni
La capacità di formare memorie episodiche, ovvero ricordi stabili delle proprie esperienze di vita, non è presente alla nascita, ma si sviluppa in un breve lasso di tempo nelle settimane successive al parto. Nei ratti - gli animali usati da ricercatori della Yale School of Medicine, a New Haven, in Connecticut che hanno dimostrato questo risultato in uno studio pubblicato su ?Science? - il processo si completa agli inizi della quarta settimana di vita. Da tempo è noto che l'ippocampo ha un ruolo fondamentale nel trasformare gli eventi della vita quotidiana in ricordi a lungo temine; in particolare, questa struttura cerebrale riproduce durante il sonno le sequenze di attivazione dei neuroni verificatesi nel corso di un'esperienza meritevole di essere ricordata. Tuttavia ben poco si sapeva sul processo di maturazione della capacità di memoria episodica. Usman Farooq e George Dragoi hanno registrato l'attività neurale di ratti neonati a partire dal momento in cui hanno aperto gli occhi e hanno iniziato a esplorare l'ambiente. I ricercatori hanno posto particolare attenzione alle cellule di posizione nell'ippocampo, ossia alla particolare classe di neuroni che registrano la propria posizione nello spazio rispetto a oggetti di riferimento. Analizzando i dati, gli scienziati hanno scoperto che il cervello dei piccoli ratti è in grado di distinguere specifiche posizioni entro le prime due settimane di vita. Tuttavia non può farne tesoro perché non è ancora in grado di ?ricapitolare? correttamente quell'esperienza durante il sonno, una fase essenziale del consolidamento della memoria.
(Le Scienze, gennaio 2019)
Che cos'è l'ippocampo?
Una struttura cerebrale
Una struttura nervosa che si sviluppa a partire dall'età adulta
Un particolare tipo di ratto da esperimento
Una struttura cerebrale scoperta per la prima volta da Usman Farooq e George Dragoi
L'Ottocento si presenta come un secolo caratterizzato da importanti modificazioni sia rispetto all'immagine della donna, sia in ordine, almeno in parte, alle condizioni effettive della sua esistenza. Infatti, alla fine del Settecento, si ebbe una svolta riguardo alla concezione della funzione della donna nel mondo e nella società, che si esplicherà pienamente nel XIX secolo all'apogeo della classe borghese. Una simile svolta consistette nell'identificazione totale della donna con il ruolo materno, intesa cioè esclusivamente come generatrice e allevatrice della prole. [...] Prima si insisteva sul valore dell'autorità paterna perché sembrava preminente creare e plasmare dei soggetti, dei bambini docili e sottomessi al potere del sovrano. Ora urge l'esigenza, anche sulla scia della nuova scienza demografica e della rivoluzione industriale, di aumentare sempre di più il numero degli individui che con la loro forza-lavoro avrebbero arricchito lo Stato borghese. Occorre pertanto favorire la sopravvivenza del bambino, facendo decrescere il sempre elevato tasso di mortalità infantile. Occorre quindi che del bambino ci si prenda cura premurosa sin dalla nascita, cosa di cui vengono incaricate dalla società le madri stesse, alle quali si raccomanda di non mandare più i bambini a balia durante il periodo dell'allattamento (una delle situazioni in cui avvenivano morti frequenti di bambini), di 'ridare il seno' ai propri figli, di tornare alle dolcezze naturali dell'amore materno. Si faceva credere alle donne che se esse si fossero piegate a rinchiudersi in questa funzione rendendosi così utili alla società, ne avrebbero guadagnato in maggior uguaglianza, in maggiore considerazione e rispetto, in maggiore felicità individuale e familiare. Lentamente la maternità si arricchiva di nuovi doveri, quelli della cura del figlio dopo il periodo in cui era ancora in pericolo fisicamente, e quindi della sua educazione, ormai considerata compito specifico della donna. Questa immagine della donna farà poi sì che tutte le donne che mirassero ad altro, ad esempio lavorare o non avere figli, o che non fossero in grado di generare, incorressero in una pesantissima condanna morale e sociale, che peserà lungamente come una trappola senza scampo e come un'oppressione psicologica violentissima.
(da: 'Istituzioni di pedagogia e scienze dell'educazione', Massa, Editori Laterza)
Secondo il brano, favorire la sopravvivenza del bambino avrebbe incrementato la forza-lavoro e in tal modo contribuito ad arricchire:
le donne
la società
il sovrano
le famiglie
Il rosa è un parente stretto del rosso, appartiene alla medesima scala cromatica ed è, nella cultura occidentale, il colore per antonomasia delle femminucce appena nate, come l'azzurro lo è per i maschietti. L'uso di attribuire ai bebè, rispettivamente, l'azzurro se maschi e il rosa se femmine era una pratica nata nell'Ottocento tipica dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti. Si sarebbero dati ai neonati i colori della Vergine, al fine di essere protetti nel periodo difficile e pericoloso della prima infanzia. Tuttavia, mentre l'azzurro sin dal XII secolo è il colore della Vergine Maria, il rosa non lo è e non lo è mai stato. Il secondo colore della Vergine, dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione nel 1854, è il bianco. Inoltre, il fatto che questa abitudine sembri più radicata nei Paesi protestanti che in quelli cattolici rimarca il fatto che essa non può essere messa in relazione al culto mariano.
La coppia azzurro/rosa può essere invece una declinazione della coppia blu/rosso. Si tratta di colori pastello, ovvero bianchi leggermente colorati, in cui il bianco richiama la purezza e l'innocenza, legate alla nascita di un nuovo individuo, mentre il viraggio diverso rispetto al sesso riprende una distinzione nata alla fine del Medioevo: il blu è maschile e il rosso è femminile. (N. Bazzano, 'La donna perfetta. Storia di Barbie', Laterza 2008)
Rispondere al seguente quesito facendo riferimento al BRANO EM 82
Il brano può essere definito un saggio:
di storia del costume
religioso
psicologico
antropologico
«Non c'è dubbio che Jessy abbia delle capacità intellettuali che non sono state adeguatamente sviluppate. Avrebbe potuto imparare la matematica superiore. Avrebbe potuto imparare teorie matematiche delle quali conosco soltanto i nomi. Tuttavia, per quanto io rimpianga queste potenzialità non realizzate, non rimpiango affatto che le energie di Jessy, e le nostre, siano state dedicate a far crescere un essere umano tanto gradevole quanto le circostanze permettevano». (tratto da C. Claiborne Park, Via dal Nirvana. Vita con una figlia autistica, Astrolabio, Roma 2001, pp. 132-133)
Un sinonimo di potenzialità è ...
saperi
competenze
conoscenze
capacità
Il compositore Johann Sebastian Bach nacque a Eisenach nel 1685. Il giorno segnato dai calendari tedeschi era il 21 marzo, tuttavia, nel resto del mondo, i calendari segnavano già il 31 marzo. Ecco perché molte fonti riportano la nascita di Bach a fine marzo, ma c'è chi lo commemora con 10 giorni di anticipo. Nel 1582 Papa Gregorio XIII aveva infatti ordinato di saltare 10 giorni del calendario per tornare alle giuste date di equinozio e solstizio. Ma la Germania protestante non accettò subito il calendario gregoriano e si mise in pari con il resto del mondo solo nel 1700. Quindi, per più di un secolo, paesi confinanti si trovavano a 10 giorni di 'distanza'. Per festeggiare Bach, Google ha scelto di utilizzare la data 'tedesca' e quindi oggi 21 marzo possiamo trovare un Doodle dedicato al compositore. Aprendolo si può creare un breve tema musicale sul pentagramma che verrà abbellito da un'Intelligenza Artificiale addestrata con 306 composizioni di Bach
(Focus, marzo 2019)
Johann Sebastian Bach nacque:
Nel 1582
Nel 1700
In Germania
Il 10 marzo
Stranamente, quella mattina di metà novembre mi trovavo nel mio piccolo ufficio, seduto a fianco del personal computer, intento a mettere un po' di ordine nelle tante richieste di aiuto che mi erano arrivate nelle ultime settimane. Pochi metri più in là, in un box uguale al mio, due collaboratori stavano ricevendo alcune persone vittime della crisi economica e finanziaria che ha investito la nostra città a partire dal 2008. Era il turno di una signora che lamentava la perdita del lavoro a causa del fallimento - vero o presunto - dell'azienda in cui passava gran parte delle sue giornate da una decina di anni. Il consorte, trentanovenne geometra, era finito in cassa integrazione straordinaria, ma il suo boss già gli aveva preventivato come sarebbe potuta finire la vicenda: licenziamento per mancanza di commesse. La signora raccontava dapprima pacatamente, poi con ansia e infine con grosse lacrime agli occhi. A tutto assisteva la bambina, seconda di tre figli di età compresa tra i 20 mesi e i sette anni.
Forse stufa dell'immobilità a cui era costretta sulla sedia dell'ufficio, e attratta dalla piccola frenesia dell'area operativa degli uffici che si vedeva dal vetro della porta, la bambina riuscì a sgattaiolare fuori. Dopo un giro incuriosito per e sotto le scrivanie guadagnò l'ultimo ufficio in fondo, il mio.
Distolto per un momento lo sguardo dalle righe tristi tracciate da mani incerte più per la rabbia di vedere il mondo crollare intorno a sé che per l'insicurezza culturale, mi ritrovai due occhioni marroni che mi fissavano incuriositi. 'Sei tu il capo qui?' fu la domanda che fece scaturire un risveglio di orgoglio personale. Al mio cenno di assenso partì la domanda che, in qualche modo, mi aspettavo: 'Mi faresti un piacere?'. Pronto a offrire il pass per qualche minuto di navigazione in internet sul computer in bella mostra al mio fianco, le risposi con massima disponibilità. Ma la domanda che mi rivolse fu davvero una freccia nel cuore: 'Fai smettere di piangere la mamma?'. In quello sguardo infantile preoccupato non del vestito della fatina all'ultimo grido, né dell'avvincente vicenda di Shrek, ma delle sorti di una famiglia, ho visto e continuo a rivedere il vero volto di quelle che i sociologi definiscono nuove povertà, oppure povertà grigie, o anche vulnerabilità sociale.
(da: P. Dovis, C. Saraceno, I nuovi poveri, Codice Edizioni)
La signora a cui si fa riferimento nel brano
è sposata con un uomo di meno di quarant'anni
ha fatto fallire l'azienda per cui lavorava
piange perché sta mentendo riguardo al fallimento dell'azienda per cui lavorava
ha meno di quarant'anni
Il Palio non è una manifestazione riesumata e organizzata a scopo turistico: è la vita del popolo senese nel tempo e nei diversi suoi aspetti e sentimenti. Esso ha origini remote con alcuni regolamenti ancor oggi validi dal 1644, anno in cui venne corso il primo palio con i cavalli, così come ancora avviene, in continuità mai interrotta. Il territorio della Città è diviso in diciassette Contrade, secondo dei confini stabiliti nel 1729 dal Bando di Violante di Baviera, Governatrice della Città. Ogni Contrada è come un piccolo Stato, retto da un Seggio con a capo il Priore e guidato nella 'giostra' da un Capitano, coadiuvato da due o tre contradaioli detti 'mangini'. Possiede, entro il suo territorio, una chiesa con annessa la sede ove viene custodito tutto il suo patrimonio: cimeli, drappelloni delle vittorie, costumi della Comparsa - quelli in uso e molti di antica data - bandiere, archivio e tutto quanto altro concerne la vita della Contrada stessa.
Si giunge pertanto alla mattina del 29 giugno (per il Palio di luglio) o a quella del 13 di agosto, quando iniziano gli intensi quattro giorni di preparativi al Palio. Il complesso meccanismo della festa raggiunge il suo compimento con lo scoppio di un mortaretto, che annuncia l'uscita dei cavalli dall'Entrone. A ogni fantino viene consegnato un nerbo di bue con il quale potrà incitare il cavallo od ostacolare gli avversari durante la corsa. Quindi si procede all'avvicinamento verso la 'mossa', ossia il punto dove sono stati tesi due canapi tra i quali saranno chiamati ad allinearsi cavalli e fantini. L'ordine di entrata è stabilito dalla sorte, infatti le Contrade vengono chiamate secondo l'ordine di estrazione. La decima e ultima entrerà invece di 'rincorsa' quando lo riterrà più opportuno, decidendo così il momento della partenza. Se la partenza non sarà valida, uno scoppio del mortaretto fermerà i cavalli. Quest'ultimi dovranno compiere tre giri di pista per circa 1.000 metri e solo al primo arrivato sarà riservata la gloria della vittoria. Chi vince è comunque il cavallo, infatti può arrivare anche 'scosso' ossia senza fantino. I festeggiamenti iniziano subito: i contradaioli ricevono il Palio e con quello si recano in Provenzano (per il Palio di luglio) o al Duomo (ad agosto) per cantare il Te Deum di ringraziamento.
(Archivio Selexi)
Rispondere al seguente quesito facendo riferimento al BRANO EA 47
In che anno si corse il primo palio con i cavalli?
1664
1644
1000
1729
I programmi di apprendimento precoce rappresentano una lusinga, volta a soddisfare il narcisismo dei genitori. Sono studiati per rispondere al desiderio degli adulti, non a quello dei bambini. E i piccoli li seguono per adeguarsi a richieste esterne, non per se stessi, per rispondere agli spontanei bisogni di conoscenza.
In questo senso non li maturano, ma li abituano all'obbedienza conformistica. Inoltre vi sono altri motivi per considerarli controproducenti: stimolando prima del tempo e in modo artificioso i processi intellettuali del bambino, si limita la sua creatività, e si sbarra la strada al libero espandersi della fantasia. Si ingabbia così, in una griglia prefabbricata di nozioni, lo sviluppo stesso del pensiero infantile: che ha bisogno di tempi e di modi diversi, per evolversi e maturare. Può capitare che il bambino impari quasi da solo a leggere e a scrivere precocemente: in questi casi non c'è problema. Esistono fiori naturalmente precoci, l'importante è che, per farli fiorire più alla svelta, non li si coltivi in serra. Non avranno più lo stesso profumo, gli stessi colori.
Quando un bambino impara a leggere e a scrivere troppo presto, si impoveriscono le sue capacità più creative. E lo si vede nel gioco e nel disegno. I bambini iperstimolati sono bambini che non giocano, non solo perché hanno meno tempo, ma perché non sanno più giocare: proprio come succede quando sono malati. Uno dei primi sintomi dei disturbi psichici infantili è proprio questo: l'incapacità di giocare.
Anche il disegno diventa privo di invenzione, di fantasia: non è più personalizzato, creativo, artistico, ma imitativo, stereotipato. Mentre prima il bambino riusciva a esprimere con straordinaria originalità le proprie esperienze e i loro contenuti emotivi, mentali, il più delle volte, appena ha imparato a leggere e a scrivere, comincia a disegnare la casetta, l'albero, il sole e la nuvola, seguendo un modello prestabilito, che rende così simili l'uno all'altro, stereotipati quasi tutti i disegni della scuola elementare.
L'apprendimento precoce della lettura e della scrittura rischia inoltre di produrre una falsa efficienza mentale: è una precocità che più avanti si trasforma spesso in ritardo. Molti bambini che hanno funzionato come piccoli computer a tre, quattro anni, diventano poi 'macchine intelligenti' già arrugginite, che si inceppano al primo intoppo. Per loro l'apprendimento è rimasto qualcosa di puramente meccanico, imitativo, privo di quelle curiosità che mettono in moto e mantengono viva la passione intellettuale.
(da S. V. Finzi, A. M. Battistin, 'A piccoli passi', A. Mondadori, Milano, 1995)
Rispondere al seguente quesito facendo riferimento al BRANO FB 56
I programmi di apprendimento precoce:
producono una grande efficienza mentale
interessano tanto ai bambini quanto ai loro genitori
non aiutano nella prosecuzione degli studi
sono un'ottima base per l'apprendimento di varie discipline
Il glifosato è un po'come gli istituti finanziari statunitensi durante la crisi del 2008: tao big to fail, troppo grande per fallire. Il principio attivo dell'erbicida Roundup è il pesticida più usato al mondo. Creato una quarantina d'anni fa dalla Monsanto, è diventato la base del modello agricolo dominante. Oggi se ne consumano 800 mila tonnellate all'anno. Il glifosato è ovunque. È il prodotto chimico di sintesi più frequentemente rilevato nell'ambiente e il principale responsabile del declassamento delle fonti idriche in Francia.
Ma anche se è tao big to fail, il glifosato è comunque sull'orlo del fallimento. Nel marzo del 2015 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo ha classificato come 'probabilmente cancerogeno' per gli esseri umani, proprio quando l'Unione europea voleva rinnovare l'autorizzazione alla sua commercializzazione. La reazione della società civile ha sorpreso tutto il mondo politico, a Bruxelles e nelle capitali europee.
La Commissione europea pensava che per decidere il futuro del glifosato sarebbe bastato un semplice comitato tecnico. Non è andata così.
Per tre volte non è stata raggiunta la maggioranza qualificata necessaria a rinnovare l'autorizzazione per 15 o 9 anni. Il 6 giugno è stata bocciata anche una proroga di 18 mesi. Francia, Germania, Italia, Grecia e Portogallo si sono astenuti, sotto la spinta di un'opinione pubblica sempre più sensibile ai danni provocati dall'abuso di prodotti fitosanitari. Ma c'è da dubitare che questi governi siano davvero preoccupati per l'ambiente e la salute.
Per eliminare il glifosato senza sostituirlo con prodotti altrettanto dannosi serve un profondo rinnovamento del modello agricolo dominante, un progetto serio che permetta agli agricoltori di fare a meno di questo erbicida miracoloso. Invece i governi europei non hanno previsto nulla del genere e si aspettano che Bruxelles si assuma la responsabilità di una decisione che accetterebbero senza problemi. Così si rischia di rafforzare ulteriormente la sfiducia che circonda l'Unione e spinge i paesi europei a chiudersi in se stessi.
(Il fallimento del glifosato, Le Monde 07/06/2016, Internazionale 1157, traduzione di Federico Ferrone)
Secondo l'editorialista, i governi europei...
sono preoccupati dell'opinione pubblica, ma non realmente intenzionati a risolvere il problema legato ai pesticidi
sanno che bloccare il glifosato potrà dare più tempo agli studiosi per trovare una soluzione alternativa più ecologica
dubitano che il mancato rinnovo dell'autorizzazione possa risolvere il problema dell'uso intensivo di pesticidi chimici
sono preoccupati per il fallimento delle aziende che producono glifosato
La fotosintesi naturale sarà anche un processo non del tutto efficiente, ma manda avanti da sempre la vita sulla Terra: le foglie, come piccole centrali energetiche, convertono la luce del Sole, l'acqua e l'anidride carbonica in ossigeno e nutrienti. I tentativi di imitare questo meccanismo, per sequestrare CO2 e farne aria pulita e carburante solare, sono in campo dagli anni '90, ma finora i progressi sono stati lenti per due ragioni principali: una bassa efficienza di conversione, che rende il processo poco conveniente dal punto di vista economico, e la difficoltà di esportare la tecnica fuori dal laboratorio, dove le 'foglie artificiali' funzionano, ma solo se esposte ad anidride carbonica pressurizzata, per aumentare la quantità di gas assorbito. Serve un dispositivo che possa lavorare in mezzi diluiti, per esempio nella miscela di aria e gas di scarico che respiriamo tutti i giorni. Gli scienziati dell'Università dell'Illinois a Chicago hanno messo a punto una foglia bionica più adatta a operare nel mondo reale, capace di ottenere carburante mentre depura l'aria, e teoricamente fino a 10 volte più efficiente di una foglia naturale.
La fotosintesi naturale:
Consente la conversione della luce artificiale in luce bionica
Consente la conversione della luce del Sole, dell'acqua e dell'anidride carbonica in ossigeno
Può avvenire soltanto in laboratorio
Trasforma il gas metano in CO2
L'ambito della prassi educativa nel corso degli ultimi trent'anni è stato al centro di un dibattito teorico e culturale che ha portato a dilatare l'alone di significato che circonda il termine didattica. Si può dire infatti che, fino alla metà degli anni Settanta, esso indicava solamente il complesso delle azioni che gli insegnanti mettevano in atto per tradurre il contenuto dei programmi scolastici in una forma accessibile agli allievi in un contesto di istruzione esclusivamente scolastico, secondo o meno i propri convincimenti pedagogici.
La riflessione epistemologica sulla scientificità della pedagogia, l'allargamento alle scienze dell'educazione, l'accento sull'efficienza come meccanismo tanto di selezione come di emancipazione, a seconda che si applichi alle élite o agli svantaggiati, hanno portato a una riconcettualizzazione delle pratiche pedagogiche e quindi a una ridefinizione del campo della didattica. A ciò si aggiunga il mutato scenario socio-economico che ha allargato lo spettro delle età della formazione a tutto il corso della vita.
(M. Tarozzi, 'Pedagogia generale', Guerini e Associati, 2001)
Nel primo capoverso del brano, qual è il significato della parola 'complesso'?
Insieme
Intricato
Faticoso
Importanza
I dati della ricerca Censis sono globali, questa volta: i bambini europei dedicano ogni giorno cinque ore all'uso dei media. È la tv che fa la parte del leone: quasi il 50% ci passa davanti quattro ore, più o meno. E dagli Stati Uniti alla Cina, all'Italia e, persino, all'India, vedono tutti gli stessi programmi, con una vera e propria invasione dei cartoni animati giapponesi nelle televisioni di tutto il mondo: costano poco, un quinto dei cartoni animati americani, e si impongono facilmente sul mercato globale. Bastano questi elementi ad accendere la miccia delle polemiche sulla qualità dei programmi televisivi che proprio nei bambini trova le sue vittime principali.
Ad esempio Giuseppe De Rita, presidente del Censis, punta l'indice contro «la nuova antropologia che sta nascendo nei giovani che, per colpa dei programmi della televisione, crescono indistinti e violenti». Non giova aggiungere i dati dell'ingordigia del marketing della pubblicità: ora nel mondo si può spaziare tra 87 canali diversi dedicati ai bambini, 50 di questi creati soltanto negli ultimi tre anni. È di 12 miliardi di dollari l'investimento annuo negli Stati Uniti per gli spot in televisione per i più piccoli. Loro, del resto, ogni anno sono in grado di influire sugli acquisti per oltre 500 miliardi di dollari.
A Giovanni Bollea, neuropsichiatra infantile, basta molto meno per inorridire: «Non riesco a credere che queste cifre siano reali. Quattro ore di televisione al giorno sono letteralmente devastanti per un ragazzino: non lo fanno dormire. Ma creano anche un generale disturbo dello sviluppo di tutta la personalità. Tanto tempo davanti al video può portare danni al cervello: modifica i sogni del bambino, influisce sulle sue emozioni». Quattro ore di televisione. A cui, almeno nei Paesi ricchi del mondo, bisogna aggiungerne almeno un'altra tra computer e videogiochi che ormai sono difficili da distinguere dai cartoon giapponesi. Ma Giovanni Bollea è ancora più preoccupato: «Ce n'è davvero troppa di violenza in televisione. Ed è una violenza banalizzata, virtuale: spaventosamente negativa per la formazione del bambino. Stiamo facendo crescere una gioventù di delinquenti: pagheremo il prezzo di tutto questo».
I RISULTATI DELL'INDAGINE:
ABUSO DI TV: il 46% dei bambini europei passa circa 4 ore al giorno davanti alla televisione. Il 25% arriva a 5. Nel mondo i canali per i bambini sono 87, di questi solo 50 sono nati negli ultimi tre anni. La televisione ha raggiunto il 70% delle famiglie nel mondo.
PUBBLICITÀ: negli Stati Uniti il marketing investe ogni anno 12 miliardi di dollari (oltre 13 miliardi di euro) nella pubblicità televisiva per i bambini. Si stima che i bambini americani influiscano sugli acquisti per oltre 600 miliardi di euro all'anno.
I MEDIA: nel 98,3% delle famiglie italiane si guarda la tv, nel 81% si usa il cellulare e nel 83,99% si ascolta la radio. Si leggono quotidiani (45,5%), libri (49,7%) e magazine (49,3%). Si usano lettore dvd (32,2%), computer (85%) e Internet (62,1%).
ADOLESCENTI: il 48,2% degli adolescenti italiani legge in media 1 o 2 libri al mese. Il 92,2% vede la tv tutti i giorni (specie i cartoni giapponesi). Il 37,3% usa il computer. Il 48,1% gioca ai videogames 1-2 ore al giorno. Il 10,8% si collega a Internet quasi tutti i giorni.
(A. Arachi, 'Corriere della Sera')
Quale delle seguenti affermazioni è corretta?
Circa 2/3 delle famiglie, nel mondo, non sono ancora state raggiunte dalla televisione
Giuseppe De Rita pensa che in tv ci sia troppa violenza e che sia una violenza banalizzata e virtuale
Più della metà dei canali per bambini esistenti al mondo è nata negli ultimi tre anni
Tutte le affermazioni contenute nelle altre alternative sono corrette
Negli anni Sessanta si fa più forte, anche in Italia, la spinta verso un rinnovamento teso a rendere la scuola fattore centrale di giustizia sociale e di promozione dello sviluppo di ogni cittadino. [?] Vengono messe in discussione le forme di scuola che replicano semplicemente le differenze sociali di partenza. A questo riguardo risultano emblematici, nel contesto italiano, l'esperienza della Scuola di Barbiana, piccolo paese delle montagne fiorentine, guidata da don Milani, e l'eco che ebbe nel Paese il libro da lui scritto assieme ai suoi studenti, dal titolo (1967). Il testo, scritto intenzionalmente per denunciare le ingiustizie della scuola, concorre a mettere in risalto la questione dell'incoerenza tra quanto dichiarato nelle intenzioni e quanto invece le forme organizzative e didattiche delle scuole realmente realizzano. In questo contesto di tensione ideale verso l'innovazione scolastica, il 14 ottobre 1971 entra in vigore la legge n. 820, in cui viene riconosciuta la nascita, a livello normativo, del modello del tempo pieno nella scuola italiana. [?] Come hanno fatto notare diversi studiosi, tra cui Catarsi, la formulazione della legge risulta poco lineare, ambigua e 'tale suo carattere sarà appunto alla base delle molte contraddizioni in cui il tempo pieno dovrà svilupparsi, condizionato com'è da una impostazione che avvalla la distinzione in attività del mattino e del pomeriggio e che lo condanna in moltissime realtà a non discostarsi di molto dalle esperienze del più tradizionale dopo-scuola?.
(Da: Pierpaolo Triani, Il tempo pieno nella scuola primaria italiana, Pensa MultiMedia Editore).
Con riferimento al tempo pieno, è corretto affermare che:
viene sancito dalla legge 820/1971, anche se la sua realizzazione è stata poco lineare
viene proposto da don Milani in un disegno di legge del 1971
viene sancito dalla legge 820/1971, ma solo per quanto riguarda la scuola elementare
viene sancito dalla legge 820/1971, sebbene fosse già messo in pratica nella maggior parte del territorio nazionale
L'Ottocento si presenta come un secolo caratterizzato da importanti modificazioni sia rispetto all'immagine della donna, sia in ordine, almeno in parte, alle condizioni effettive della sua esistenza. Infatti, alla fine del Settecento, si ebbe una svolta riguardo alla concezione della funzione della donna nel mondo e nella società, che si esplicherà pienamente nel XIX secolo all'apogeo della classe borghese. Una simile svolta consistette nell'identificazione totale della donna con il ruolo materno, intesa cioè esclusivamente come generatrice e allevatrice della prole. [...] Prima si insisteva sul valore dell'autorità paterna perché sembrava preminente creare e plasmare dei soggetti, dei bambini docili e sottomessi al potere del sovrano. Ora urge l'esigenza, anche sulla scia della nuova scienza demografica e della rivoluzione industriale, di aumentare sempre di più il numero degli individui che con la loro forza-lavoro avrebbero arricchito lo Stato borghese. Occorre pertanto favorire la sopravvivenza del bambino, facendo decrescere il sempre elevato tasso di mortalità infantile. Occorre quindi che del bambino ci si prenda cura premurosa sin dalla nascita, cosa di cui vengono incaricate dalla società le madri stesse, alle quali si raccomanda di non mandare più i bambini a balia durante il periodo dell'allattamento (una delle situazioni in cui avvenivano morti frequenti di bambini), di 'ridare il seno' ai propri figli, di tornare alle dolcezze naturali dell'amore materno. Si faceva credere alle donne che se esse si fossero piegate a rinchiudersi in questa funzione rendendosi così utili alla società, ne avrebbero guadagnato in maggior uguaglianza, in maggiore considerazione e rispetto, in maggiore felicità individuale e familiare. Lentamente la maternità si arricchiva di nuovi doveri, quelli della cura del figlio dopo il periodo in cui era ancora in pericolo fisicamente, e quindi della sua educazione, ormai considerata compito specifico della donna. Questa immagine della donna farà poi sì che tutte le donne che mirassero ad altro, ad esempio lavorare o non avere figli, o che non fossero in grado di generare, incorressero in una pesantissima condanna morale e sociale, che peserà lungamente come una trappola senza scampo e come un'oppressione psicologica violentissima.
(da: 'Istituzioni di pedagogia e scienze dell'educazione', Massa, Editori Laterza)
In seguito all'affermarsi della concezione del ruolo femminile descritta nel brano, se una donna avesse mirato a lavorare anziché a generare e accudire figli sarebbe stata:
oppressa fisicamente
esclusa dalla propria comunità
socialmente e moralmente condannata
spinta a cambiare idea
