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Il conflitto arabo-israeliano

Il conflitto arabo-israeliano

Assessment

Presentation

History

10th Grade

Practice Problem

Hard

Created by

Filippo Ziller

FREE Resource

64 Slides • 3 Questions

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Il conflitto arabo-israeliano:

1948-2023

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1.

Un excursus storico: le radici del conflitto

arabo-israeliano (slide 3-35)

2. I territori palestinesi: la Striscia di Gaza e la
Cisgiordania (slide 35-40)

3. Contesto recente: la politica nazionalista di “destra-destra”
di Netanyahu e gli Accordi di Abramo (40-42)

4. Il casus belli: l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas (43-45)

5. Hamas (46)

3

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Cercare di fare chiarezza su questa vicenda complessa che
ha origini lontane e che si presenta come un conflitto
stratificato

evitare la “polarizzazione” delle posizioni e assumere dunque
una posizione “super partes” che ci permetta di capire le
possibili ragioni di entrambe le parti

offrire delle informazioni utili e delle categorie interpretative
utili ad orientarsi nella complessità della vicenda

OBIETTIVI

4

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“In guerra la prima vittima è la verità”
Eschilo

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La mattina del 7 ottobre un attacco di Hamas è stato lanciato
dalla Striscia di Gaza cogliendo di sorpresa Israele. Migliaia di
razzi da Gaza sono stati lanciati verso le regioni del centro e del
sud di Israele. Allo stesso tempo, miliziani del gruppo palestinese
islamico oltrepassavano il confine israeliano dalla Striscia di
Gaza per dare inizio a un’operazione di terra e prendere il
controllo di alcune località nel sud del paese. L’operazione di
Hamas ha causato la morte di almeno 1.400 israeliani e più di
3mila feriti. L’escalation tra Hamas e Israele è stata descritta
come la più violenta degli ultimi anni e paragonata alla guerra alla
guerra dello Yom Kippur (o guerra di ottobre): iniziata il 6 ottobre
1973 durante i festeggiamenti del Kippur. Fu un’operazione
militare congiunta organizzata da Egitto e Siria che colse di
sorpresa Israele. L’operazione portata avanti da Hamas ha avuto
inizio a un giorno dal cinquantesimo anniversario della guerra del
‘73.

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VIDEO dell’attacco:

https://www.open.online/2023/10/
15/israele-assalto-hamas-gopro-ki
bbutz-sufa-video/

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Per saperne di più sui
Kibbutz:
https://www.jewishagency.o
rg/what-exactly-is-a-kibbutz
/

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1.

Un excursus storico, le guerre arabo-israeliane: le radici del

conflitto

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Theodor Herzl, il padre del
sionismo.
Tale ideologia si lega al concetto
ebraico di Aliyah (“salita’), ovvero
l’immigrazione ebraica nella Terra di
Israele

Zvi (Zwi) Hirsch Kalischer (24 March 1795 – 16 October 1874) was
an Orthodox German rabbi who expressed views, from a religious
perspective, in favour of the Jewish re-settlement of the Land of Israel,
which predate Theodor Herzl and the Zionist movement.

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Dichiarazione Balfour, 1917

Lord Walter Rothschild

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Il 10 dicembre del 1917, sei settimane dopo che la
Dichiarazione di Balfour fu resa pubblica, le truppe
inglesi scacciarono l’esercito turco da Gerusalemme,
portando la metà meridionale della Palestina sotto il
controllo britannico. Alla fuga dei turchi, il generale
Allenby, comandante delle forze inglesi, entrò a
Gerusalemme e rilasciò una proclamazione in
inglese, ebraico ed arabo: l’Inghilterra avrebbe
rispettato i diritti di tutti i cittadini, inclusi i circa 50
mila ebrei presenti all’epoca, una minoranza
considerando che nella regione vi erano circa mezzo
milione di arabi.

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Mandato britannico di Palestina, 1920-1947

Sotto il mandato britannico l'immigrazione
ebraica nella zona subì un'accelerazione
mentre l'Agenzia ebraica - che agiva grazie
ai finanziamenti provenienti da sostenitori
esteri - operò alacremente per l'acquisto di
terreni. Il risultato fu quello di portare la
popolazione ebraica in Palestina dalle83.000
unità del 1915, alle 84.000 unità del 1922 (a
fronte dei 590.000 musulmani e 71.000
cristiani), alle 175.138 del 1931 (contro i
761.922musulmani

e i quasi

90.000

cristiani), alle 360.000 unità della fine degli
anni

trenta,

quando

non

era

ancora

completamente nota alla pubblica opinione
internazionale, la dimensione delle misure
repressive adottate contro gli ebrei della
Polonia ed, in modo assai più marcato, della
Germania nazista.

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La grande rivolta araba, 1936-1939

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Irgun e Banda Stern:
organizzazioni paramilitari
sioniste di estrema destra

https://www.ilpost.it/2017/07/11/nav
e-exodus-immigrazione-illegale-ebr
ei-palestina/

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Fill in the Blank

Chi è il fondatore del sionisimo?

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Piano di partizione della Palestina dell’Onu, 1947

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Gerusalemme territorio neutrale

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Quando nasce Israele?

14 maggio 1948, Ben Gurion
proclama la nascita dello Stato di
Israele

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La Prima guerra arabo-israeliana, 1948-1949

All'indomani della proclamazione della nascita di
Israele (15 maggio 1948) gli eserciti di Egitto,
Siria, Transgiordania, Iraq e Libano, che avevano
rifiutato la spartizione della Palestina proposta
dall'ONU con la risoluzione 181, invasero il
territorio del nuovo Stato ebraico. Lo scontro durò
un anno e vide la vittoria israeliana

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Al-Nakba”:ovvero “la catastrofe” in arabo. L'evento più drammatico per i palestinesi. Il termine si
riferisce alla guerra del 1948 quando Israele combattè contro diversi Paesi arabi. All’epoca circa 700 mila
palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case e diventare profughi di guerra

Campo profughi palestinese

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This is a map of all the Arabic speaking
localities in the State of Israel (including
East Jerusalem and the Golan Heights).
Striped represent officially mixed cities
(by law, at least 2% Arabs in a Jewish
majority city). Note: Jerusalem is officially
a mixed city but the map shows the
boundaries

of

Arab

and

Jewish

neighborhoods.

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Multiple Choice

Che cos'è la Nakba?

1

Una bevanda mediorentale

2

un territorio arabo nel contesto israeliano

3

l'esodo palestinese successivo alla prima guerra arabo-israeliana

4

un leader libanese

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La Seconda guerra arabo-israeliana, 1956

Nel 1956, al culmine di un periodo di tensione ai
confini israelo-egiziani, scoppiò la seconda guerra
quando il presidente egiziano Nasser bloccò gli
stretti di Tiran e il golfo di ‛Aqaba, impedendo
l’accesso al mare di Israele. L’esercito israeliano
compì una fulminea avanzata nel Sinai sino al
canale di Suez (29 ott.-5 nov.). Anche Francia e Gran
Bretagna, i cui interessi erano stati colpiti dalla
nazionalizzazione del canale attuata in quell’anno da
Nasser, entrarono nel conflitto (30 ott.). Tale
intervento fu condannato dall’URSS, dagli USA e
dall’ONU che, quando cessarono le ostilità (9 nov.),
inviò in Egitto una forza di interposizione (i caschi
blu, creati in quell’occasione) nel Sinai, forzando al
ritiro le forze anglo-francesi e Israele. Lo status quo
territoriale non conobbe modifiche ma fu ripristinata
la libertà di navigazione israeliana.

Nasser

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Acronimo inverso di Harakat al-Tahrir al-Filistini (Movimento
di liberazione palestinese), organizzazione politica della
resistenza palestinese. Fondata a opera di esuli palestinesi
tra cui Y. ‛Arafat (1958), che ne avrebbe assunto la guida,
avviò la guerriglia contro Israele (1965) e dopo il conflitto del
1967 assunse l’egemonia all'interno dell’OLP. Con le elezioni
del 1996 passò a controllare il potere esecutivo e legislativo;
decisiva nella seconda intifada (2000), perse poi consensi a
favore di Hamas, da cui è stata sconfitta alle elezioni del
2006 e con cui nel 2007 si è scontrata anche militarmente.

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Negli anni ’60 la maggior parte di gruppi politici
palestinesi

confluì

nell’Organizzazione

per

la

Liberazione della Palestina (OLP), una struttura che
voleva rappresentare un cappello politico per i partiti e
gruppi armati palestinesi attivi nei Territori e nella
diaspora. L’OLP divenne così il principale megafono
delle istanze palestinesi nel mondo

Yasser Arafat, presidente dell’OLP dal 1969 al
2004 e capo dell’ANP dal 1996 al 2004

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La terza guerra arabo-israeliana: la Guerra dei sei giorni, 1967

La situazione precipitò di nuovo nel maggio 1967 quando Nasser chiese il ritiro dei caschi blu
disposti lungo la frontiera del Sinai e bloccò il traffico navale nel golfo di ‛Aqaba. Il 5 giugno
Israele dette inizio alle ostilità con una serie di raid aerei che distrussero l’aviazione di Egitto,
Siria, Giordania e Iraq. Nei giorni che seguirono, fino al 10, le forze israeliane occuparono
Gaza e il Sinai a danno dell’Egitto, la Cisgiordania e la parte araba di Gerusalemme a danno
della Giordania, gli altipiani del Golan a danno della Siria.

In sei giorni, quindi, l’esercito israeliano aveva conquistato manu militari la penisola del Sinai e
la Striscia di Gaza (appartenenti all’Egitto), nonché le Alture del Golan (appartenenti alla Siria)
e l’intera Cisgiordania e Gerusalemme Est (appartenenti alla Giordania), aumentando di tre
volte e mezzo l’estensione del Paese. La guerra aveva provocato una nuova ondata di
profughi (circa 300.000), che si riversarono nei Paesi arabi limitrofi, andando così ad
aggiungersi a quelli (500.000) della guerra del 1948.

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Ad

esempio

la

Striscia

di

Gaza

venne occupata da
Israele dal 1967 al
2005

La

pensiola

del

Sinai fu restituita
all’Egitto nel 1979

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La quarta guerra israelo-palestinese: la Guerra dello Yom Kippur, 1973

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Gli accordi di Camp David, 1978

Menachem Begin, Jimmy Carter e Anwar al-Sadat.

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Il 26 marzo 1979, a Washington venne firmato il Trattato di pace israelo-egiziano,
ponendo fine un lungo conflitto tra i due paesi e segnando il primo
riconoscimento di Israele da parte di uno stato arabo. Protagonisti di questo
processo di pace, mediato dal presidente statunitense Jimmy Carter, furono il
presidente egiziano Anwar al-Sadat e il premier israeliano Menachen Begin.

Questa fu la base sulla quale il successivo Trattato di Washington venne firmato
alla Casa Bianca sei mesi dopo. Tra gli altri avvenimenti che innescarono una
dinamica di pacificazione tra i due paesi rientra la visita a sorpresa del presidente
Al-Sadat a Gerusalemme nel 1977 – primo leader arabo a recarsi in Israele,
scandalizzando gran parte del mondo arabo – contraccambiata due mesi dopo
da quella del premier israeliano Begin a Ismailia.

Al Sadat, Jimmy Carter e Begin

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La prima Intifada, 1987

Esasperati dal mancato riconoscimento delle proprie
aspirazioni nazionali, nel 1987 i palestinesi di Gaza e
della Cisgiordania cominciarono una serie di proteste
contro l’occupazione israeliana. Questi atti assunsero
presto le dimensioni di une vera e propria sollevazione
popolare – la Prima Intifada – che si protrasse fino al
1993 e portò alla morte di più di 1900 palestinesi e di
200 israeliani. È in questi anni di proteste e di duri
scontri che nacque il Movimento della Resistenza
Islamica (Hamas), un’organizzazione di stampo
islamista, nata da una costola della Fratellanza
Musulmana e caratterizzata fin da subito dalla sua
intransigenza nei confronti di Israele.

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Qual’e’ l’ideologia del movimento?

Nel suo statuto del 1988, Hamas ha affermato che la Palestina è una patria islamica che
non potrà mai essere ceduta a non musulmani e che condurre una “guerra santa” per
sottrarre il controllo della Palestina a Israele è un dovere religioso per i musulmani
palestinesi. Questa posizione ha portato al conflitto con l’OLP, che nel 1988 ha
riconosciuto il diritto all’esistenza di Israele. Hamas, infatti, ha presto iniziato ad agire in
modo indipendente dalle altre organizzazioni palestinesi, generando animosità tra il
gruppo e le sue controparti nazionaliste laiche. Hamas fa parte di una “rete regionale”. Ne
fa parte l’Iran, paese leader di attori statuali e non statuali della galassia sciita come la
Siria di Bashar Al-Assad e il gruppo islamista sciita Hezbollah in Libano, tutti
ampiamente contrari alla politica statunitense in Medio Oriente e a Israele.

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Che cos’e’ Hamas?

Hamas è un movimento militante islamico e uno dei due principali partiti politici dei Territori
palestinesi. L’altro movimento e Al-Fatah, che detiene la presidenza dell’Organizzazione per la
liberazione della palestina (OLP). Hamas governa più di due milioni di palestinesi nella Striscia di
Gaza, ma il gruppo è noto soprattutto per la sua lotta armata contro Israele. Decine di Paesi – tra
cui Israele, Stati Uniti, Unione Europea e Regno Unito – hanno designato Hamas come
organizzazione terroristica, anche se alcuni applicano questa etichetta solo alla sua ala militare.

Ismail Haniyeh, a senior political leader of Hamas, at
a meeting in Moscow

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Come e’ organizzato?

La politica generale è stabilita da un organo consultivo superiore, detto Politburo, che

opera in esilio.

I comitati locali gestiscono le questioni di base a Gaza e in Cisgiordania.

Ismail Haniyeh ricopre attualmente il ruolo di capo politico, dopo aver sostituito il leader

di lunga data Khaled Meshaal nel 2017. Dal 2020 opera da Doha, in Qatar, secondo

quanto riferito, perché l’Egitto limita i suoi movimenti da e verso Gaza.

Marwan Issa e Mohammed Deif comandano l’ala militare di Hamas, le Brigate Izzeddin

al-Qassam (che prendono il nome da un militante palestinese morto negli anni ’30 e

considerato un martire della causa).

42

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Hamas - acronimo di Harakat al-Muqawama al-Islamiya (“Movimento di resistenza islamica”) - è un’organizzazione
islamista che adopera metodi terroristici (come abbiamo visto nelle azioni feroci del 7 ottobre contro gli israeliani
che vivevano vicino alla Striscia di Gaza) ma anche uno dei due principali partiti politici dei territori palestinesi.
Avendo vinto le elezioni, governa – ricorrendo anche alla pena di morte - più di due milioni di palestinesi nella
Striscia di Gaza. Hamas è stato fondato a Gaza dallo sceicco Ahmed Yassin, un ecclesiastico palestinese e attivista
delle sezioni locali dei Fratelli Musulmani, nel dicembre 1987, dopo lo scoppio della Prima Intifada. Il movimento ha
continuato a guidare la resistenza violenta anche durante la Seconda Intifada, all’inizio degli anni 2000. Il capo di
Hamas è Ismail Haniyeh, eletto leader nel 2017; è stato anche primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese,
dopo aver vinto le legislative nel 2006 proprio con Hamas. Vive all’estero, lontano dalla Striscia. È l’uomo che il
mondo intero ha visto pregare con i suoi accoliti in segno di ringraziamento in un hotel a 5 stelle in Qatar ai
massacri in Israele. Il movimento è composto da due rami: uno armato (le brigate Izz al-Dīn al-Qassām) e uno
politico. Israele, Usa e la Ue la considerano un’organizzazione terroristica e in quanto tale Hamas è tagliato fuori
dall’assistenza ufficiale degli Stati Uniti e dell’Unione Europea. L’Iran, invece, è uno dei maggiori benefattori di
Hamas, che contribuisce con fondi, armi e addestramento e attualmente fornisce circa 100 milioni di dollari all’anno.
L’obiettivo dichiarato da Hamas è la liberazione dei luoghi santi islamici e l’indipendenza dei Territori palestinesi. Il
suo statuto prevede l’eliminazione dello Stato d’Israele con ogni mezzo. Ma le ragioni sono più profonde secondo
gli analisti politici e sono da ricercare nel legame di Hamas con l’altro nemico di Israele, l’Iran. Il cui scopo sarebbe
interrompere le trattative in corso tra Israele e Arabia Saudita per un allargamento dei cosiddetti Accordi di Abramo
del 2020 sponsorizzati dagli Stati Uniti, ma anche di bloccare le trattative di pace tra Israele e l’Autorità Nazionale
Palestinese di Abu Mazen. Non è stato però finora provato un diretto coinvolgimento dell’Iran che si è dichiarato
estraneo agli ultimi massacri.

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Le Brigate Ezzedin al-Qassam sono state
ufficialmente istituite nel 1991 per fornire ad
Hamas una potenza militare. Prendono il nome
da colui che è considerato dai palestinesi il
padre della resistenza agli inglesi

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La Dichiarazione di Indipendenza fu scritta dal
poeta Mahmoud Darwish e letta da Yasser Arafat il
15 novembre 1988 (5 Rabi 'al-Thani 1409), durante
la sessione conclusiva del 19° Consiglio Nazionale
Palestinese suscitando una standing ovation dei
presenti. L'organo legislativo dell'OLP aveva in
precedenza approvato il documento con 253 voti
favorevoli, 46 contrari e 10 astenuti.

Al termine della dichiarazione, Arafat dichiarò di
assumere il titolo di "Presidente della Palestina",
col quale ad aprile del 1989 fu formalmente eletto
dal Consiglio centrale dell'OLP.

45

Multiple Choice

Per la prima volta un paese arabo riconosce lo stato di Israele. Quando?

1

Prima Intifada

2

Accordi di Abramo

3

Dichiarazione Balfour

4

Gli accordi di Camp David

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Gli accordi di Oslo, 1993
Nel 1993, vengono siglati gli accordi di
Oslo tra Israele e l’Organizzazione per
la Liberazione della Palestina (OLP)
con l’obiettivo di realizzare il diritto del
popolo

palestinese

all’autodeterminazione.

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L'Autorità Nazionale Palestinese (ANP) è l'organismo politico di
autogoverno palestinese ad interim, formato nel 1994 in conseguenza
degli Accordi di Oslo per governare la Striscia di Gaza e le aree A e B
della Cisgiordania.

Abu Mazen

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Ehud Barak, in seguito alle pressioni del presidente Bill Clinton,
offrì a Yāsser ʿArafāt uno Stato palestinese nella Cisgiordania e
nella striscia di Gaza con capitale Gerusalemme Est, il ritorno di
un limitato numero di profughi e un indennizzo per gli altri. Con
una mossa estremamente criticata, ʿArafāt rifiutò l'offerta di
Barak, senza peraltro presentare delle controproposte. Il summit,
quindi, non ebbe successo.

Vertice di Camp David, 2000

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La Seconda Intifada, anni 2000

Lo stallo nei negoziati contribuì a infiammare
nuovamente i Territori palestinesi tra il 2000 e il 2005
con lo scoppio della Seconda Intifada.Rispetto alla
prima, questa fu molto più violenta e portò alla morte
di quasi cinquemila palestinesi e più di milleisraeliani.
Nel 2002, nel pieno della sollevazione popolare
palestinese, Israele cominciò la costruzione di un
muro di separazione tra i propri territori e quelli
palestinesi in Cisgiordania. Il tracciato del muro non
rispettava però la Linea Verde (stabilita nel 1949 fra
Israele e il regno di Giordania), discostandosi in
alcuni casi di decine di chilometri. Secondo le autorità
israeliane lo scopo del muro era quello di contribuire
alla sicurezza del paese. La sua costruzione ha
avuto, e continua ad avere, un impatto negativo sulla
vita dei palestinesi.

Ariel Sharon

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In seguito,

con

il piano

di

disimpegno unilaterale proposto
dal primo ministro Ariel Sharon
nel

2003,

comincia

lo

smantellamento degli insediamenti
israeliani nella Striscia di Gaza.

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I due Paesi all'interno dell’ONU

Israele

fondata

nel

1948,

non

è

riconosciuta

da 28 stati

membri

dell'ONU.

L'Organizzazione per la Liberazione
della Palestina (OLP), che gode del
riconoscimento

internazionale

come

unico

rappresentante

del

popolo

palestinese, ha riconosciuto Israele nel
1993. Tuttavia nel 2018 il Consiglio
nazionale palestinese ha votato per
sospendere il riconoscimento di Israele

La Palestina è uno Stato a «riconoscimento limitato». Il 15
novembre 1988 l'OLP proclamò lo «Stato della Palestina» con
capitale Gerusalemme e senza specificare chiaramente i confini.
Nel mese successivo, tale Stato fu rapidamente riconosciuto dagli
stati della Lega Araba, tra cui Egitto e Giordania. Dopo gli
Accordi di Oslo del 1993 firmati dal premier israeliano
Rabin e da Arafat, l'Olp ha riconosciuto il diritto di
Israele di esistere e Israele ha riconosciuto l'Olp come
rappresentante del popolo palestinese. Dal 2012, solo
nella qualità di «Stato osservatore» alle Nazioni Unite, lo Stato
di Palestina

è riconosciuto

come

soggetto

di diritto

internazionale ufficialmente da 138 Stati, tra cui l’Italia. Nel 1994
l'OLP ha istituito come amministrazione territoriale l'Autorità
nazionale palestinese (Anp) in parti della Cisgiordania e della
striscia di Gaza. Ma a Gaza comanda Hamas (che sta prendendo
piede anche nelal West Bank).

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2. I territori palestinesi: la Striscia di Gaza e la Cisgiordania

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Che cos’è la Striscia di Gaza?

La striscia di Gaza è una regione costiera di 360 km
quadrati popolata da più di 2 milioni di persone, di
cui oltre 1 milione e 400mila con lo status di rifugiati.
Dal 1967 fino al 2005, anche questa zona è stata
occupata militarmente da Israele. Nel 2007, due
anni dopo il ritiro israeliano, Hamas ha preso il
controllo della Striscia e da allora Israele continua
a operare un blocco, ovvero la chiusura quasi totale
dei valichi di frontiera e degli accessi via mare e
aerei, che dura tutt’ora. Oggi a Gaza oltre l’80%
della popolazione vive grazie agli aiuti umanitari,
mentre il tasso di disoccupazione sfiora il 50%. A
causa delle continue chiusure dei valichi d’accesso,
da parte israeliana, le poche imprese che si
dedicano alla produzione di beni di prima necessità
lavorano a intermittenza. La chiusura dei valichi di
frontiera ha reso poi ancora più difficile la crescita
economica di Gaza e la ricostruzione dopo la
devastazione provocata dagli interventi militari
israeliani degli ultimi anni.

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Hebron

https://www.iene.mediaset.it/video/come-vivevano-insiem
e-ebrei-e-palestinesi-prima-del-7-ottobre-2023_1289652.s
html

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Che cos’e’ la Cisgiordania?

La Cisgiordania è una regione situata nella zona
occidentale del fiume Giordano, ad est di Israele, ed
è abitata da quasi tre milioni di palestinesi. Nel 1967,
durante la Guerra dei Sei Giorni, Israele occupa
ulteriori territori, inclusa la Cisgiordania, che rimane
sotto il controllo israeliano ancora oggi, con alcune
aree autonome gestite dall’Autorità Nazionale
Palestinese. Nel 1993, gli Accordi di Oslo aprono la
strada a una parziale autonomia palestinese in
alcune zone della Cisgiordania, suddividendola in
aree A (sotto controllo palestinese), B (con controllo
congiunto) e C (sotto il controllo israeliano). Tuttavia,
le dispute sui territori, la sicurezza e altre questioni
ostacolano la piena implementazione degli accordi.
Nel 2007, il conflitto tra i principali partiti palestinesi
Hamas e Fatah, in seguito al fallimento della
creazione di un governo di coalizione, porta Hamas
al governo della Striscia di Gaza, mentre un
gabinetto di emergenza guidato da Fatah
continua a governare la Cisgiordania.

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Le colonie sono insediamenti israeliani, e in molti casi
vere e proprie città, costruiti nei territori palestinesi
occupati, autorizzati e spesso finanziati dal governo
israeliano. Nonostante siano considerate illegali dal
diritto internazionale, il numero di colonie è andato via
via crescendo nel corso degli anni. Oggi le colonie sono
presenti in Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est), e
nelle alture del Golan, ampiamente considerate a livello
internazionale

come

parte

del

territorio

siriano.

Gerusalemme Est e le alture del Golan sono state
annesse da Israele, anche se la comunità internazionale
ha respinto tale decisione. A oggi ci sono più di cento
insediamenti israeliani in Cisgiordania, per un totale di
oltre 450mila coloni, a cui si sommano altri 220mila
coloni residenti a Gerusalemme Est. Inoltre, più di
20mila cittadini israeliani vivono in insediamenti sulle
alture del Golan.

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Gerusalemme

L’importanza di Gerusalemme risiede tutta nella sua storia. Questa
città, spesso definita “tre volte santa”, è infatti estremamente
importante per ebrei, cristiani e musulmani dato che vi si trovano
alcuni dei luoghi santi per eccellenza di tutte e tre le religioni
monoteiste. All’interno della Città Vecchia di Gerusalemme sono
infatti ubicati sia il Monte del Tempio e il Muro del Pianto sacri per gli
ebrei, sia la moschea al-Aqsa, terzo sito religioso più importante per i
musulmani, e la basilica del Santo Sepolcro, luogo di sepoltura di
Gesù. Il piano di spartizione ONU del 1947 prevedeva che
Gerusalemme venisse posta sotto tutela internazionale. La linea
dell’armistizio del 1949 finì per dividere la città in una parte ovest,
controllata da Israele, e una parte est, controllata inizialmente dalla
Giordania. Nella Guerra dei sei giorni del 1967 Israele riuscì a
conquistare Gerusalemme Est (così come il resto della Cisgiordania),
per poi annettere questa parte della città nel 1980.

https://www.raiplay.it/video/
2019/04/Gerusalemme-la-ci
tta-tre-volte-Santa-2104201
9-3702d593-c03f-41d7-b30

9-bf58dee3f4ca.html

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La spianata delle Moschee e la Cupola della Roccia

Il muro del pianto

La basilica della Resurrezione

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Da allora Israele ha cercato di
modificare

la

composizione

demografica di questa parte della
città, portando avanti una politica di
sgombero

e abbattimento

delle

abitazioni

palestinesi

e

di

insediamento di cittadini israeliani
nell’area. I palestinesi, di contro,
cercano di salvaguardare la loro
presenza in questa porzione di città.
Nel

2017,

l’amministrazione

statunitense

guidata

da

Donald

Trump ha riconosciuto Gerusalemme
come capitale di Israele e altri Paesi
ne hanno seguito l’esempio nei mesi
successivi. Nel 2018 l’ambasciata
Usa nel paese è stata trasferita a
Gerusalemme da Tel Aviv.

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3. Il contesto recente: la politica nazionalista di “destra-destra” di

Netanyahu e gli Accordi di Abramo

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La politica di destra-destra di Benjamin Netanyahu

A complicare ulteriormente la situazione politica vi è stata anche la crescente
tensione interna di Israele, complice dell’esacerbazione delle violenze. A fine
dicembre 2022 si è ufficialmente insediato l’ennesimo governo guidato Benjamin
Netanyahu, dopo che la coalizione di destra di cui fa parte il suo partito, il Likud,
aveva vinto le elezioni parlamentari ottenendo 65 seggi su 120. Quello di Netanyahu
è il governo più di destra della storia dello Stato ebraico: i partiti che ne fanno parte
difendono posizioni conservatrici e ultraortodosse e contestano l’idea della
“soluzione a due Stati” per il conflitto israelo-palestinese – una formula che vorrebbe
l’istituzione di uno stato palestinese in Cisgiordania.

Fra le prime decisioni dell’esecutivo di Netanyahu ci sono state la legalizzazione di
nove colonie israeliane in Cisgiordania e l’approvazione della costruzione di nuove
colonie. La comunità internazionale denuncia come illegali le colonie israeliane nei
territori palestinesi e le ritiene il principale ostacolo per il raggiungimento della pace.
Inoltre, il parlamento ha approvato una legge per revocare la cittadinanza o il
permesso di residenza non solo a tutti coloro che sono condannati per terrorismo, ma
anche a chi riceve sostegno pecuniario dall’Autorità nazionale palestinese.

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Gli Accordi di Abramo, 2020

Sono degli accordi di normalizzazione delle
relazioni diplomatiche tra Israele e gli Emirati
Arabi Uniti, il Bahrein e il Marocco (oltre che il
Sudan). Negli ultimi tre anni, l’interscambio tra
questi

paesi

e Israele

è cresciuto

notevolmente, ma una soluzione al conflitto
israelo-palestinese, che le parti nell’Accordo si
impegnavano a promuovere, rimane ancora
lontana.

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La mattina del 7 ottobre un attacco di Hamas è stato lanciato dalla Striscia di Gaza
cogliendo di sorpresa Israele. Migliaia di razzi da Gaza sono stati lanciati verso le
regioni del centro e del sud di Israele. Allo stesso tempo, miliziani del gruppo
palestinese islamico oltrepassavano il confine israeliano dalla Striscia di Gaza per
dare inizio a un’operazione di terra e prendere il controllo di alcune località nel sud del
paese. L’operazione di Hamas ha causato la morte di almeno 1.400 israeliani e più di
3mila feriti. L’escalation tra Hamas e Israele è stata descritta come la più violenta
degli ultimi anni e paragonata alla guerra alla guerra dello Yom Kippur (o guerra di
ottobre): iniziata il 6 ottobre 1973 durante i festeggiamenti del Kippur. Fu
un’operazione militare congiunta organizzata da Egitto e Siria che colse di sorpresa
Israele. L’operazione portata avanti da Hamas ha avuto inizio a un giorno dal
cinquantesimo anniversario della guerra del ‘73.

4. Il casus belli: l’attacco del 7 ottobre 2023 di Hamas

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VIDEO dell’attacco:

https://www.la7.it/piazzapulita/vid
eo/la-ricostruzione-dellattacco-di-
hamas-a-israele-13-10-2023-5077
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Per saperne di più sui Kibbutz:
https://www.jewishagency.org/wh
at-exactly-is-a-kibbutz/

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Sintesi….

https://www.famigliacristiana.it/articolo/il-conflitto-israelo-palestinese-in-dieci-doma
nde-e-risposte.aspx

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Libri consigliati:

L’epos dell’immigrazione ebraica in Terra Promessa, la
Palestina nei primi anni del Novecento. Grandi illusioni,
poco lavoro, molta miseria. E più di settanta lingue che
si incrociano

in un territorio

ancora

governato

dall’impero ottomano. Tra Giaffa (l’odierna Tel Aviv) e
Gerusalemme si snodano le vicende di Isacco Kumer,
giovane di belle speranze arrivato dalla Galizia, quelle
dei suoi amici e dei suoi amori: la russa Sonia, colta ed
emancipata, la splendida Shifra, figlia di un rabbino
ultraortodosso. E poi c’è Balac: un cane randagio che
pensa e sogna come un uomo, uno dei personaggi più
belli e originali nella storia della letteratura. Il tutto
raccontato

in una

lingua

sempre

inventiva

e

straordinariamente ironica.

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Il conflitto arabo-israeliano:

1948-2023

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