Search Header Logo
Tancredi e Ghismunda

Tancredi e Ghismunda

Assessment

Presentation

Other

11th Grade

Practice Problem

Medium

Created by

Chiara Catello

Used 2+ times

FREE Resource

29 Slides • 8 Questions

1

Tancredi e
Ghismunda

Boccaccio, Decameron, IV, 1

Prof.ssa Chiara Catello

media

2

Multiple Choice

Ci troviamo nella quarta giornata nella quale sotto il reggimento...

1

d’Emilia, si ragiona ciascuno secondo che gli piace e di quello che più gli aggrada.

2

di Filostrato, si ragiona di coloro li cui amori ebbero infelice fine.

3

di Neifile, di chi alcuna cosa molto da lui desiderata con industria acquistasse o la perduta ricoverasse.

4

di Fiammetta, si ragiona di ciò che ad alcuno amante, dopo alcuni fieri o sventurati accidenti, felicemente avvenisse.

3

media

Fiera materia di ragionare n’ha oggi il nostro re data, pensando che, dove per rallegrarci venuti siamo, ci convenga raccontar l’altrui lagrime, le quali dir non si possono che chi le dice e chi l’ode non abbia compassione. Forse per temperare alquanto la letizia avuta li giorni passati l’ha fatto: ma che che se l’abbia mosso, poi che a me non si conviene di mutare il suo piacere, un pietoso accidente, anzi sventurato e degno delle nostre lagrime racconterò.

Cornice narrativa
Introduzione alla IV giornata: autodifesa
Scelta dell'argomento: amori infelici
Re: Filostrato Narratrice: Fiammetta

​Cornice narrativa

Fiammetta - Emma Sandys 1876

4

Tancredi, prencipe di Salerno, fu signore assai umano e di benigno ingegno, se egli nell’amoroso sangue nella sua vecchiezza non s’avesse le mani bruttate; il quale in tutto lo spazio della sua vita non ebbe che una figliuola, e più felice sarebbe stato se quella avuta non avesse. Costei fu dal padre tanto teneramente amata, quanto alcuna altra figliuola da padre fosse giá mai: e per questo tenero amore, avendo ella di molti anni avanzata l’età del dovere avere avuto marito, non sappiendola da sé partire, non la maritava; poi alla fine, ad un figliuolo del duca di Capova datala, poco tempo dimorata con lui, rimase vedova ed al padre tornossi.
Era costei bellissima del corpo e del viso quanto alcuna altra femina fosse mai, e giovane e gagliarda e savia più che a donna per avventura non si richiedea.

Tancredi, prenze di Salerno, uccide l’amante della figliuola e mandale il cuore in una coppa d’oro; la quale, messa sopra esso acqua avvelenata, quella si bee, e così muore.

​Prologo: Presentazione dei personaggi e degli antefatti

5

E dimorando col tenero padre, sì come gran donna, in molte dilicatezze, e veggendo che il padre, per l’amor che egli le portava, poca cura si dava di più maritarla, né a lei onesta cosa pareva il richiedernelo, si pensò di volere avere, se esser potesse, occultamente un valoroso amante.
E veggendo molti uomini nella corte del padre usare, gentili ed altri, sì come noi veggiamo nelle corti, e considerate le maniere ed i costumi di molti, tra gli altri un giovane valletto del padre il cui nome era Guiscardo, uom di nazione assai umile ma per vertù e per costumi nobile, più che altro le piacque, e di lui tacitamente, spesso veggendolo, fieramente s’accese, ognora più lodando i modi suoi. Ed il giovane, il quale ancora non era poco avveduto, essendosi di lei accorto, l’aveva per sì fatta maniera nel cuor ricevuta, che da ogni altra cosa quasi che da amar lei aveva la mente rimossa.

​Prologo: Presentazione dei personaggi e degli antefatti

6

In cotal guisa adunque amando l’un l’altro segretamente, niuna altra cosa tanto disiderando la giovane quanto di ritrovarsi con lui, né volendosi di questo amore in alcuna persona fidare, a dovergli significare il modo seco pensò una nuova malizia. Essa scrisse una lettera, ed in quella ciò che avesse a fare il dí seguente per esser con lei gli mostrò; e poi, quella messa in un bucciuolo di canna, sollazzando la diede a Guiscardo e dicendo: — Fara’ne questa sera un soffione alla tua servente, col quale ella raccenda il fuoco. — Guiscardo il prese, ed avvisando, costei non senza cagione dovergliele aver donato e così detto, partitosi, con esso se ne tornò alla sua casa, e guardando la canna, e quella veggendo fessa, l’aperse, e dentro trovata la lettera di lei e lettala, e ben compreso ciò che a fare avea, il più contento uom fu che fosse già mai, e diedesi a dare opera di dovere a lei andare secondo il modo da lei dimostratogli.

​Sviluppo: Amore segreto e Industria di Ghismunda

7

Era allato al palagio del prenze una grotta cavata nel monte [...] ed in questa grotta per una segreta scala la quale era in una delle camere terrene del palagio, la quale la donna teneva, si poteva andare, come che da un fortissimo uscio serrata fosse. Ed era sì fuori delle menti di tutti questa scala, per ciò che di grandissimi tempi davanti usata non s’era, che quasi niuno che ella vi fosse si ricordava: ma Amore, agli occhi del quale niuna cosa è sí segreta, che non pervenga, l’aveva nella memoria tornata alla ’nnamorata donna. La quale, acciò che niun di ciò accorgersi potesse, molti dí con suoi ingegni penato avea anzi che venir fatto le potesse d’aprir quello uscio; il quale aperto, e sola nella grotta discesa e lo spiraglio veduto, per quello aveva a Guiscardo mandato a dire che di venir s’ingegnasse, avendogli disegnata l’altezza che da quello infino in terra esser poteva. [...]

​Sviluppo: Lo stratagemma

8

La quale il seguente dí, faccendo sembianti di voler dormire, mandate via le sue damigelle e sola serratasi nella camera, aperto l’uscio, nella grotta discese, dove trovato Guiscardo, insieme maravigliosa festa si fecero; e nella sua camera insieme venutine, con grandissimo piacere gran parte di quel giorno si dimorarono: e dato discreto ordine alli loro amori, acciò che segreti fossero, tornatosi nella grotta Guiscardo ed ella serrato l’uscio, alle sue damigelle se ne venne fuori. Guiscardo poi la notte vegnente, su per la sua fune salendo, per lo spiraglio donde era entrato se n’uscì fuori e tornossi a casa: ed avendo questo cammino appreso, più volte poi in processo di tempo vi ritornò.

​Sviluppo: Gli incontri segreti

media

9

Multiple Choice

Cosa vi ricorda l'amore tra Ghismunda e Guiscardo?

1

L'amore tra Lancillotto e Ginevra.

2

L'amore tra Dante e Beatrice.

3

L'astuzia e la malizia di Richeau.

4

L'amore tra Guiglielmo IX e la donna amata.

5

L'amore tra Petrarca e Laura.

10

​Sviluppo: l'imprevisto

FORTUNA

media

​Ma la fortuna, invidiosa di cosí lungo e di cosí gran diletto, con doloroso avvenimento la letizia de’ due amanti rivolse in tristo pianto.

[...] Tancredi si addormentò nascosto nella camera della figlia

e sentì e vide ciò che Guiscardo e la figliuola facevano: e dolente di ciò oltre modo, prima gli volle sgridare, poi prese partito di tacersi e di starsi nascoso, se egli potesse, per potere

più cautamente fare e con minor sua vergogna quello che già gli era caduto nell’animo di dover fare. [...] Tancredi[...] senza essere da alcun veduto, dolente a morte, alla sua camera si tornò.

media

11

E per ordine da lui dato, all’uscir dello spiraglio, la seguente notte in sul primo sonno, Guiscardo, cosí come era nel vestimento del cuoio impacciato, fu preso da due e segretamente a Tancredi menato; il quale, come il vide, quasi piagnendo disse: — Guiscardo, la mia benignità verso te non avea meritato l’oltraggio e la vergogna la quale nelle mie cose fatta m’hai, síìcome io oggi vidi con gli occhi miei. — Al quale Guiscardo niuna altra cosa disse se non questo: — Amor può troppo piú che né voi né io possiamo. — Comandò adunque Tancredi che egli chetamente in alcuna camera di là entro guardato fosse; e così fu fatto.

L'indomani Tancredi si recò dalla figlia e piangendo cominciò a dirle:

​Sviluppo: La reazione di Tancredi

ONORE - AMORE

12

— Ghismunda, parendomi conoscere la tua vertù e la tua onestà, mai non mi sarebbe potuto cader nell’animo, quantunque mi fosse stato detto, se io co’ miei occhi non l’avessi veduto, che tu di sottoporti ad alcuno uomo, se tuo marito stato non fosse, avessi, non che fatto, ma pur pensato; di che io in questo poco di rimanente di vita che la mia vecchiezza mi serba sempre sarò dolente di ciò ricordandomi. Ed or volesse Iddio che, poi che a tanta disonestà conducerti dovevi, avessi preso uomo che alla tua nobiltà decevole fosse stato: ma tra tanti che nella mia corte n’usano eleggesti Guiscardo, giovane di vilissima condizione, nella nostra corte quasi come per Dio da piccol fanciullo infino a questo dì allevato; di che tu in grandissimo affanno d’animo messo m’hai, non sappiendo io che partito di te mi pigliare. Di Guiscardo, il quale io feci stanotte prendere quando dello spiraglio usciva, ed hollo in prigione, ho io già meco preso partito che farne;

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

ONESTÀ - NOBILTÀ

13

ma di te, sallo Iddio che io non so che farmi. Dall’una parte mi trae l’amore il quale io t’ho sempre più portato che alcun padre portasse a figliuola, e d’altra mi trae giustissimo sdegno preso per la tua gran follia: quegli vuole che io ti perdoni e questi vuole che io contro a mia natura in te incrudelisca; ma prima che io partito prenda, disidero d’udire quello che tu a questo déi dire. — E questo detto, basso il viso, piagnendo sí forte come farebbe un fanciul ben battuto.
Ghismunda, udendo il padre e conoscendo non solamente il suo segreto amore esser discoperto, ma ancora preso Guiscardo, dolore inestimabile sentì ed a mostrarlo con romore e con lagrime, come il più le femine fanno, fu assai volte vicina: ma pur questa viltà vincendo il suo animo altiero, il viso suo con maravigliosa forza fermò, e seco, avanti che a dovere alcun priego per sé porgere, di più non istare in vita dispose, avvisando già esser morto il suo Guiscardo;

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

AMORE VS ONORE

14

per che, non come dolente femina o ripresa del suo fallo, ma come noncurante e valorosa, con asciutto viso ed aperto e da niuna parte turbato cosí al padre disse:
— Tancredi, né a negare né a pregare son disposta, per ciò che né l’un mi varrebbe né l’altro voglio che mi vaglia, ed oltre a ciò, in niuno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine ed il tuo amore: ma il vero confessando, prima con vere ragioni difender la fama mia e poi con fatti fortissimamente seguire la grandezza dell’animo mio. Egli è il vero che io ho amato ed amo Guiscardo, e quanto io viverò, che sarà poco, l’amerò, e se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarlo: ma a questo non m’indusse tanto la mia feminile fragilità, quanto la tua poca sollecitudine del maritarmi e la vertù di lui.

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

AMORE - ONORE - NOBILTÀ

cfr. Paolo e Francesca (Inf. V)

15

Multiple Select

Quali figure stilistiche sono presenti nella seguente frase:
"né a negare né a pregare son disposta, per ciò che né l’un mi varrebbe né l’altro voglio che mi vaglia"

1

anafora

2

parallelismo

3

ossimoro

4

paronomasia

5

climax

16

Multiple Choice

Quale figura stilistica è presente nella seguente frase:
"Egli è il vero che io ho amato ed amo Guiscardo, e quanto io viverò, che sarà poco, l’amerò, e se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarlo"

1

figura etimologica

2

poliptoto

3

parallelismo

4

iterazione

5

climax

17

Rifiuto della captatio benevolentiae

​​Exordium

Intenzione di dire la verità, difendere il propio onore e seguire il proprio animo

​​Propositio

Abbina il contenuto, al testo e alle prime tre parti dell'orazione:

il vero confessando, prima con vere ragioni difender la fama mia e poi con fatti fortissimamente seguire la grandezza dell’animo mio

in niuno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine ed il tuo amore

Motivazioni della nascita dell'amore

non m’indusse tanto la mia feminile fragilità, quanto la tua poca sollecitudine del maritarmi e la vertù di lui

Confessione
dell'amore per Guiscardo

io ho amato ed amo Guiscardo, e quanto io viverò, che sarà poco, l’amerò, e se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarlo

​​Narratio

eṡòrdio (ant. essòrdio) s. m. [dal lat. exordium, der. di exordiri «esordire»].
– 1. a. La prima parte dell’orazione, nella quale, secondo la retorica classica, l’oratore si prepara a entrare in argomento.

narrazióne1 s. f. [dal lat. narratio -onis]. – 2. a. Nella retorica classica, la parte dell’orazione (lat. narratio, gr. διήγησις) che seguiva all’esordio e serviva all’esposizione obiettiva del fatto.

Nella retorica classica, la parte del discorso (gr. πρόϑεσις), in cui si enuncia sommariamente, concentrandosi sull’essenziale, quanto verrà in seguito provato.

18

Rifiuto della captatio benevolentiae

​​Exordium

Intenzione di dire la verità, difendere il propio onore e seguire il proprio animo

​​Propositio

il vero confessando, prima con vere ragioni difender la fama mia e poi con fatti fortissimamente seguire la grandezza dell’animo mio

in niuno atto intendo di rendermi benivola la tua mansuetudine ed il tuo amore

Motivazioni della nascita dell'amore

non m’indusse tanto la mia feminile fragilità, quanto la tua poca sollecitudine del maritarmi e la vertù di lui

Confessione
dell'amore per Guiscardo

io ho amato ed amo Guiscardo, e quanto io viverò, che sarà poco, l’amerò, e se appresso la morte s’ama, non mi rimarrò d’amarlo

​​Narratio

19

Esserti dové, Tancredi, manifesto, essendo tu di carne, aver generata figliuola di carne e non di pietra o di ferro; e ricordarti dovevi e déi, quantunque tu ora sii vecchio, chenti e quali e con che forza vengano le leggi della giovanezza: e come che tu, uomo, in parte ne’ tuoi migliori anni nell’armi esercitato ti sii, non dovevi di meno conoscere quello che gli ozi e le dilicatezze possano ne’ vecchi, non che ne’ giovani. Sono adunque, sí come da te generata, di carne, e sí poco vivuta, che ancor son giovane, e per l’una cosa e per l’altra, piena di concupiscibile disidèro, al quale maravigliosissime forze hanne dato l’aver già, per essere stata maritata, conosciuto qual piacer sia a così fatto disidèro dar compimento. Alle quali forze non potendo io resistere, a seguir quello a che elle mi tiravano, sì come giovane e femina, mi disposi, ed innamora’mi.

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

AMORE come forza naturale

20

E certo in questo opposi ogni mia vertù, di non volere a te né a me di quello a che natural peccato mi tirava, in quanto per me si potesse operare, vergogna fare. Alla qual cosa e pietoso Amore e benigna fortuna assai occulta via m’avean trovata e mostrata, per la quale, senza sentirlo alcuno, io a’ miei disidèri perveniva: e questo, chi che ti se l’abbia mostrato o come che tu il sappi, io nol nego. Guiscardo non per accidente tolsi, come molte fanno, ma con diliberato consiglio elessi innanzi ad ogni altro, e con avveduto pensiero a me lo ’ntrodussi, e con savia perseveranza di me e di lui lungamente goduta sono del mio disio.
Di che egli pare, oltre all’amorosamente aver peccato, che tu, più la volgare oppinione che la verità seguitando, con più amaritudine mi riprenda, dicendo, quasi turbato esser non ti dovessi se io nobile uomo avessi a questo eletto, che io con uomo di bassa condizion mi son posta;

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

ONORE, SCELTA e NOBILTÀ

21

in che non t’accorgi che non il mio peccato ma quello della fortuna riprendi, la quale assai sovente li non degni ad alto leva, abbasso lasciando i degnissimi.
Ma lasciamo or questo, e riguarda alquanto a’ princípi delle cose: tu vedrai noi d’una massa di carne tutti la carne avere, e da uno medesimo creatore tutte l’anime con iguali forze, con iguali potenze, con iguali vertù create. La vertù primieramente noi, che tutti nascemmo e nasciamo iguali, ne distinse; e quegli che di lei maggior parte avevano ed adoperavano nobili furon detti, ed il rimanente rimase non nobile. E benché contraria usanza poi abbia questa legge nascosa, ella non è ancor tolta via né guasta dalla natura né da’ buon costumi: e per ciò colui che virtuosamente adopera, apertamente sé mostra gentile, e chi altramenti il chiama, non colui che è chiamato ma colui che chiama commette difetto.

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

ONORE, SCELTA e NOBILTÀ

22

Ragguarda tra tutti i tuoi nobili uomini ed esamina la lor vita, i lor costumi e le loro maniere, e d’altra parte quelle di Guiscardo ragguarda: se tu vorrai senza animosità giudicare, tu dirai lui nobilissimo e questi tuoi nobili tutti esser villani. Delle vertù e del valor di Guiscardo io non credetti al giudicio d’alcuna altra persona che a quello delle tue parole e de’ miei occhi. Chi il commendò mai tanto, quanto tu il commendavi in tutte quelle cose laudevoli che valoroso uomo dée essere commendato? E certo non a torto: ché, se i miei occhi non m’ingannarono, niuna laude da te data gli fu che io lui operarla, e più mirabilmente che le tue parole non poteano esprimere, non vedessi: e se pure in ciò alcuno inganno ricevuto avessi, da te sarei stata ingannata. Dirai adunque che io con uomo di bassa condizion mi sia posta? Tu non dirai il vero: ma per avventura se tu dicessi con povero, con tua vergogna si potrebbe concedere, che cosí hai saputo un valente uomo tuo servidore mettere in buono stato;

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

ONORE, SCELTA e NOBILTÀ

23

ma la povertá non toglie gentilezza ad alcuno, ma sí avere. Molti re, molti gran prencipi furon già poveri, e molti di quegli che la terra zappano e guardan le pecore già ricchissimi furono, e sonne.

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

NOBILTÀ e POVERTÀ

​Cfr. Guinizzelli, «Al cor gentil rempaira sempre amore» (vv. 31-40)
Fere lo sol lo fango tutto ’l giorno:
vile reman, né ’l sol perde calore;
dis’ omo alter: «Gentil per sclatta torno»;
lui semblo al fango, al sol gentil valore:
ché non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
in degnità d’ere’
sed a vertute non ha gentil core,
com’ aigua porta raggio
e ’l ciel riten le stelle e lo splendore.

Il sole colpisce il fango tutto il giorno: esso rimane vile, né il sole perde il suo calore; l'uomo altezzoso dice: «Sono nobile per nascita»; io paragono lui al fango e la nobiltà al sole: infatti non bisogna credere che la nobiltà sia fuori del cuore, nella dignità dell'erede se questi non ha un cuore nobile e virtuoso, come l'acqua è attraversata dai raggi luminosi e il cielo trattiene le stelle e il loro splendore.

24

  • Guiscardo non è di bassa condizione ma solo povero, cosa di cui Tancredi dovrebbe vergognarsi.

  • Tancredi non può adirarsi con la figlia per aver scelto un amante di umili origini.

  • La scelta di Guiscardo come amante non è stata casuale.

  • Intenzione di soddisfare il proprio desiderio senza arrecare disonore.

  • La povertà è un elemento contingente, che non priva della nobiltà; numerosi sono gli esempi.

  • Guiscardo si è mostrato nei fatti il più nobile e ha ricevuto le lodi dello stesso principe.

  • L'amore è pulsione naturale e irresistibile, soprattutto nei giovani

  • Tutti gli uomini nascono uguali e la vera nobiltà è data dalla virtù che si manifesta nella gentilezza d'animo.

Riordina i passaggi dell'argomentazione di Ghismunda qui elencati:

​​Argumentatio

argomentazióne s. f. [dal lat. argumentatio -onis]. – 1. L’argomentare; serie di argomenti a dimostrazione di un assunto: nel calore dell’a.; a. contorta, cavillosa; sono a. che non reggono. 2. Nella logica, con sign. più specifico, un insieme ordinato di proposizioni, una delle quali è posta come dedotta dalle altre.

media

25

Multiple Choice

RIORDINA I PUNTI DELL'ARGUMENTATIO
A. Guiscardo non è di bassa condizione ma solo povero, cosa di cui Tancredi dovrebbe vergognarsi.
B. Tancredi non può adirarsi con la figlia per aver scelto un amante di umili origini.

C. La scelta di Guiscardo come amante non è stata casuale.

D. Intenzione di soddisfare il proprio desiderio senza arrecare disonore.

E. La povertà è un elemento contingente, che non priva della nobiltà; numerosi sono gli esempi.

F. Guiscardo si è mostrato nei fatti il più nobile e ha ricevuto le lodi dello stesso principe.

G. L'amore è pulsione naturale e irresistibile, soprattutto nei giovani

H. Tutti gli uomini nascono uguali e la vera nobiltà è data dalla virtù che si manifesta nella gentilezza d'animo.

1

G, D, C, B, H, F, A, E

2

G, A, B, D, H, E, F, C

3

B, D, G, C, H, A, F, E

26

  1. L'amore è pulsione naturale e irresistibile, soprattutto nei giovani.

  2. Intenzione di soddisfare il proprio desiderio senza arrecare disonore

  3. La scelta di Guiscardo come amante non è stata casuale

  4. Tancredi non può adirarsi con la figlia per aver scelto un amante di umili origini.

  5. Tutti gli uomini nascono uguali e la vera nobiltà è data dalla virtù che si manifesta nella gentilezza d'animo.

  6. Guiscardo si è mostrato nei fatti il più nobile e ha ricevuto le lodi dello stesso principe.

  7. Guiscardo non è di bassa condizione ma solo povero, cosa di cui Tancredi dovrebbe vergognarsi.

  8. La povertà è un elemento contingente, che non priva della nobiltà; numerosi sono gli esempi .

​​Argumentatio

27

L’ultimo dubbio che tu movevi, cioè che di me farti dovessi, caccial del tutto via: se tu nella tua estrema vecchiezza a far quello che giovane non usasti, cioè ad incrudelir, se’ disposto, usa in me la tua crudeltà, la quale ad alcun priego porgerti disposta non sono, sì come in prima cagion di questo peccato, se peccato è; per ciò che io t’accerto che quello che di Guiscardo fatto avrai o farai, se di me non fai il simigliante, le mie mani medesime il faranno. Or via, va’ con le femine a spander le lagrime, ed incrudelendo, con un medesimo colpo e lui e me, se cosí ti par che meritato abbiamo, uccidi. —

​Sviluppo: dialogo tra Tancredi e Ghismunda

AMORE E MORTE

Peroratio

media
media

28

Open Ended

Riassumi a parole tue il contenuto dell'ultima parte del discorso di Ghismunda (Peroratio)

29

Ghismunda invita il padre ad allontanare il dubbio relativo a cosa fare di lei:
se in vecchiaia vuole mostrarsi crudele come non ha mai fatto prima, sfoghi pure la sua crudeltà contro di lei. La fanciulla non è disposta a supplicarlo e si dichiara la prima responsabile del peccato commesso, se peccato si può considerare.
Si dice poi pronta a infliggersi la stessa pena che il padre infliggerà a Guiscardo.

Invita infine il padre ad andarsene a piangere come una donna e, se vuole sfogare la sua crudeltà, uccidere con un solo colpo lei e il suo amante.

GHISMUNDA conclude il suo discorso con una veemente peroratio.
eroina coraggiosa difende le sue scelte e i suoi valori, è coerente, rifiuta gli stereotipi
TANCREDI come "anti-Ghismunda": debolezza, crudeltà, amore = possesso, concezione patriarcale e aristocratica

30

Conobbe il prenze la grandezza dell’animo della sua figliuola, ma non credette per ciò in tutto lei sì fortemente disposta a quello che le parole sue sonavano, come diceva; per che, da lei partitosi e da sé rimosso di volere in alcuna cosa nella persona di lei incrudelire, pensò con gli altrui danni raffreddare il suo fervente amore, e comandò a’ due che Guiscardo guardavano che senza alcun romore lui la seguente notte strangolassono, e trattogli il cuore, a lui il recassero. Li quali, cosí come loro era stato comandato, così operarono; laonde, venuto il dí seguente, fattasi il prenze venire una grande e bella coppa d’oro e messo in quella il cuor di Guiscardo, per un suo segretissimo famigliare il mandò alla figliuola ed imposegli che quando gliele desse, dicesse:
— Il tuo padre ti manda questo per consolarti di quella cosa che tu più ami, come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava. — [...]

​Conclusione: il tragico epilogo

AMORE E MORTE

31

​Conclusione: il tragico epilogo

Tancredi riconosce la grandezza dell'animo della sua figliuola, ma crede che il suo tono retorico sia poco veritiero, quindi decide di non punire lei, ma il ragazzo per freddare il suo fervente amore.

Il giorno dopo, principe si fa preparare una grande e bella coppa d'oro...

Comandò a' due che Guiscardo guardavano che senza alcun romore lui la seguente notte strangolassono, e, trattogli il cuore, a lui il recassero.

e messo in quella il cuor di Guiscardo, per un suo segretissimo famigliare il mandò alla figliuola e imposegli che, quando gliele desse, dicesse: "Il tuo padre ti manda questo, per consolarti di quella cosa che tu più ami, come tu hai lui consolato di ciò che egli più amava".

32

​Conclusione: il tragico epilogo

Ghismunda senza alcuna paura beve il veleno dalla coppa d'oro in cui si trova il cuore di Guiscardo, si mette a letto e accosta il cuore dell'amato al proprio, attendendo la morte.

Le ancelle segnalano a Tancredi lo strano comportamento della figlia e cosi lui entra nella camera per controllare cosa sta avvenendo; capisce tutto e inizia a piangere, assistendo impotente all'agonia della amata figlia, che chiede un ultimo dono: essere seppellita insieme al sua amato.

Ghismunda si fa portare erbe e radici velenose, con cui prepara una pozione fatale; una volta ricevuto il cuore dell'amato, lo bacia e rivolte al cuore di Guiscardo le ultime ardenti parole d'amore piange lacrime dentro la coppa in cui si trova il cuore e vi aggiunge il veleno.

33

​Conclusione: il tragico epilogo

media
media

​Cosí doloroso fine ebbe l’amor di Guiscardo e di Ghismunda, come udito avete; li quali Tancredi dopo molto pianto, e tardi pentuto della sua crudeltà, con general dolore di tutti i salernetani onorevolmente ammenduni in un medesimo sepolcro gli fe’ sepellire.

​Illustrazioni di misellapuella

34

Open Ended

Quale relazione può esserci tra l'introduzione alla giornata IV e questa prima novella?

35

Open Ended

Quali temi tipici del Decameron sono presenti nella Novella di Tancredi e Ghismunda? Elencali.

36

Collegamenti
- POTERE D'AMORE, NOBILTÀ: Dolce Stilnovo
- AMORE ADULTERO, BINOMIO AMORE-MORTE:

Amore cortese, Paolo e Francesca (Inf. V)
- TOPOS DEL CUORE STRAPPATO: lett. provenzale, Vita Nova
- Rappresentazione della figura femminile (tradizione e novità)

Oltre il testo
Condizione della donna
Libertà di amare/scegliere

Agenda2030 o.10 - Ridurre le disuguaglianze

media
media

37

Bibliografia
Ente nazionale Giovanni Boccaccio
https://www.enteboccaccio.it/s/ente-boccaccio/page/home
Letteratura italiana https://letteritaliana.weebly.com/tancredi-e-ghismunda.html
P. Manni, La lingua di Boccaccio, Bologna, il Mulino, 2016.
L. Battaglia Ricci, Boccaccio, Salerno Editrice, 2000
F. M. Toscano, Boccaccio: Tancredi e Ghismunda
https://youtu.be/gHE_NesHJms?feature=shared
Baldi, Giusso, Imparare dai classici a progettare il futuro, vol. 1A pp. 595-
Battistini, Cremante, Fenocchio, Se tu segui tua stella, vol. 1 pp. 605-615

Prof.ssa Chiara Catello

Tancredi e
Ghismunda

Boccaccio, Decameron, IV, 1

Prof.ssa Chiara Catello

media

Show answer

Auto Play

Slide 1 / 37

SLIDE