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Ballata_2025

Ballata_2025

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Easy

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Gioele Marozzi

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20 Slides • 9 Questions

1

​La Ballata

Gioele Marozzi

2

Qualche cenno storico

Le fonti

  • Dante descrive la ballata nel De vulgari eloquentia:

Ogni cosa che, da sé stessa, realizza la propria finalità, è chiaramente più nobile di quelle che hanno bisogno di un intervento esterno; ora, le canzoni possono da sé stesse realizzare il proprio scopo, ma le ballate non possono, - avendo bisogno dei danzatori, in funzione dei quali sono state prodotte. Da ciò si deduce che le canzoni sono da stimarsi più nobili delle ballate, e di conseguenza che la forma delle canzoni è la più nobile fra tutte, poiché nessuno può dubitare che le ballate superino i sonetti nella nobiltà del metro»

De vulgari eloquentia, II, 3 (5)

3

Qualche cenno storico

L'origine

Come gran parte delle forme metriche conosciute, anche la ballata deve la sua struttura a un originario forte legame con la musica (lo scritto era destinato al canto e veniva accompagnato da melodie e danze).

Il tipo di ballata che si afferma in Italia è quello della cosiddetta ballata antica o italiana.

4

Multiple Choice

Come è classificata da Dante la ballata?

1

Stile alto

2

Stile medio

3

Stile basso

5

Qualche cenno storico

La fortuna

  • Metro italiano, attestato principalmente dalla seconda metà del XIII secolo nell'Italia centrale

  • Ignorata dai siciliani

  • Esprime perlopiù temi amorosi (Toscana) e religiosi (Umbria)

  • Nel tempo cade progressivamente in disuso, salvo eccezioni illustri (come Chiabrera) e un rinnovato interesse tra XIX e XX secolo (Carducci, Pascoli, d'Annunzio, ecc.)

6

Struttura

L'architettura della ballata

Una ballata si compone di tre parti principali:
1) una RIPRESA iniziale;
2) una FRONTE suddivisa in più MUTAZIONI (o PIEDI);

3) una VOLTA (o SIRMA).
Solitamente, oltre alla ripresa, una ballata si compone di più stanze (ballata pluristrofica), ma specialmente in contesto laico/profano può comprendere una sola stanza (ballata monostrofica)

7

Struttura

La ripresa

Caratteristica fondamentale è la presenza di una ripresa: si trova all'inizio del componimento, ed è composta da uno o più versi che vengono "ripresi" tra una stanza e l’altra (se le stanze sono più di una) e alla fine; può essere paragonata a un "ritornello" cantato alla fine di ogni stanza.

I versi che la compongono possono presentare anche rime irrelate.

8

Struttura

La fronte

Normalmente è composta da due o tre mutazioni (o piedi), identificabili sulla scorta di una congruenza interna: ogni mutazione, infatti, è composta da uno stesso numero di versi (di norma da 2 a 4) contraddistinti dagli stessi suoni-rima (anche in ordine differente, ma nessun verso è irrelato).

9

Struttura

La volta

È articolata "a imitazione" della ripresa, di cui recupera il numero e il tipo di versi, oltre all'ordine delle rime. Il primo verso, inoltre, riprende la rima dell'ultimo verso della fronte; l'ultimo verso riprende la rima dell'ultimo verso della ripresa (raramente ad essere richiamata è un'altra rima; in ogni caso, è caratteristica della ballata che tutte le stanze terminino con la stessa rima).

10

Multiple Choice

Come si chiamano le partizioni della volta?

1

Fronte

2

Mutazioni

3

Sirma

4

È indivisa

11

Multiple Choice

Come si chiamano le partizioni della fronte?

1

Volta

2

Mutazioni

3

Sirma

4

È indivisa

12

Struttura

I versi

Una ballata può essere costituita da numerosi tipi di versi, in particolare settenari, ottonari, novenari, endecasillabi. Le ballate "formalizzate" e "canoniche" presentano soltanto endecasillabi e settenari.

13

Struttura

Classificazione

A seconda del numero di versi della ripresa, la ballata può essere:

  • Stravagante (più di 4 vv.);

  • Grande (4 vv.);

  • Mezzana (3 vv.);

  • Minore (2 vv.);

  • Piccola (un solo v., endecasillabo);

  • Minima (un solo v., minore dell’endecasillabo).

14

Fill in the Blanks

15

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

​Vedete ch’i son un che vo piangendo W
e dimostrando il giudicio d’Amore X
e già non trovo sì pietoso core X
che, me guardando, una volta sospiri. Y


Novella doglia m’è nel cor venuta, A
la qual mi fa doler e pianger forte; B

e spesse volte avèn che mi saluta A
tanto di presso l’angosciosa Morte, B

che fa ’n quel punto le persone accorte, B
che dicon infra lor: «quest’ha dolore, X
e già, secondo che ne par de fòre, X
dovrebbe dentro aver novi martiri». Y

Ripresa

Fronte

I mutazione

​II mutazione

Volta

16

Multiple Choice

Che balla è Vedete ch'i son un?

1

Stravagante

2

Grande

3

Mezzana

4

Piccola

17

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

​SCHEMA METRICO

Ballata grande di tutti endecasillabi, con schema rimico WXXY AB AB BXXY. Si segnala che i versi pari della ripresa esibiscono una "rima al mezzo" sul quinario, mentre i versi centrali mostrano una "rima per l'occhio":


​Vedete ch’i son un che vo piangendo
e dimostrando il giudicio d’Amore /o/
e già non trovo sì pietoso core /ɔ/
che, me guardando, una volta sospiri.

18

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

Vedete che io sono uno che piange e rende visibile la condanna che ha subito da Amore, eppure non trovo un cuore che per quanto pietoso, guardandomi, riesca a sospirare anche una sola volta.

v.2 «giudicio»: significa propriamente ‘sentenza’ e quindi la punizione che tale sentenza comporta

v.2 «Amore»: personificazione

​Vedete ch’i son un che vo piangendo
e dimostrando il giudicio d’Amore
e già non trovo sì pietoso core
che, me guardando, una volta sospiri.

19

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

Un dolore inaudito mi ha raggiunto il cuore e mi fa lamentare e piangere con forza: e spesso capita che la Morte piena di angoscia mi saluti così da vicino che in quel momento tutti si accorgono di quanto sta accadendo e dicono tra loro: «Costui soffre, e, a vedere quello che ne appare all’esterno, deve patire dentro di sé delle torture incredibili».

Novella doglia m’è nel cor venuta,
la qual mi fa doler e pianger forte;
e spesse volte avèn che mi saluta
tanto di presso l’angosciosa Morte,
che fa ’n quel punto le persone accorte,

che dicon infra lor: «quest’ha dolore,
e già, secondo che ne par de fòre,
dovrebbe dentro aver novi martiri».

20

Open Ended

Che figura retorica è «avèn che mi saluta [...] Morte»?

21

Multiple Choice

Che figura di adeguamento metrico del verso si trova in

«dovrebbe dentro aver novi martiri»?

1

Una dittongazione

2

Una geminazione

3

Una sinalefe

4

Una sineresi

22

Open Ended

Quale significato assue la coppia di parole "novella" - "novi"?

23

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

Questo dolore che è sceso nel cuore ha già distrutto alcuni spiriti che erano arrivati a difendere il cuore dolente che li aveva chiamati a soccorso. Questi spiriti avevano lasciato gli occhi indifesi quando nella mente giunse un rumore che diceva: «Dentro, presto, Bellezza, che egli sta morendo; ma fa’ attenzione che Pietà non si faccia vedere!»

Questa pesanza ch’è nel cor discesa,
ha certi spirite’ già consumati,
i quali eran venuti per difesa
del cor dolente che li avea chiamati.
Questi lasciaro li occhi abbandonati
quando passò nella mente un romore,
il qual dicea: «dentro, Biltà, ch’e’ more;
ma guarda che Pietà non vi si miri!»

24

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

e [ecco] cantare dolcemente i graziosi uccelli tra i rami frondosi; e già l’aurora portatrice di rugiada appare ad oriente e orna le campagne delle sue perle e rende i monti dorati, e dispiegando i bei capelli al vento si fa specchio luminoso del vasto mare.

e tra’ frondosi rami i vaghi augelli

cantar soavemente; e già l’aurora

ne l’oriente rugiadosa appare

e le campagne imperla e i monti indora,

e dispiegando al vento i bei capelli
chiaro specchio si fa de l’ampio mare.

​v. 9: l’aurora assume già un carattere antropomorfico, comincia l’identificazione con la figura femminile

25

Open Ended

Scrivi una riflessione sul ruolo degli aggettivi in questa strofa:

e tra’ frondosi rami i vaghi augelli

cantar soavemente; e già l’aurora

ne l’oriente rugiadosa appare

e le campagne imperla e i monti indora,

e dispiegando al vento i bei capelli

chiaro specchio si fa de l’ampio mare.

26

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

O bell’Aurora, al cui arrivo tutte le cose sono più gradevoli, più liete, più vivaci e più gioiose, la brezza è la tua Messaggera, e tu (lo sei) di Laura.

O bella Aurora, al cui venir più care

sono tutte le cose,

più liete, più ridenti e più gioiose,

l’aura è tua Messaggiera, e tu di Laura.

​v. 11 «Aurora»: Personificazione

«care… liete… ridenti… gioiose»: parallelismo e accumulazione;

v. 14 «l'aura... Laura»: corrispondenza nel senhal/sciarada Laura/l’aura (-> posizione incipitaria e finale del verso)

27

​Torquato Tasso, Ecco sparir le stelle e spirar l’aura

Ecco sparir le stelle e spirar l’aura, W
e tremolar le fronde x

de gli arboscelli al mormorio de l’onde X

che ’l suo spirto dolcissimo ristaura; Y

e tra’ frondosi rami i vaghi augelli A

cantar soavemente; e già l’aurora B

ne l’oriente rugiadosa appare C

e le campagne imperla e i monti indora, B

e dispiegando al vento i bei capelli A

chiaro specchio si fa de l’ampio mare. C

O bella Aurora, al cui venir più care C

sono tutte le cose, d

più liete, più ridenti e più gioiose, D

l’aura è tua Messaggiera, e tu di Laura. Y

Ripresa

Fronte

I mutazione

​II mutazione

Volta

28

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

v. 13 «pesanza»: provenzalismo diffuso nella poesia stilnovista; è sinonimo della «Novella doglia» del v. 5 (il meccanismo descritto, infatti, è lo stesso: qui «è nel cor discesa», là «è nel cor venuta»);

v.15 «per difesa»: per rafforzare la forza vitale del cuore messa a repentaglio dall’amore

v.18 «romore»: accezione guerresca di tumulto (Cavalcanti ricorre a un lessico e a immagini militari: in questo caso, a un assedio);

29

​Guido Cavalcanti, Vedete ch’i son un (Rime, X)

Ecco sparire le stelle e soffiare la brezza, e oscillare le fronde dei piccoli alberi al mormorio delle onde che il suo (della brezza) soffio dolcissimo rinvigorisce.

Ecco sparir le stelle e spirar l’aura,

e tremolar le fronde

de gli arboscelli al mormorio de l’onde

che ’l suo spirto dolcissimo ristaura;

​v.1 «l’aura»: senhal/sciarada petrarchesca;

v. 1 «sparir / spirar»: anagramma e paronomasia.

Spirar/tremolar/mormorio/cantar: elementi uditivi.

​La Ballata

Gioele Marozzi

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