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PROVE DEI MATERIALI

Total questions: 40

Worksheet time: 2hrs 0mins

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1.

La prova di resistenza a trazione consiste nel:

a)

Sottoporre un campione di materiale a carico di flessione applicato lentamente e in modo continuo fino a determinarne la rottura

b)

Sottoporre un campione di materiale a carico di compressione continuo applicato lentamente e in modo continuo fino a determinarne la rottura;

c)

Sottoporre un campione di materiale a carico di trazione applicato lentamente e in modo continuo fino a determinarne la rottura

2.

La prova di resistenza a trazione è considerata la prova più importante, perchè:

a)

I valori di resistenza calcolati sono usati per esprimere le caratteristiche del materiale;

b)

I valori di resistenza calcolati sono usati per calcolare la durezza;

c)

I valori di reistenza calcolati non sono importanti;

3.

La macchina usata per eseguire la prova di resistenza a trazione si chiama universale, perchè:

a)

Da valori attendibili e corretti;

b)

Permette di eseguire, anche, altre prove sui campioni del materiale;

c)

E' usata al livello universale.

4.

La prova viene eseguita su provette unficate, cioè devono avere:

a)

Le stesse caratteristiche del materiale in esame e da esso vengono ricavate;

b)

Possono essere di materiale diverso da quello in esame;

c)

· Possono essere dello stesso materiale con caratteristiche diverse;

5.

Con la provetta unificata si intende:

a)

Campione del materiale con misure e forme ben definite;

b)

Campione del materiale di qualsiasi forma e dimensioni;

c)

Campione del materiale ti tipo e forma precisa.

6.

Nella prova di resistenza a trazione, la fase elestica è:

a)

La fase nella quale il materiale si comporta senza rispettare la legge di proporzionalità tra carico ed allungamento;

b)

La fase nella quale il materiale subisce deformazioni permanenti;

c)

La fase nella quale il materiale si comporta rispettando la legge di proporzionalità tra carico ed allungamento;

7.

Nella prova di resistenza a trazione, la fase elestica-plastica è:

a)

E' la fase nella quale il materiale non subisce cambiamenti permanenti;

b)

E' la fase nella quale cominciano a verificarsi deformazioni permanenti;

c)

E' la fase nella quale il materiale non subisce nulla.

8.

Nella prova di resistenza a trazione, la fase di snervamento è:

a)

E' la fase nella quale continua, solamente, deformazioni permanenti;

b)

E' a fase nella quale il materiale subisce una deformazione temporanea;

c)

E' la fase nella quale il materiale sviluppa elevate deformazioni irreversibili.

9.

L'allungamento percentuale si definisce come:

a)

Il rapporto tra l'allungamento permanente subìto dalla provetta dopo la rottura (Lu-L0) e la lunghezza iniziale (Lo), moltiplicato per cento;

b)

Il rapporto tra la lunghezza iniziale (L0) e la lunghezza finale (Lf) moltipoliacto per cento;

c)

Il rapporto tra il cairco e la lunghezza;

10.

La prova di compressione consiste:

a)

Nell'applicare velocemente un carico uniforme direttamente sul pezzo finito compreso tra due piastre piane, levigate;

b)

Nell'applicare lentamente un carico di qualsiasi entità sul pezzo finito compreso tra due piastre piane;

c)

Nell'applicare lentamente un carico uniforme a un campione di materiale, compreso tra due piastre piane, levigate e parallele;

11.

Eseguendo la prova di compressione ne posso relevare:

a)

Durezza, resistenza e resilienza del materiale;

b)

Resistenza meccanica, deformabilità e duttilità;

c)

Resistenza, elasticità e deformabilità;

12.

La prova di flessione consiste:

a)

Nell'applicare, velocemente, qualsiasi carico, sull'estremità del pezzo finito;

b)

Nell'applicare, gradatamente, un carico, concentrato, su qualsiasi punto della provetta;

c)

Nell'applicare, gradatamente, e con continuità, un carico concentrato, con direzione perpendicolare all'asse geometrico di un corpo, appoggiato agli estremi su due rulli cilindrici liberi di ruotare.

13.

Il momento flettente (Mf) è:

a)

• Lo sforzo applicato all'estremità della provetta;

b)

Lo sforzo di defomazione e di rottura della provetta;

c)

Lo sforzo applicato alle varie sezioni trasversali che crea la sua deformazione.

14.

Le provette utilizzate per la prova di flessione sono:

a)

Di materiale, sezione e dimensioni fisse;

b)

Solo di sezione circolare o quadrata;

c)

Possono essere di sezione qualsiasi (circolare, rettangolare o quadrate), purchè di valore costante su tutta la lunghezza.

15.

La prova di resilienza Charpy consiste:

a)

Nell'applicare, un carico, gradatamente, che provoca la rottura;

b)

Nel misurare l'energia necessaria a rompere, in un sol colpo, la provetta in esame;

c)

Nell'applicare, un carcio, lentamente applicato, sulla provetta in esame;

16.

Si definisce resilienza:

a)

La capacità che ha il materiale a resistere alle forze dinamiche;

b)

La capacità che ha il materiale a resistere alle forze periodiche;

c)

La capacità che ha il materiale a resistere alla rottura per urto;

17.

La macchina "Pendolo di Charpy", ha una energia disponibile di:

a)

P * H = 100 joule;

b)

P * H = 300 joule;

c)

P * H = 400 joule;

18.

Il valore della resilienza "KU" è dato:

a)

Dal lavoro assorbito per la rottura della provetta;

b)

Dal carico applicato sulla provetta e causa la rottura;

c)

Dall'energia applicata che causa la rottura della provetta;

19.

Il metodo di resilienza "KV" viene eseguito:

a)

Con un pendolo Charpy da 200 joule operando su una provetta di 10x10x55 aventi un intaglio a V profondo 2 mm;

b)

Con un pendolo Charpy da 300 joule operando su una provetta di 20x30x55 aventi un intaglio a V profondo 2 mm;

c)

Con un pendolo Charpy da 300 joule operando su una provetta di 10x10x55 aventi un intaglio a V profondo 2 mm;

20.

La rottura è fragile quando:

a)

Avviene per distacco e senza evidenti deformazioni;

b)

Avviene per deformazione plastica, con aspetto fibroso;

c)

Avviene senza nessun tipo di defomazione sulla provetta.

21.

Le prove di durezza consistono:

a)

Nell'applicare, un carico F sulla provetta del materiale causandone la rottura;

b)

Nell'applicare, mediante uno strumento opportuno, un carico F sulla superficie del pezzo e valutarne gli effetti attraverso la misurazione dell'impronta o l'altezza di rimbalzo;

c)

Nell'applicare, mediante uno strumento opportuno, un carico F sulla superficie del pezzo e valutarne gli effetti attraverso la misurazione dell'altezza di rimbalzo;

22.

Si definisce durezza:

a)

La resistenza del materiale alle forze di attrito;

b)

La resistenza del materiale alla scalfitura o penetrazione, da parte di un corpo duro;

c)

La resilienza del materiale alle forze esterne;

23.

Le prove di durezza statiche, sono:

a)

Quelle nelle quali il cairco viene applicato, attraverso un penetratore, per un certo intervallo di tempo;

b)

Quelle, nelle quali il cairco viene applicato, per una sola volta e per un tempo breve;

c)

Quelle, nelle quali il carico viene applicato per urto

24.

La prova di durezza Brinell HB consiste:

a)

Nel far penetrare nel materiale in esame un cono di legno, premuto con una forza F, (carico di prova);

b)

Nel far penetrare nel materiale in esame una sfera di ghisa, premuto con una forza F, (carico di prova);

c)

Nel far penetrare nel materiale in esame una sfera di acciaio duro di diametro D, premuta con una forza F, (carico di prova);

25.

Il diamtero della sfera, generalmente è di 10 mm, può avere differenti valori, in relazione a:

a)

Al peso del pezzo in esame;

b)

Alla superficie, tipo del materiale e la sua lunhgezza;

c)

Alle dimensioni "spessore", del materiale su cui si deve eseguire la prova;

26.

La durezza Brinell (HB) è il rapporto tra:

a)

Il carico di prova F e l'area della superficie dell'impronta S, moltiplicato per una costante n;

b)

L'area della superficie dell'impronta e la costante n;

c)

Il carico di prova F e l'area della superficie dell'impronta S;

27.

La prova di durezza Brinell HB, è valida se:

a)

Rispettata la profondità h dell'impronta; Il diametro d dell'impronta; la distenza tra impronte e i bordi del pezzo;

b)

Rispettata la profondità h dell'impronta; Il diametro d dell'impronta;

c)

Rispettata la profondità h dell'impronta; la distenza tra impronte e i bordi del pezzo;

28.

Nella prova di durezza Brinell HB, la formula: HB= F/S*n, dove n è:

a)

Valore dello spessore del pezzo in esame;

b)

Valore della profondità dell'impronta;

c)

Valore costante (pari a 0.102 mm2/N);

29.

La prova di durezza con metodo Vickers HV, consiste:

a)

Nel far penetrare nel materiale in esame un diamante avente forma quadrata, premuta con una forza F di 100 N per un tempo variabile da 20 a 30 secondi;

b)

Nel far penetrare nel materiale in esame un diamante avente forma piramidale retta a base quadrata, premuta con una forza F di 294 N per un tempo variabile da 10 a 15 secondi;

c)

Nel far penetrare nel materiale in esame un diamante avente forma circolare, premuta con una forza F di 100 N per un tempo variabile da 10 a 15 secondi;

30.

Si definisce durezza Vickers (HV) il rapporto tra:

a)

Il carico di prova F (espresso in Newton) e la lunghezza del pezzo;

b)

Il cairo di prova F (espresso in Newton) e lo spesso del pezzo;

c)

Il carico di prova F (espresso in Newton) e l'area della superficie S dell'impronta (espressa in mm2);

31.

L'angolo al vertice delle facce del penetratore nel metodo (HV) è uguale a:

a)

100o

b)

120°

c)

136°

32.

La prova di durezza ROCKWELL HRB e HRC, consiste:

a)

Nel fare penetrare (in due tempi e con carico prestabilito), una sfera di acciaio duro di diametro 1.58 mm oppure un cono di diamante con ancolo al vertice di 120°.

b)

Nel fare penetrare, una sfera di acciaio duro di diametro 1.58 mm.

c)

Nel fare penetrare (in tre tempi e con carico prestabilito), un cono di diamante con ancolo al vertice di 120°.

33.

Il metodo di durezza ROCKWELL è considerato il metodo più diffuso, per:

a)

La praticità e l'immediatezza della lettura del valore della durezza;

b)

Per il suo costo basso;

c)

Per la sua simplicità nel calcolo;

34.

Nel metodo di durezza ROCKWELL, la formula HRB= 130-e, è usata:

a)

Per prove con penetratore quadrato;

b)

Per prove con penetratore prismatico;

c)

Per prove con penetratore sferico;

35.

Nel metodo did urezza ROCKWELL, la formula HRB= 100-e, è usata:

a)

Per prove con penetratore quadrato;

b)

Per prove con penetratore conico;

c)

Per prove con penetratore sferico;

36.

Nel metodo di durezza ROCKWELL, si utilizza il penetratore a sfera di acciaio duro per i materiali che hanno:

a)

Durezza > 200 HB;

b)

Durezza < 200 HB;

c)

Durezza = 200 HB;

37.

Nel metodo did urezza ROCKWELL, si utilizza il penetratore a cono di diamante duro per i materiali che hanno:

a)

Durezza > 200 HB;

b)

Durezza < 200 HB;

c)

Durezza = 200 HB;

38.

La prova di durezza usa una provetta di forma:

a)

Un campione di forma prismatica;

b)

Un campione di forma quadrata con angoli smussati;

c)

Non usa campioni e viene eseguita direttamente sui pezzi finiti;

39.

Lo strumento in grado si prelevare il valore della durezza, si chiama:

a)

Comparatore;

b)

Penetratore;

c)

Durometro;

40.

Nel metodo di durezza ROCKWELL HRC, l'angolo al vertice del cono è di:

a)

100o

b)

120°

c)

136°