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La Sacra Sindone

La Sacra Sindone

Assessment

Presentation

Religious Studies

10th Grade

Practice Problem

Hard

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stefania ciannella

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LA SACRA SINDONE

HTTPS://WWW.YOUTUBE.COM/WATCH?V=K83366UDTXW

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UNO DEI GRANDI MISTERI DELLA RELIGIONE CRISTIANA

È un lenzuolo funerario di lino su cui si può scorgere l’immagine di

un uomo, torturato e crocifisso. I tratti e i segni di questa figura sono

compatibili con quelli descritti nella Passione di Gesù, di

conseguenza i fedeli e anche alcuni esperti sostengono che quel

lenzuolo sia stato usato per avvolgere il corpo di Cristo nel

sepolcro.

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OSTENSIONE

La Sindone è conservata nel Duomo di Torino e periodicamente viene mostrata.

L’esposizione si chiama ostensione. La Sindone è un lenzuolo color giallo

ocra con trama a spina di pesce (tessitura tipica di duemila anni fa), con forma

rettangolare (4,41 m per 1,13 m), tagliato su uno dei lati lunghi. Secondo una tesi

accreditata, il lenzuolo dovrebbe risalire al Primo secolo e provenire dalla

Palestina: la dimostrazione sono i ritrovamenti nelle fibre del lino di pollini di

diverse specie vegetali originari della Palestina.

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GUNDELIA TOURNEFORTI

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AVINOAM DANIN, PROFESSORE DI BOTANICA DELLA

UNIVERSITÀ EBRAICA DI GERUSALEMME

Danin cominciò a fare ricerche sulla Sindone nel 1995, quando vide alcune sue

fotografie ingrandite. Riconobbe subito immagini di piante dell'area di

Gerusalemme. La prima conclusione che Danin ha tratto dalla sua ricerca botanica

è che, apparendo negli stessi punti le immagini delle piante, sia sulle fotografie

ricavate da differenti tecniche fotografiche, sia sul lino della Sindone, esse devono

necessariamente essere vere e non sono state create artificiosamente dall'uno o

dall'altro metodo fotografico.

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AVINOAM DANIN, PROFESSORE DI BOTANICA DELLA

UNIVERSITÀ EBRAICA DI GERUSALEMME

Fra le centinaia di immagini di fiori, Danin ha scelto per la propria ricerca quelle più

utili come indicatori geografici nonché quelle di piante dai periodi di fioritura più

specifici. Ha così concluso che "l'area in cui le tre piante fresche scelte come

indicatori avrebbero potuto essere raccolte e poste sulla Sindone accanto al corpo

dell'uomo crocifisso è quella compresa fra Gerusalemme e Hebron". Quanto ai

periodi di fioritura, egli osserva che "marzo e aprile sono i mesi dell'anno in cui

fioriscono dieci delle piante identificate sulla sindone".

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DA GERUSALEMME A TORINO

Il lenzuolo è davvero un pezzo di storia che ha attraversato i secoli, non solo
della religione, infatti, presenta diversi segni che datano alcuni eventi e che
purtroppo lo hanno parzialmente danneggiato. Tra questi, ci sono le bruciature
causate dall’incendio della Sainte-Chapelle du Saint–Suaire, in cui era
conservato, nel 1532.

La presenza della Sindone è stata accertata nel 1353, quando il cavaliere Goffredo
di Charny annunciò a Lirey, in Francia, di essere in possesso del telo che aveva
avvolto il corpo di Cristo nel sepolcro.

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DA GERUSALEMME A TORINO

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DA GERUSALEMME A TORINO

Margherita di Charny, discendente di Goffredo, vendette nel 1453 il telo ai duchi di
Savoia che lo portarono a Chambéry. Gli esami sull’autenticità arrivarono diversi
secoli dopo.

Dopo la rovina di Chambéry, la Sacra Sindone, il 15 settembre 1578, è stata
portata a Torino dalla famiglia Savoia. Purtroppo nel 1997 un altro incendio ha
minacciato l’incolumità del lenzuolo, quando le fiamme nella notte tra l’11 e il 12
aprile hanno devastando la Cappella del Guarini nel Duomo, dove era conservata.

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CHI È L’UOMO DELLA SINDONE?

Ciò che rende davvero particolare questo lenzuolo sono le immagini

riportate sulla tela: troviamo una doppia “fotografia” di un corpo

umano nudo di grandezza naturale. Si parla di doppia immagine, perché

abbiamo il lato frontale del corpo e quello posteriore. Questo fa

supporre che Cristo sia stato avvolto.

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CHI È L’UOMO DELLA SINDONE?

C’è anche il segno della testa, perfettamente allineata con la figura, ma
sollevata però dal busto. È una cosa plausibile, perché il collo per
posizione potrebbe non aver lasciato segni. Iniziano, però, proprio
dall’analisi di queste immagini i primi dubbi. I segni presenti
sembrano la proiezione di una figura umana

NON QUELLA CHE SI POTREBBE OTTENERE AVVOLGENDO IL
CORPO NEL LENZUOLO.

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CHI È L’UOMO DELLA SINDONE?

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LA PRIMA FOTO

La Sindone fu fotografata per la prima volta nel 1898 ed è stata proprio in quest’occasione

che si capì che quell’immagine era un negativo (e non un positivo). Apparve chiaro che si trattava

della figura di uomo, con la barba e i capelli lunghi. Molto evidenti erano i segni delle

torture subite: i tagli su costato, le ferite ai polsi e la piaga causata dallo sfregamento di una

grossa trave di legno portata a spalle (la croce probabilmente). È ovvio che la comunità

scientifica si stia, ancora oggi, interrogando sull’autenticità.

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ANALISI DEL CARBONIO 14

Una prova molto interessante è quella ricavata nel 1988 dall’analisi

del carbonio 14, che ha permesso di datare il lenzuolo tra il 1260 e

il 1390. La datazione potrebbe però dipendere dal prelievo dei

campioni analizzati da parti rammendate dopo l’incendio, che colpì il

lino, nel 1532 a Chambéry. Ecco dunque che anche qui non si può

essere sicuri.

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ULTERIORI STUDI

Dopo due anni di lavoro, l’Università e l’Azienda Ospedaliera di

Padova hanno realizzato quello che attualmente è il modello fisico

tridimensionale più scientificamente attendibile dell’immagine

impressa sulla Sindone.

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COSÌ È MORTO L’UOMO

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STATUA DELLO SCULTORE SERGIO RODELLA

La statua di 180 cm, ottenuta realisticamente in gesso (per evitare
possibili ritiri) dallo scultore Sergio Rodella, offre l’immagine di un
uomo dall’aspetto nobile e maestoso, con un fisico longilineo ma
robusto. “La ricostruzione tridimensionale – spiega il coordinatore del
progetto, il prof. Giulio Fanti del Dipartimento di Ingegneria industriale
dell’Università di Padova - ha permesso di ricostruire la posizione del
cadavere.

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OPERA DI SERGIO RODELLA

Questo non era supino, ma, a causa del rigor mortis, manteneva il

busto ruotato, la testa china in avanti e le ginocchia piegate. La

lussazione delle spalle, già documentata da tempo, spiega come

fosse stato possibile unire le braccia del cadavere fino a coprire il pube

senza che fossero legate”.

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ALTRE OPERE

Di statue di Cristo ricavate dalla Sindone se ne sono già realizzate,

basti pensare a quella famosa dello scultore Luigi Mattei in occasione

del Grande Giubileo del 2000, ma questa è stata riprodotta

utilizzando nuove tecniche innovative anche computerizzate, in

base alle misurazioni scientificamente rilevabili dal Sacro Telo, almeno

per il 90%.

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BERNINI SI ISPIRÒ ALLA SINDONE PER SCOLPIRE IL

SALVATOR MUNDI

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DANIELA DI SARRA

Daniela di Sarra, fotografa e umanista, specializzata in foto di opere d’arte, è

ormai nota per aver sdoganato una pista che lega Gian Lorenzo Bernini

alla Sindone di Torino.

Nel suo libro: Bernini, il Salvatore e la Sindone (Gangemi editore 2023), spiega

che i due volti “sono sovrapponibili quasi perfettamente, anche nei segni

delle percosse subite”, come “lo zigomo gonfio, il naso distorto”.

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BERNINI E I SUOI RITRATTI VIVI

La differenza fra i due volti era che il volto del marmo sembrava

vivo, e il Bernini era famoso per i suoi ‘ritratti vivi’, ‘i ritratti che

respirano’.

Daniela di Sarra ha poi scoperto che il Bernini, uomo di profonda

spiritualità, aveva avuto un forte interesse per la Sindone e che

aveva avuto occasione di vederla, a Torino nel 1665, come

ospite specialissimo.

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CROCIFISSO SINDONICO (MONS. RICCI)

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LA FLAGELLAZIONE SULL’UOMO DELLA SINDONE

L’Uomo della Sindone ha subito una feroce flagellazione, che gli fu

imposta non quale preambolo alla crocifissione, ma come pena a sé

stante. Difatti, il numero di colpi che risultano dal Sacro Lino supera

le cento battute, mentre per un condannato alla croce i colpi di

flagello sarebbero stati inferti in cifra nettamente inferiore.

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FLAGELLO

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FLAGRUM ET VIRGA

L’Uomo della Sindone, inoltre, ha subito verosimilmente tanto

il flagrum quanto la virga: fu certamente flagellato nudo, curvo e

fissato, probabilmente ad una colonna bassa. Le aree attorno al

cuore e al viso furono accortamente evitate dai tortores, poiché

avrebbero cagionato la morte del condannato.

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L'UOMO DELLA SINDONE È STATO INCHIODATO

ALLA CROCE AI POLSI NON ALLE MANI.

Nell’iconografia il Cristo crocifisso veniva raffigurato inchiodato per i palmi

delle mani. Questo è un errore grossolano che spesso gli artisti hanno

compiuto e compiono. E’ infatti ormai accertato, attraverso numerosi

esperimenti, che un corpo umano infisso per le palme delle mani, resta

appeso soltanto per pochi minuti, in quanto la struttura interna della

mano non può sopportare il peso dell’intero corpo.

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L'UOMO DELLA SINDONE È STATO INCHIODATO

ALLA CROCE AI POLSI NON ALLE MANI.

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L'UOMO DELLA SINDONE È STATO INCHIODATO

ALLA CROCE AI POLSI NON ALLE MANI.

Tutto ciò gli antichi carnefici lo sapevano benissimo e così fissavano il condannato

al legno facendo passare i chiodi nel polso, in uno spazio detto

di “Destot”, dove le ossa sono più robuste. In quello spazio però passa anche il

tendine mediano, che comanda l’adduzione del pollice, il quale veniva

inesorabilmente leso dal “trabales” (chiodo da carpentiere romano). Infatti

nell’impronta sindonica, le mani mancano dei pollici, che evidentemente

sono rattrappiti sotto le palme stesse, appunto, per la lesione del tendine mediano.

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LA SINDONE E LA TECNOLOGIA

Da quel giorno del 1898 in cui l’avvocato e fotografo Secondo Pia scattò

le prime immagini del Sacro Lino non si sono fermate le indagini.

Nel ‘67 il fotografo Leo Vala aveva dimostrato la tridimensionalità

dell’uomo sindonico. Nel ‘78 il prof. Giovanni Tamburelli,

dell’Università di Torino, ne produsse, grazie all’informatica, delle ottime

immagini computerizzate.

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IMMAGINE TRIDIMENSIONALE

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LA SINDONE E LA TECNOLOGIA

La varia luminosità di ogni punto dell’immagine sindonica poteva essere

correlata alla distanza di punti corrispondenti su un corpo umano.

Questo risultato non si sarebbe potuto ottenere attraverso un’opera

artistica e quello che, infatti, trova concordi gli scienziati dei diversi

orientamenti è che il lenzuolo non sia stato dipinto a mano.

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L’IMPRONTA È INDELEBILE

Altro dato unanimemente riconosciuto è che l’impronta è indelebile e i fili del

tessuto dell’immagine si presentano scuriti solo nelle fibre

superficiali. Un’altra strana caratteristica è che, sullo stesso filo, le fibre

scure sono affiancate a fibre rimaste bianche. Tale fenomeno sarebbe

possibile, a detta del prof. Fanti, solo attraverso una qualche irradiazione legata

ai campi elettrici.

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L’IMPRONTA È INDELEBILE

Non a caso, i vari esperimenti compiuti per riprodurre in

laboratorio la Sindone con bassorilievi metallici riscaldati o spalmati

di una soluzione acida non sono stati giudicati soddisfacenti

poiché nei punti di contatto con la matrice, i fili sono stati bruciati o

macchiati interamente.

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DATAZIONE NUMISMATICA

Vi è poi una datazione numismatica molto importante. I primi conii di alcune

monete bizantine del VII sec. d.C. riportano dettagli chiaramente ispirati

all’immagine sindonica (che all’epoca doveva essere molto più visibile), come, ad

esempio, i capelli di Cristo più lunghi a sinistra, e la tumefazione della guancia destra.

Le probabilità che queste e altre coincidenze nell’effige di Cristo siano casuali

ammontano a sette su un miliardo di miliardi. Queste monete dimostrano quindi

che la Sindone esisteva ed era già venerata nei primi secoli dopo Cristo”.

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PUNTI DI CONTATTO FRA SINDONE E MONETE

DEL VII SEC. D.C.

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LA SINDONE E LE ICONE

Alcune delle più note ed importanti icone di Cristo, a partire dal VI secolo, sono

state convertite in forma numerica al fine di effettuare un'analisi comparativa con

l'immagine tridimensionale diritta e priva di ferite dell'Uomo della Sindone.

Le rappresentazioni prese in considerazione sono state: il Cristo del Mandylion (VI

secolo), il Cristo della chiesa di Santa Sofia a Salonicco (VII secolo), il Cristo

Pantocratore a Dafni (XI secolo), il Cristo benedicente del Duomo di Monreale (XII

secolo), il Cristo del Meliore Toscano (XIII secolo) e il Cristo del Monastero di

Chilandari (XIII secolo).

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ALGORITMO SOBEL, TIPICO DELL’INFORMATICA

I contorni dei vari volti di Cristo sono stati ottenuti mediante un

algoritmo tipico dell'informatica, detto di Sobel; in questo modo sono

stati estratti l'andamento della piramide nasale, delle arcate

sopracciliari, delle zone orbitali, delle labbra e della struttura

globale del volto.

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LA SINDONE E LE ICONE

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LA SINDONE E LE ICONE

Il confronto per sovrapposizione dei vari volti di Cristo raffigurati nelle icone,

evidenzia l'esistenza di lineamenti comuni, che fanno pensare come

l'immagine di Cristo possa essersi tramandata nei secoli.

I tratti caratteristici dei volti delle icone sono stati poi sovrapposti

all'immagine tridimensionale diritta e priva di ferite dell'Uomo della

Sindone.

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LA SINDONE E LE ICONE

I risultati ottenuti evidenziano un altissimo numero di punti di

congruenza, tali da far ritenere molto probabile l'ipotesi che il

volto dell'Uomo della Sindone sia stato il prototipo al quale

l'iconografia cristiana si è ispirata almeno a partire dal VI secolo.

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L’IPOTESI CHIAVE

Il cadavere fu estratto dal lenzuolo entro 40 ore dalla morte, questo si evince

dalla mancanza di segni di putrefazione e dalla rigidità cadaverica ancora assai

pronunciata. Tuttavia, la rimozione del corpo avrebbe dovuto lasciare

sbavature in corrispondenza delle croste di sangue ridiscioltesi nell’ambiente

umido del sepolcro; sulla Sindone tutte le tracce ematiche sono invece

perfettamente decalcate.

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L’IPOTESI CHIAVE

Una delle ipotesi che riesce a conciliare la maggior parte dei dettagli

tecnici è che l’Uomo della Sindone, si sia letteralmente

smaterializzato entro 40 ore dalla morte, all’interno del

lenzuolo, emettendo un lampo di elettroni (e non solo) che

impressionarono la tela come se fosse stata una pellicola fotografica.

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L’IPOTESI CHIAVE

Non è da escludere che l’esplosione di energia sia stata anche

la responsabile dell’alterazione radioattiva del carbonio 14.

Nel caso in cui ci si volesse aprire all’ipotesi che l’impronta sia

effettivamente quella di Gesù Cristo, si avrebbe la chiave per cercare

di comprendere, anche attraverso le leggi della fisica, il mistero della

Risurrezione.

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SUDARIO VUOTO NEL SEPOLCRO

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CHIESA E SINDONE

Nel corso degli anni molti studi e molti esperti hanno analizzato la Sindone e hanno

cercato una prova sull’autenticità. La questione è estremamente delicata e dibattuta,

tanto che la Chiesa Cattolica non si è mai espressa all’unisono

sull’autenticità. Ci sono però gesti, che a volte hanno più peso delle parole. Roma,

infatti, ha autorizzato il culto della reliquia nel 1506, con il Papa Giulio II,

mentre Giovanni Paolo II e Pio XI si sono espressi in modo ancor più chiaro,

ammettendo di credere nell’autenticità del lenzuolo.

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LA SACRA SINDONE

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