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WorksheetsFILOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA - PARTE PRIMA
Total questions: 147
Worksheet time: 1hrs 14mins
Qual è la differenza fra filologia d'autore e critica delle varianti?
Sebbene la definizione di filologia d'autore possa in senso generale, designare l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti), in senso più tecnico si riserva l'etichetta di "critica delle varianti" alle prime due operazioni (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato), l'etichetta di "filologia d'autore" all'ultima operazione
(valutazione critico-letteraria)
Nessuna: le due definizioni sono sostanzialmente sinonimiche
Per filologia d'autore s'intende l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore: valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti; per "critica delle varianti" s'intende invece quest'ultima parte (valutazione critico-letteraria)
Sebbene la definizione di filologia d'autore possa in senso generale, designare l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti), in senso più tecnico si riserva l'etichetta di "filologia d'autore" alle prime due operazioni (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato), l'etichetta di "critica delle varianti" all'ultima operazione (valutazione critico-letteraria)
Qual è il significato di originale nella tradizione filologica lachmanniana?
E' il testo scritto dalla mano dell'autore (autografo) o, se scritto da altri, da lui attentamente rivisto
E' il testo scritto direttamente dalla mano dell'autore (autografo)
E' il testo corretto dall'autore
E' il testo immaginato dall'autore, assolutamente indenne da errori e sviste
In che senso il significato di originale della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?
L'originale (che non necessariamente è privo di sviste o di errori d'autore) non risulta necessariamente unico e fisso nei suoi contenuti e nella sua formulazione
L'originale, comunque indenne da sviste o da errori d'autore, non risulta necessariamente unico
Il concetto lachmanniano di originale non viene rivisto alla luce della variantistica d'autore
L'originale può essere macchiato da errori e sviste
In che senso il significato di archetipo della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?
Il concetto di archetipo, come oggetto filologico, distinto dall'originale e al quale attribuire gli errori di tutta la tradizione, è (tendenzialmente) inconciliabile con la presenza di varianti d'autore
Gli archetipi sono più di uno, tanti quanti sono gli originali
Gli errori dell'archetipo non vanno corretti
Archetipo e originale coincidono
Qual è il significato di errore e variante nella tradizione filologica lacmanniana?
Errore e variante sono sostanzialmente la stessa cosa perché comunque si distaccano dall'originale
Posto che ogni divergenza dall'originale costituisce per il filologo un errore, il metodo del Lachmann stabilisce una gerarchia fra errore (che deturpa il senso o la forma del testo) e variante (in cui l'innovazione non risulta palesemente irricevibile); all'errore, quando significativo, il metodo del Lachmann attribuisce la capacità di contribuire a costruire lo stemma, mentre la scelta fra varianti (adiafore) è demandata al funzionamento dello stemma
Posto che ogni divergenza dall'originale costituisce per il filologo variante, ad essa il metodo di Lachmann attribuisce la possibilità di costruire lo stemma
L'errore è una variante più grave
In che senso il significato di errore e variante della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?
Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene ribaltata; l'errore infatti non consente più di costruire lo stemma
Nella variantistica d'autore la differenza fra errore e variante viene completamente annullata
Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene ribaltata; la variante adiafora può infatti essere testimonianza di ripensamenti dell'autore e attestare dunque differenti redazioni dell'opera
Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene invertita; lo stemma si costruisce sulla base delle varianti e fra gli errori si sceglie sulla base del funzionamento dello stemma
L'originale
è un concetto che rimane identico sia nella filologia d'autore sia nella filologia di matrice lachmanniana
è un concetto diversamente inteso nella filologia lachmanniana e nella filologia d'autore; nel primo caso si intende un testo ideale unico e indenne per sua natura da errori,nel secondo una realtà concreta, mobile nella storia e eventualmente portatrice essa stessa di errori
è un concetto diversamente inteso nella filologia lachmanniana e nella filologia d'autore; nel primo caso si intende una realtà concreta, mobile nella storia e eventualmente portatrice essa stessa di errori, nel secondo un testo ideale unico e indenne per sua natura da errori
è un testo ideale unico, indenne per sua natura da errori, cui tramite il metodo del Lachmann è possibile attingere nonostante l'intermediazione di un archetipo
Il concetto di archetipo è un concetto univoco?
Sì, nonostante sottili distinguo
No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un testimone perduto portatore di uno o più errori separativi, che egli ha trasmesso a tutta la tradizione residua, oppure, dal punto di vista storico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera
No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un testimone perduto portatore di uno o più errori monogenetici, che egli ha trasmesso a tuttala tradizione residua, oppure, dal punto di vista storico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera, o anche l'unico testimone superstite di una tradizione precedente da cui deriva quella successiva
No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera, oppure l'unico testimone superstite di una tradizione precedente da cui deriva quella successiva, oppure, dal punto di vista storico, un testimone perduto portatore di uno o più errori monogenetici, che egli ha trasmesso a tutta la tradizione residua
Quale delle seguenti descrizioni dello stemma è corretta?
Lo stemma illustra come la nostra nozione di archetipo sia fortemente condizionata dalla moria di testimoni; se dall'archetipo X sono discesi cinque rami della tradizione, di cui solo uno sopravvissuto, per il filologo l'archetipo cui si può risalire è X1 e non X
Lo stemma illustra come la tradizione dell'opera sia stata molto fortunata e ampia, nonostante la moria di testimoni
Lo stemma illustra come in una tradizione manoscritta possano esistere archetipi (X) e subarchetipi (X1)
Lo stemma illustra come l'autore abbia 'pubblicato' una prima volta l'opera tramite X e poi una seconda volta tramite X
Qual è il significato di archetipo nella tradizione filologica lachmanniana?
L'archetipo corrisponde ad un esemplare di diffusione del testo o ad un esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione
Nel significato strettamente filologico per archetipo si intende l'esemplare di diffusione del testo o il solo esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione; dal punto di vista storico l'archetipo corrisponde invece ad un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione; dal punto di vista storico
L'archetipo corrisponde ad un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione
Nel significato strettamente filologico per archetipo si intende un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione;dal punto di vista storico l'archetipo può corrispondere ad un esemplare di diffusione del testo o ad un esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione
Cosa si intende per 'pubblicazione'?
La pubblicazione di un testo significa la sua messa in circolazione per volontà dell'autore, ma a seconda dei periodi essa può rappresentare un taglio meno netto (con la circolazione manoscritta) o più netto e definitivo (con l'introduzione della stampa) fra l'autore e la propria opera
La pubblicazione di un testo significa la sua messa in circolazione per volontà dell'autore, ma a seconda dei periodi essa può rappresentare un taglio più netto (con la circolazione manoscritta) o meno netto e definitivo (con l'introduzione della stampa) fra l'autore e la propria opera
La pubblicazione di un testo corrisponde alla consegna da parte dell'autore della propria opera ad un editore
La pubblicazione di un testo corrisponde alla consegna da parte dell'autore della propria opera a chiunque la voglia leggere
Cosa si intende per ultima volontà dell'autore?
La formula indica, in filologia, la fase ultima dell'elaborazione di un testo a cui, di solito, si ricorre ai fini restitutivi; la filologia d'autore relativizza però questo criterio, sia sospettando la possibilità di più 'ultime' volontà d'autore, sia rammentando che il criterio (condizionato dalla nostra moderna esperienza sulle modalità di pubblicazione tramite la stampa) va modulato sulla base della cronologia dell'opera e sui metodi antichi di diffusione
La formula indica un criterio ormai obsoleto perché esistono più 'ultime' volontà d'autore
La formula indica un criterio ormai obsoleto perché in antico i metodi di diffusione delle opere non avvenivano attraverso la stampa
La formula indica, in filologia, la fase ultima dell'elaborazione di un testo a cui, di solito, si ricorre ai fini restitutivi
Qual è il significato dell'ultima volontà dell'autore?
Per ultima volontà dell'autore si intende la forma (redazione) più recente del testo
Per ultima volontà dell'autore s'intende la forma (redazione) del testo corrispondente alla forma attestata come ultima
Per ultima volontà dell'autore si intende la forma (redazione) più antica del testo
Per ultima volontà dell'autore si intende l'ultima conservata nel suo originale
Quale delle seguenti descrizioni si attaglia al seguente stemma?
L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, ma la diffusione è avvenuta solo una volta a partire da O e la tradizione che ne discende è caratterizzata da almeno un errore separativo
L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, e perciò la la tradizione manoscritta è caratterizzata da un archetipo
L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, e dunque non può esserci archetipo
L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, ma la diffusione è avvenuta solo una volta a partire da O e la tradizione che ne discende è caratterizzata da almeno un errore congiuntivo
Cosa si intende per originale in movimento?
un originale pubblicato dall'autore in più di un'occasione e in fasi redazionali diverse
un autografo portatore di fasi redazionali diverse in corrispondenza di momenti diversi dell'elaborazione testuale
l'archetipo di un testo con varianti d'autore
un testo, comunque trasmesso (autografo, idiografo, conservati o meno), sul quale l'autore ha depositato varianti redazionali diverse in corrispondenza di momenti diversi dell'elaborazione
Giorgio Pasquali propose questo stemma a proposito della trasmissione di un testo tardo antico. Chi ne era l'autore?
Fulgenzio
Cicerone
Eusebio
Tertulliano
Indicate quale delle seguenti risposte è corretta
Paul Maas ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano
Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano
Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di bruciare tutte le copie che circolavano
Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Virgilio che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano
Nella recensione alla Textkritik di Paul Maas
Giorgio Pasquali apprezzava il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, ma metteva in guardia dalla algebrizzazione del metodo che andava sempre coniugato con la conoscenza della storia della tradizione
Giorgio Pasquali denigrava in toto il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, perché non coniugava il metodo con la conoscenza della storia della tradizione
Giorgio Pasquali si dimostrava oscillante fra apprezzamento e perplessità
Giorgio Pasquali apprezzava il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, che finalmente estrometteva dalla stemmatica gli elementi storici
Indica la sola risposta giusta
Giorgio Pasquali valorizzò la storia della tradizione di fronte al pericolo di eccessiva algebrizzazione rappresentato dalla stemmatica di Paul Maas
Giorgio Pasquali cercò di dimostrare l'inutilità della distinzione fra errore separativo e errore congiuntivo proposta da Paul Maas
Paul Maas riconosceva riteneva indispensabile supporre l'esistenza dell'archetipo anche in presenza di varianti d'autore
Paul Maas valorizzò la storia della tradizione di fronte al pericolo di eccessiva algebrizzazione rappresentato dalla stemmatica di Giorgio Pasquali
Quale fu il principale contributo di Giorgio Pasquali alla maturazione del metodo filologico?
Controbatté al rischio di eccessiva algebrizzazione della stemmatica di Paul Maas
Recensì la Textkritik di Paul Maas
Studiò la tradizione delle opere di Tertulliano
Filologo classico, ma attento a quanto nei suoi stessi anni avveniva nella filologia italiana, seppe riconoscere (basandosi anche sull'esperienza variantistica di autori italiani quali Boccaccio e Petrarca) varianti d'autore nella tradizione classica e post-classica
Quale fu il contributo di Paul Maas all'elaborazione del metodo filologico?
Perfezionò il concetto di errore, formalizzando la categoria di errori significativi (o errori guida) ulteriormente distinguendo questi ultimi in errore separativo e errore congiuntivo
Individuò varianti d'autore nelle opere di Tertulliano
Trattò per primo, in maniera sistematica, di varianti d'autore nella tradizione classica
Pubblicò le Argonautiche di Apollonio Rodio
Qual è la tipologia delle varianti d'autore più ricorrente nella tradizione trobadorica?
Le varianti d'autore sono di carattere puntuale e dimostrano il rimaneggiamento completo del testo
Pur potendosi verificare anche secondo altre tipologie, le varianti d'autore si addensano di preferenza nella strofe finale nella quale si concentravano i dati storici e storico-geografici contingenti quali l'appello finale al destinatario.
Le varianti d'autore si appuntano di preferenza sulla prima strofa allo scopo di far credere che si trattasse di un testo diverso, poiché i trovatori girando di corte in corte avevano bisogno di riusare ed adattare a realtà e contesti differenti testi composti in precedenza
Le varianti d'autore sono di carattere strutturale e si caratterizzano per l'inserimento o la cancellazione di intere strofe
Individuate quale fra le seguenti tradizioni di testi non presenta in maniera pressoché sistematica redazioni differenti e/o varianti d'autore
I testi dei Minnesaenger di area germanica
I testi dei trovatori provenzali
I testi dei trovieri francesi
I testi della Scuola Poetica Siciliana
A quante fasi redazionali riconduce la tradizione della canzone "Al prim comens de l'invernaill" di Marcabru, secondo quanto ricostruito da d'Arco Silvio Avalle?
A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui alla tornata precedente è sostituita una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere in partenza per la Guascogna
A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui alla tornata precedente è aggiunta una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere nuovamente in partenza, questa volta per la Guascogna, il che crea contraddizione biografica
A una sola fase redazionale d'autore contenente una prima tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna; una seconda tornata è stata poi aggiunta da un esecutore che annuncia di essere in partenza per la Guascogna, creando contraddizione biografica
A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui la tornata precedente è stata profondamente modificata e le è stata aggiunta una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere nuovamente in partenza, questa volta per la Guascogna
Quale studioso si è occupato in modo particolare della tradizione manoscritta di Bernart de Ventadorn, verificando la presenza di varianti d'autore nella tornada di una sua canzone (Ges de chantar no m pren talans)?
Maurizio Perugi
Cesare Segre
D'Arco Silvio Avalle
Gianfranco Contini
Illustrate questo stemma relativo alla canzone Al prim comens de l’ivernaill di Marcabru .
Lo stemma dimostra che una delle due tornade della canzone Al prim comens de l’ivernaill fu più fortunata della prima
Lo stemma dimostra che IKNa1 sono accomunati da almeno un errore separativo
Lo stemma dimostra che IKNa1 appartengono ad una stessa famiglia
Lo stemma dimostra come la trasmissione manoscritta delle due tornade della canzone Al prim comens de l’ivernaill risalga a due originali distinti
Qual è la storia del testo della canzone "Be.m pac d'iver e d'estiu" di Peire Vidal secondo quanto ricostruito da d'Arco Silvio Avalle?
Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e una tornata, fu aumentata con l'inserimento con l'inserimento di una sesta strofa e di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1187)
Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e due tornate, fu aumentata con l'inserimento di una sesta strofa (intorno al 1187)
Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e una tornata, fu a due riprese aumentata, prima con l'inserimento di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1184), poi con l'inserimento ulteriore di una sesta strofa (intorno al 1187)
Composta fra il 1174 e il 1180 di sei strofe, una strofa tornata e una tornata, fu aumentata con l'inserimento di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1184)
Nella costruzione di un canzoniere e dunque di un macrotesto, quale tipologia di varianti d'autore è maggiormente prevedibile?
Le varianti alternative
Le varianti sostitutive
Le varianti strutturali
Le varianti tardive
A quale di questi autori non possiamo attribuire l'elaborazione variantistica di un macrotesto?
Giuseppe Ungaretti
Francesco Petrarca
Charles d'Orléans
Leon Battista Alberti
Qual è la storia della parola "canzoniere"?
Nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica 'chi compone canzoni' e ha significato elogiativo; per questo nel Quattrocento designa Petrarca e i suoi Rerum Vulgarium fragmenta; sulla base di quel modello subito dopo la parola designa un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza
Fin dal Duecento "canzoniere" indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni); con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza
Nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica 'chi compone canzoni' e ha significato spregiativo; nel Quattrocento indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni); con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza
Già nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni), come dimostrano i più antichi canzonieri della lirica italiana; con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza
A quante fasi redazionali riconduce la tradizione della raccolta poetica di Charles d'Orléans, secondo quanto ricostruito da Alberto Vàrvaro?
In otto fasi redazionali corrispondenti ai manoscritti che sono stati tratti dall'originale, i quali soli attestano l'accrescimento (o talvolta la selezione) del macrotesto
In quattordici fasi redazionali corrispondenti ai sei assetti dell'originale cui vanno aggiunti i manoscritti che sono stati tratti dall'originale
Due fasi principali: una fase inglese e una fase francese
In almeno sei fasi redazionali (da Oa a Of) in una sequenza non sempre lineare, che vede l'accrescimento (o talvolta la selezione) del macrotesto, a più riprese messo in bella copia e fatto circolare anche in fasi intermedie
In che cosa differiscono, dal punto di vista narrativo, i "due cominciamenti" del sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia"?
Il secondo cominciamento non ha alcun aggancio con la prosa che segue il sonetto, il primo cominciamento invece sì
Il primo cominciamento è maggiormente aderente alla vicenda storica che aveva determinato la nascita del sonetto secondo quanto narrato da Dante nella prosa che precede, il secondo cominciamento è invece corrispondente ad una istanza lirica, sganciata dalla cronaca biografica
Il secondo cominciamento non ha alcun aggancio con la prosa che precede il sonetto, il primo cominciamento invece sì
Il secondo cominciamento è maggiormente aderente alla vicenda storica che aveva determinato la nascita del sonetto secondo quanto narrato da Dante nella prosa che precede, il primo cominciamento è invece corrispondente ad una istanza lirica, sganciata dalla cronaca biografica
I "due cominciamenti" del sonetto "Era venuta nella mente mia" si configurano come varianti
sostitutive (o non realizzate)
alternative (o non realizzate)
sostitutive (o realizzate)
alternative (o realizzate)
Cosa si intende per variante sostituita?
Una variante posteriore cassata per far posto ad una precedente
Una variante posteriore alla quale si affianca senza cassarla una variante precedente
Una variante precedente cassata per far posto ad una successiva
Una variante precedente alla quale si affianca senza cassarla una variante successiva
In che cosa differiscono, dal punto di vista semantico e formale, i "due cominciamenti" del sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia"?
Le varianti, concentrate solo nella prima quartina, sono evidente testimonianza della libertà dell'autore di modificare i propri testi secondo l'estro del momento
I due cominciamenti sono intercambiabile e sinonimici e Dante lasciava al lettore la scelta dell'uno o dell'altro sulla base delle proprie preferenze
Con il primo cominciamento il tema della 'angelicazione' di Beatrice risulta centrale (e coerente con l'evoluzione narrativa del prosimetro) perché la consolazione religiosa di Beatrice salita in cielo si colloca all'inizio e alla fine del componimento; con il secondo cominciamento invece predomina nel sonetto la sofferenza tutta terrena del poeta, che solo in fine intravede la consolazione religiosa
Con il primo cominciamento domina nel sonetto la sofferenza tutta terrena del poeta, che solo in fine intravede la consolazione religiosa; con il secondo cominciamento invece il tema della 'angelicazione' di Beatrice risulta centrale (e coerente con l'evoluzione narrativa del prosimetro) perché la consolazione religiosa di Beatrice salita in cielo si colloca all'inizio e alla fine del componimento
Come sono trasmessi nella tradizione manoscritta i due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia"?
Entrambi sono trasmessi dalla tradizione organica e extravagante della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione inorganica
Entrambi sono trasmessi dalla tradizione inorganica della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione organica e extravagante
Entrambi sono trasmessi dalla tradizione organica e (inorganica) della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione extravagante
Entrambi sono trasmessi dalla tradizione extravagante della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione inorganica
Indicate la corretta interpretazione dei due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia":
Il primo cominciamento esalta il processo di 'angelicazione' di Beatrice, il secondo mostra più stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova
Il primo cominciamento anticipa la Commedia, il secondo è dell'età della Vita nova
Il primo cominciamento mostra più stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova, il secondo esalta il processo di 'angelicazione' di Beatrice
Entrambi i cominciamenti esaltano il processo di 'angelicazione' di Beatrice, pur mantenendo stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova
Cosa si intende con variante alternativa e rispettivamente variante sostitutiva?
La differenza consiste nella loro cronologia lungo l'evoluzione del testo
La variante alternativa fa riferimento all'incertezza dell'autore (quella variante che l'autore propone in alternativa ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata); con variante sostitutiva invece si intende una variante che sostituisce un valore poetico ad un altro valore poetico preesistente (è sinonimo di instaurativa)
La variante alternativa è una variante che l'autore propone in alternativa ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata (è sinonimo di 'non realizzata'); con variante sostitutiva si intende la variante che, proposta come alternativa ad altra concorrente, la sostituisce effettivamente (è sinonimo di 'variante realizzata')
La variante sostitutiva è una variante che l'autore propone in sostituzione ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata (è sinonimo di 'non realizzata'); con variante alternativa si intende la variante in alternativa ad altra concorrente, la sostituisce effettivamente (è sinonimo di variante realizzata)
Quale differenza possiamo riscontrare fra i casi di Dante (del sonetto dei "due cominciamenti") e di Pontano (nell'"Actius") e quello di Petrarca, riguardo alla riflessione sul proprio personale lavorìo variantistico?
I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo la poesia (Dante) o solo la prosa (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in entrambi i generi
Nei due casi studiati Dante e Pontano espongono le proprie riflessioni sul movimento variantistico in un'opera diffusa e dunque destinata ad un pubblico; Petrarca non fa altrettanto, perché le sue postille a margine di suoi autografi sono destinate, quali promemoria, solo a se stesso
I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo il volgare (Dante) o solo il latino (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in entrambe le lingue
I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo la poesia volgare (Dante) o la poesia latina (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in prosa
A quale scopo nel corso è stato utilizzato un brano dell'"Actius"?
Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con un caso tratto dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico in una variante alternativa
Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con un caso tratto dall'"Urania " di Sannazaro, il procedimento variantistico d'autore, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta
Nell'"Actius" il Sannazaro esemplifica, con due casi tratti dall'"Urania " e dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta
Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con due casi tratti dall'"Urania " e dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta
A quale dei seguenti eventi è strettamente collegato il cambio di significato della 'pubblicazione' di un testo?
La scoperta dell'America.
L'invenzione della stampa a caratteri mobili (1454) e la sua rapida diffusione in Europa (anni Settanta del XV secolo)
L'invenzione della stampa a caratteri mobili (1554) e la sua rapida diffusione in Europa (anni Settanta del XVI secolo)
La scoperta, durante l'Umanesimo, delle modalità classiche di diffusione di un testo
Che cosa è l'"Actius"? Indicate la risposta giusta
E' un dialogo latino di Iacobo Sannazaro, intitolato al nome accademico del Pontano, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia
E' un dialogo volgare di Iacobo Sannazaro, intitolato al nome accademico latino del Pontano, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia
E' un dialogo latino di Giovanni Gioviano Pontano, intitolato al nome accademico del Sannazaro, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia
E' un dialogo volgare di Giovanni Gioviano Pontano, intitolato al nome accademico latino del Sannazaro, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia
La riflessione d'autore sull'elaborazione come illustrata tramite i due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia" e le varianti dell'Actius di Pontano ci fanno sospettare
che in entrambi i casi si tratti di varianti 'fittizie' ed esemplari create ad hoc
che in entrambi i casi si tratti di varianti alternative
che in entrambi i casi si tratti di varianti tardive
che in entrambi i casi si tratti di varianti sostitutive
Chi è Giovanni Gioviano Pontano? Indicate la risposta errata.
Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale formatosi alla scuola napoletana di Antonio Beccadelli detto il Panormita; alla sua scuola (l'Accademia Pontaniana) si formò Iacobo Sannazaro
Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale del Quattrocento che ricoprì anche il ruolo di primo segretario durante il regno di Ferrante d'Aragona
Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale napoletano della seconda metà del Cinquecento, autore dell'"Urania"
Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale di origine umbra vissuto alla corte aragonese di Napoli durante i regni di Alfonso il Magnanimo e di suo figlio Ferrante
Individuate la risposta giusta
Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" dispone cronologicamente le fasi redazionali individuando nella prima stesura del testo motivi concreti di insoddisfazione che avevano mosso Petrarca a correggersi
Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" espone le varie fasi redazionali con intento didascalico, per mostrare come si debba fare per ben costruire degli endecasillabi
Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" espone le varie fasi redazionali con intento didascalico, per mostrare come si debba fare per ben scrivere in poesia
Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" non dispone cronologicamente le fasi redazionali né è capace di individuare nella prima stesura del testo i motivi concreti di insoddisfazione che avevano mosso Petrarca a correggersi
Nelle "Prose della volgar lingua"
il personaggio di Giuliano de' Medici dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto incipitario dei Rerum vulgarium fragmenta
l'autore Carlo Bembo dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto finale dei Rerum vulgarium fragmenta
il personaggio di Ercole Strozzi dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto incipitario dei Rerum vulgarium fragmenta
Giuliano de' Medici dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto finale dei Rerum vulgarium fragmenta
Chi fu nel Cinquecento il proprietario del Vat. Lat. 3195, idiografo e in parte autografo dei Rerum Vulgarium Fragmenta?
Bernardino Daniello
Francescuolo da Brossano
Aldo Manuzio
Pietro Bembo
Nelle Prose della volgar lingua Pietro Bembo interpreta il passaggio, registrato su carte petrarchesche autografe oggi perdute, da
Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospir, de' quai nutriva il core
a
Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospir di ch'io nutriva il core
e infine a
Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core
sia sul piano del significato (esplicitazione di io ora contrapposto al Voi iniziale) sia su quello del significante (eliminazione della ripetizione fonica di quei ... de' quai)
come un passaggio ad una lingua più corretta
sul piano del significante esprimendo considerazioni impressionistiche (maggiore bellezza di onde)
sul piano retorico dell'appropriatezza
Cosa è un incunabolo?
La prima edizione a stampa di un'opera
Un'edizione a stampa uscita fra l'invenzione della stampa e il 1500 compreso
L'editio princeps di un'opera
Una delle prime edizioni a stampa
Indicate la risposta errata
L'autografo dei Rerum Vulgarium Fragmenta (Vat. Lat. 3195) negli anni Venti del Cinquecento si trovava ancora a Padova in possesso della famiglia Santasofia
Il cosiddetto 'codice degli abbozzi' di Petrarca (Vat. Lat. 3196) fu acquistato da Pietro Bembo negli anni Venti del Cinquecento
La copia in pulito dei Rerum vulgarium fragmenta di Petrarca (Vat. Lat. 3196) fu acquistata da Pietro Bembo nel 1560
L'edizione dei Rerum Vulgarium fragmenta pubblicata a Padova presso il tipografo Bartolomeo Valdezoco nel 1472 fu condotta sull'autografo oggi Vat. Lat. 3195
Indica qual è l'affermazione errata
Nel 1501, a differenza di quanto avverrà nella successiva edizione de "Le cose volgari" del Petrarca, Aldo Manuzio pubblicò oltre alla redazione definitiva, anche la prima redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame"
Nel pubblicare la prima redazione rifiutata del "Triumphus Fame" di Petrarca, Aldo Manuzio esprime la sua perplessità sull'opportunità di render noto un testo che Petrarca aveva rifiutato
La pubblicazione della redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame", pubblicata da Manuzio, veniva collocata nella stampa del 1514 de "Le cose volgari" di Petrarca in luogo non contiguo rispetto alla redazione definitiva
La decisione di pubblicare la redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame" di Petrarca è giustificata da Aldo Manuzio con l'esemplarità del lavoro correttorio di Petrarca e a dimostrazione del corretto giudizio che Petrarca aveva delle sue cose
Nel 1514, ristampando Le cose volgari del Petrarca già edite nel 1501, Aldo Manuzio
esprimeva un giudizio positivo sulla redazione rifiutata del Triumphus Fame, che egli pubblicava per la prima volta come una felice scoperta
esprimeva l'imbarazzo di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, ma giustificava la scelta come capace di illustrare per contrasto l'obiettivo a cui Petrarca mirava
esprimeva l'imbarazzo di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, pubblicazione alla quale era stato costretto suo malgrado
non si poneva il problema di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, perché il criterio dell'ultima volontà dell'autore si porrà solo più tardi, nel Novecento
L'interpretazione di Bernardino Daniello delle varianti petrarchesche
è teleologicamente orientata, non ponendosi il problema di che cosa muova Petrarca ad autocorreggersi, e invece limitandosi ad affermare l'eccellenza della redazione finale rispetto a quelle precedenti
Bernardino Daniello, come poi dopo di lui farà Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca
Bernardino Daniello, come già prima di lui Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca
Bernardino Daniello, a differenza di Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca
Il sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia", incluso nella Vita nova, ha, come dice Dante stesso "due cominciamenti". Le varianti proposte da Dante come possono essere definite?
sostitutive
instaurative
alternative
tardive
Indicate l'affermazione errata
Bernardino Daniello adduce nelle sue edizioni dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi" alcune varianti petrarchesche allo scopo di mostrare il modo di lavorare di Petrarca, ma anche, con finalità didascalica e didattica, come modello di ben scrivere per qualunque poeta contemporaneo
L'edizione a cura di Bernardino Daniello delle opere volgari di Petrarca (1550) non era corredata di commento
Le edizioni dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi" del Petrarca a cura di Bernardino Daniello oltre al commento, offrivano un ampio specimen delle varianti d'autore tratte per lo più dal 'codice degli abbozzi'
La seconda edizione dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi di messer Francesco Petrarca" curata da Bernardino Daniello aumentò il numero delle varianti petrarchesche addotte nella prima edizione
Quando furono composti i Cinque Canti?
Fra il 1519 e il 1521, mentre Ariosto stava progettando la seconda edizione dell'"Orlando furioso"
Fra il 1521 e il 1532, mentre Ariosto stava lavorando all'ampliamento dell'"Orlando furioso" che porterà all'edizione finale del 1533
Fra il 1506 e il 1521, durante le prime fasi di scrittura dell'"Orlando furioso"
Fra il 1516 e il 1521, durante le prime fasi di scrittura dell'"Orlando furioso"
Quali sono le date delle edizioni a stampa dell'"Orlando furioso?
A: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1516; B: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1521; C: Ferrara, Francesco Rosso, 1532
A: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1532
A: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Francesco Rosso, 1532
A: Ferrara, Francesco Rosso, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1532
Quando e da chi furono pubblicati per la prima volta i cosiddetti Cinque Canti" di Ariosto?
Dal fratello Gabriele, presso Aldo Manuzio, nel 1545
Dal figlio Virginio, presso gli eredi di Aldo Manuzio, nel 1545
Dal figlio Virginio, presso Aldo Manuzio, nel 1533
Da Giovan Battista Pigna, presso gli eredi di Aldo Manuzio, nel 1563
Giovan Battista Pigna e Girolamo Ruscelli interpretarono i Cinque Canti di Ariosto
come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti
come l'inizio di un nuovo poema
il primo come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti, il secondo come l'inizio di un nuovo poema
il primo come l'inizio di un nuovo poema, il secondo come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti
Quali sono i testimoni dei Cinque Canti?
Dei Cinque Canti possediamo solo edizioni a stampa
Dei Cinque Canti possediamo la princeps e vari codici, fra i quali è particolarmente importante quello scritto dal fratello di Ludovico, Galasso Ariosto
Dei Cinque Canti possediamo gli autografi ariosteschi oltre al cosiddetto codice Taddei, trascritto dal fratello di Ludovico, Gabriele Ariosto
Dei Cinque Canti possediamo la princeps, l'edizione Giolito del 1548 e un codice trascritto dal fratello di Ludovico, Gabriele Ariosto
Indicate quale di queste associazioni fra l'autore e il letterato cinquecentesco che ne ha studiato gli autografi è errata
Bernardino Daniello su Petrarca
Pietro Bembo su Petrarca
Giovan Battista Pigna su Ariosto
Bernardino Daniello su Ariosto
Quali sono i giudizi sulla natura dei Cinque Canti di Giovan Battista Pigna e di Girolamo Ruscelli?
Entrambi sostenevano che i Cinque Canti avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso", a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti
Giovan Battista Pigna sosteneva che essi avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso" a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti, mentre il Ruscelli riteneva che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema
Entrambi ritenevano che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema
Giovan Battista Pigna riteneva che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema, mentre il Ruscelli sosteneva che essi avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso" a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti
Di chi sono gli "Scontri de' luoghi, i quali M. Ludovico Ariosto mutò"?
Di Giovan Battista Pigna, incrementati da Girolamo Ruscelli
Di Girolamo Ruscelli
Di Giovan Battista Pigna
Di Giovan Battista Pigna, poi riediti ma solo in parte da Girolamo Ruscelli
Dall'analisi di quel che Pigna dice sulle modifiche introdotte da Ariosto nella prima ottava del poema
possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "critica delle varianti", al pari di Bernardino Daniello
possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "critica delle varianti", disposto com'è, non solo a descrivere la variante, ma anche a cercare le ragioni che hanno indotto Ariosto a perseguirla
possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "filologia d'autore", disposto com'è, non solo a descrivere la variante, ma anche a cercare le ragioni che hanno indotto Ariosto a perseguirla
possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "filologia d'autore", al pari di Bernardino Daniello
Complessivamente la lettura di Giovan Battista Pigna delle varianti ariostesche della prima ottava dell'"Orlando furioso"
è, alla sensibilità filologica odierna, tutta da rigettare
è pienamente accettabile ancora oggi
mette in evidenza elementi di raffinamento formale (introduzione di un chiasmo), introduzione di elementi di richiamo intertestuale con i classici dell'epica latina, ma talvolta cerca di spiegare i movimenti variantistici creando passaggi non documentati
è disordinata e incomprensibile
01. Nell'interpretazione delle varianti che intercorrono fra le edizioni AB e l'edizione C dell'Orlando Furioso, riguardo al verso incipitario del poema, cioè a proposito del passaggio da
Di donne e cavallier (g)li antiqui amori
a
Le donne, i cavallier, l'arme e gli amori
Giovan Battista Pigna dà un esempio eccezionale pionieristico della critica delle varianti ancor oggi sottoscrivibile in toto
Giovan Battista Pigna dà un'interpretazione solo impressionistica
Giovan Battista Pigna mescola annotazioni preziose a sovrainterpretazioni inaccettabili per il moderno metodo filologico della critica delle varianti
Giovan Battista Pigna dà un'interpretazione solo grammaticale
Cosa sono gli Scontri de' luoghi, i quali M. Lodovico Ariosto mutò...?
un lavoro di collazione e interpretazione di un centinaio di varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)
un lavoro di collazione e interpretazione di un centinaio di varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Girolamo Ruscelli che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Giovan Battista Pigna nel 1556)
un lavoro pionieristico di filologia d'autore che inaugura alcuni criteri di resa editoriale delle varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)
un lavoro di rilevamento e interpretazione di un centinaio di varianti presenti nell'autografo dei Cinque canti condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)
Individuate la serie corretta che connette studioso delle varianti e autore oggetto di studio
Federico Ubaldini (XVI sec.) su Petrarca; Giovanni Sforza (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XX sec.) su Leopardi
Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XX sec.) su Leopardi
Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XIX sec.) su Leopardi
Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Leopardi; Francesco Moroncini (XX sec.) su Manzoni
Il precoce interesse per le varianti d'autore manzoniane, manifestatosi in edizioni sinottiche uscite ancora vivente l'autore
fu incrementato dalla scarsa fortuna ottenuta dall'edizione del 1825-27, soppiantata dalla volontà d'autore espressa dalla Quarantana
fu sollecitato da Manzoni, infastidito dallo scarso successo della Quarantana, nella quale aveva investito anche in termini finanziari
fu incrementato dalla singolare fortuna e dallo strepitoso successo ottenuto dall'edizione del 1825-27, che pure era stata soppiantata dalla volontà d'autore espressa dalla Quarantana
avvenne contro la volontà dell'autore che vi si oppose strenuamente
A chi si deve il primo impegnato tentativo di riprodurre con criteri editoriali un originale con varianti d'autore?
A Bernardino Daniello che pubblicò i Frammenti autografi dell'Orlando furioso appena scoperti
A Giovan Battista Pigna che nel 1554 pubblicò i Frammenti autografi dell'Orlando furioso
A Federico Ubaldini che nel 1642 pubblicò il petrarchesco Codice degli abbozzi
A Pietro Bembo che nel 1501 pubblicò il petrarchesco Codice degli abbozzi
Quale fu la posizione di Benedetto Croce nei confronti della filologia?
Benedetto Croce assegnava alla filologia un ruolo ancillare e strumentale, utile a accertare le basi storico-documentarie della produzione artistica, ma incapace di apportare alcun contributo all'interpretazione del testo
Per Benedetto Croce l'interpretazione del testo come riconoscimento dell'espressione dello spirito trovava il suo fondamento nella tradizione filologica nata dal Positivismo
Benedetto Croce assegnava alla filologia un ruolo fondamentale nell'interpretazione dei testi, ma questo messaggio non fu recepito dai crociani suoi allievi
Benedetto Croce non assegnava alcun ruolo alla filologia, disprezzandone anche gli apporti archivistico-eruditi
Quali furono i principali interessi di studioso di Michele Barbi?
Dante, di cui studiò la tradizione della "Commedia", la storia della tradizione di vari autori soprattutto quattrocenteschi, affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Guicciardini, Foscolo, Manzoni)
Dante, di cui studiò la tradizione delle rime, della "Vita nova" e della "Commedia", la poesia popolare (di cui raccolse molto materiale orale), la storia della tradizione di vari autori (Sacchetti) affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Guicciardini, Foscolo, Manzoni)
Dante, di cui studiò la tradizione delle rime, della "Vita nova" e della "Commedia", la poesia popolare (di cui raccolse molto materiale orale), la storia della tradizione di vari autori (Sacchetti) affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Manzoni, Leopardi)
Dante e la poesia popolare, ma fu disinteressato a questioni di variantistica d'autore
Oltre che in capitali lavori di critica testuale, Michele Barbi si esercitò anche nei seguenti temi relativi alla filologia d'autore (indicate la sola risposta corretta):
la Vita nova dantesca e i Ricordi di Francesco Guicciardini
la Vita nova dantesca e la ricostruzione di quella che oggi chiameremmo la 'copia ideale' della Quarantana dei Promessi sposi
il Trecentonovelle di Franco Sacchetti e il Decameron
i Ricordi di Francesco Guicciardini e la ricostruzione di quella che oggi chiameremmo la 'copia ideale' della Quarantana dei Promessi sposi
Individuate il corretto profilo di Gianfranco Contini
Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino e a Parigi, fu un filologo italiano; rivolse la sua attenzione di studioso a testi romanzi e italiani antichi
Formatosi a Pavia, fu un critico militante del XX secolo; rivolse la sua attenzione di studioso ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)
Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino con Santorre Debenedetti e a Parigi con Joseph Bédier, fu un filologo romanzo con spiccati interessi di critico militante; rivolse la sua attenzione di studioso a testi romanzi, a testi italiani antichi e ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)
Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino con Santorre Debenedetti e a Parigi con Joseph Bédier, fu un filologo del XIX secolo con spiccati interessi di critico militante, rivolgendo la sua attenzione di studioso a testi romanzi, a testi italiani antichi e ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)
Quale fu la posizione filosofica di Gianfranco Contini?
marxista
positivista
idealistica
storicistica
La posizione di Contini nei confronti dell'idealismo crociano
fu di antagonismo, soprattutto negli anni della formazione continiana, sebbene negli anni successivi il pensiero di Contini, in particolare per quanto riguarda la filologia d'autore, si sia progressivamente avvicinato alla filosofia crociana
fu di rispetto e piena accettazione, soprattutto negli anni della formazione continiana, sebbene negli anni successivi il pensiero di Contini, in particolare per quanto riguarda la filologia d'autore, si sia progressivamente reso autonomo dalla matrice crociana
fu di contributo al perfezionamento e all'evoluzione del pensiero estetico di Benedetto Croce
fu di totale alterità dal punto di vista ideologico e conoscitivo, come messo in luce dalla polemica relativa agli "scartafacci"
Chi fu che riuscì a comporre la polemica fra una visione estetizzante e intuizionistica dell'opera d'arte e una visione puramente erudita e documentaria di matrice ottocentesca?
Ettore Romagnoli
Giorgio Pasquali
Gianfranco Contini
Michele Barbi
La posizione di Croce nei confronti della filologia
era di assoluto rifiuto della disciplina inutile sotto ogni punto di vista
era di riconoscimento dell'aiuto che la disciplina forniva all'atto interpretativo
era di riconoscimento della funzione ausiliare della disciplina
era di esaltazione e di riconoscimento della centralità della disciplina ai fini dell'atto interpretativo
Chi riuscì nell'intento di conciliare la critica estetica crociana con le istanze filologiche?
Gianfranco Contini (1912-1990)
Michele Barbi (1867-1938)
Michele Barbi (1912-1956)
Gianfranco Contini (1896-1955)
A quando risalgono i primi tentativi di Gianfranco Contini di conciliare critica estetica e filologia?
Essi sono già in nuce nel ritratto di Santorre Debenedetti del 1933, ma si manifestano in maniera programmatica con "Come lavorava l'Ariosto" (1937)
Si manifestano in maniera sempre più consapevole nel 1937, nel 1941 e infine nel 1950
Si manifestano all'improvviso nel 1937 in occasione della pubblicazione di "Come lavorava l'Ariosto"
Essi si presentano una prima volta nel 1946-1947, in occasione della polemica con Croce a proposito di un saggio leopardiano di Giuseppe De Robertis
Cosa intende Gianfranco Contini con variante instaurativa?
Una variante inserita tardivamente, e che per questo instaura un valore poetico
Una variante che 'conquista' il fantasma poetico, e dunque 'instaura' un valore estetico precedentemente assente
Una variante inserita tardivamente, che dunque instaura una parola in un tessuto testuale preesistente
Una variante che conquista il fantasma poetico più adatto al contesto
Quali sono le tappe dell'elaborazione continiana del metodo della "critica delle varianti"?
Come lavorava l'Ariosto (1938), Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1940), La critica degli scartafacci (1946), Implicazioni leopardiane (1947)
Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1937), Come lavorava l'Ariosto (1940), Implicazioni leopardiane (1946), La critica degli scartafacci (1947)
Come lavorava l'Ariosto (1937), Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1941, ma a stampa nel 1943), Implicazioni leopardiane (1946), La critica degli scartafacci (1947)
Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1937), Come lavorava Petrarca (1940), La critica degli scartafacci (1946), Implicazioni leopardiane (1947)
Contini
nel "Breviario di ecdotica" (1986) ribadisce l'interpretazione dell'opera come processo (e non prodotto), la validità del metodo della critica delle varianti come verifica sperimentale dell'interpretazione letteraria, ma approfondisce e arricchisce la fenomenologia delle varianti con la sostituzione di una ad altra personalità espressiva
nel "Breviario di ecdotica" (1986) sostituisce la distinzione fra "Varianti sostitutive" e "varianti instaurative" un nuovo concetto, quello di sostituzione di una ad altra personalità espressiva
nel "Breviario di ecdotica" (1986) sconfessa e in parte riformula quanto già espresso negli anni Trenta-Quaranta
nel "Breviario di ecdotica" (1986) ribadisce e conferma quanto già espresso negli anni Trenta-Quaranta.
A quale dei contributi continiani fondamentali per la formazione del metodo della "critica delle varianti" risale la distinzione fra variante instaurativa (corrispondente alla scoperta o rivelazione del fantasma) e variante sostitutiva (corrispondente alla rinuncia a elementi frammentariamente validi per altri organicamente validi)?
voce Filologia dell'Enciclopedia del Novecento
Come lavorava l'Ariosto
Implicazioni leopardiane
Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare
Individuate la corretta sequenza degli interventi teorici di Contini in relazione alla critica delle varianti
"Implicazioni leopardiane" e "Critica degli scartafacci" (1937-38); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1941); "Come lavorava l'Ariosto" (1946-47)
"Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1937); "Come lavorava l'Ariosto" (1941);
"Implicazioni leopardiane" (1946-48) "Come lavorava l'Ariosto" (1937); "Implicazioni leopardiane" (1941); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1946-47)
"Come lavorava l'Ariosto" (1937); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1941); "Implicazioni leopardiane" e "Critica degli scartafacci" (1946-48)
Quali furono le 'occasioni' che dettero lo spunto per gli interventi teorici di Contini sulla questione della critica delle varianti?
"Come lavorava l'Ariosto": l'edizione facsimilare dei "Frammenti autografi" a cura di Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"
"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione dei Rerum vulgarium fragmenta secondo la redazione definitiva (Vat. Lat. 3195); "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"
"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"
"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Domenico De Robertis sulle varianti di "Il sabato del villaggio"
A quale dei contributi continiani fondamentali per la formazione del metodo della "critica delle varianti" risale la distinzione fra correzioni puntuali e
correzioni nel sistema?
Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare
Implicazioni leopardiane
Come lavorava l'Ariosto
La critica degli scartafacci
Individuate la terminologia e il significato corretti relativi alla riflessione continiana
Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico ad un altro valore estetico', alle seconde il significato di 'varianti che raggiungono il valore estetico' andando a sostituire varianti che ne erano prive; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé ("variante puntuale") oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo, oppure ad altri luoghi di altri testi del medesimo autore, o, infine altri luoghi al di fuori dell'opera di quell'autore ("varianti nel sistema")
Contini con "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo; per quanto riguarda "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude al significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico puntuale ad un altro valore estetico puntuale', e rispettivamente di 'varianti che raggiungono il valore estetico dell'intera opera'
Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico ad un altro valore estetico', alle seconde il significato di 'varianti che raggiungono il valore estetico' andando a sostituire varianti che ne erano prive; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini si riferisce alla variante di rilievo modesto ("variante puntuale") oppure con ricadute strutturali ("varianti nel sistema")
Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono una variante precedente', alle seconde il significato di 'alternative'; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé ("variante puntuale") oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo, oppure ad altri luoghi di altri testi del medesimo autore, o, infine altri luoghi al di fuori dell'opera di quell'autore ("varianti nel sistema")
Nell'introdurre la distinzione fra varianti puntuali e varianti nel sistema Gianfranco Contini distingueva ulteriormente
fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto e di altri testi del medesimo autore, 2) varianti che coinvolgono il sistema letterario precedente all'autore, 3) varianti che coinvolgono il sistema letterario contemporaneo all'autore
fra 1) varianti nel sistema dell'opera dell'autore, 2) varianti che coinvolgono l'intera tradizione letteraria in cui l'autore si inserisce
fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto, 2) varianti nel sistema dell'opera dell'autore, 3) varianti che coinvolgono il sistema letterario esterno all'autore
fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto, 2) varianti nel sistema del testo coinvolto e i testi circonvicini, 3) varianti nel sistema del testo coinvolto, dei testi circonvicini e dei testi più remoti nella raccolta
Cosa si intende per "fenomenologia della copia" e "fenomenologia dell'originale"?
La doppia definizione si deve a d'Arco Silvio Avalle, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia e la tradizione d'autore
La doppia definizione si deve a Dante isella, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia e la tradizione dell'originale
La doppia definizione si deve a Dante Isella, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione d'autore e la tradizione di copia
La doppia definizione si deve a d'Arco Silvio Avalle, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia da un originale e la tradizione di copia da un archetipo
01. Qual è la più evidente differenza fra l'édition génétique francese e l'edizione genetica (o critico genetica) italiana
Nell'édition génétique francese ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato separatamente; nell'edizione critico-genetica italiana viene pubblicato a parte solo quanto non è letteralmente confrontabile con il testo, tutto il resto è posto in 'dialogo' al testo nell'apparato
Nell'edizione critico-genetica italiana ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato separatamente; nell'édition génétique francese viene pubblicato a parte solo quanto non è letteralmente confrontabile con il testo, tutto il resto è posto in 'dialogo' al testo nell'apparato
Nell'edizione critico-genetica italiana ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato in volumi separati; nell'édition génétique francese tutto quel materiale viene pubblicato in un solo volume
Nell'édition génétique francese ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato in volumi separati; nell'edizione critico-genetica italiana tutto quel materiale viene pubblicato in un solo volume
Cosa intende per "avantesto" la tradizione filologica francese a confronto con quella italiana
Per la tradizione filologica italiana nell'avantesto confluiscono tutti i materiali che precedono la redazione finale di un testo (dall'appunto alla redazione semidefinitiva); nella tradizione filologica francese si ritiene avantesto solo quanto non si organizza in testo (un appunto) o che non può essere confrontato con il testo finale
Per la tradizione filologica italiana l'avantesto è "la conoscenza ragionata degli atti materiali e intellettuali della creatività verbale"
Per la tradizione filologica francese l'avantesto è "la conoscenza ragionata degli atti materiali e intellettuali della creatività verbale"
Per la tradizione filologica francese nell'avantesto confluiscono tutti i materiali che precedono la redazione finale di un testo (dall'appunto alla redazione semidefinitiva); nella tradizione filologica italiana si ritiene avantesto solo quanto non si organizza in testo (un appunto) o che non può essere confrontato con il testo finale
Quali sono le ragioni storiche che soggiacciono alle differenti tradizioni di studio filologico in Francia e in Italia?
In Italia la fiducia nella capacità ricostruttiva del metodo cosiddetto lachmanniano è rimasta solida, pur con considerevoli aggiustamenti, e la filologia d'autore si è integrata in quella tradizione; in Francia la fiducia nel metodo lachmanniano è stata profondamente scossa dalle obiezioni di Bédier e la filologia d'autore ha preso strade autonome
Per motivi nazionalistici la filologia francese si è separata da quella di origine tedesca (metodo del Lachmann) che invece in Italia è rimasta solida
In Francia la fiducia nella capacità ricostruttiva del metodo cosiddetto lachmanniano è rimasta solida, pur con considerevoli aggiustamenti, e la filologia d'autore si è integrata in quella tradizione; in Italia la fiducia nel metodo lachmanniano è stata profondamente scossa dalle obiezioni di Bédier e la filologia d'autore ha preso strade autonome
Per motivi nazionalistici la filologia italiana si è separata da quella di origine tedesca (metodo del Lachmann) che invece in Francia è rimasta solida
Quali sono stati i principali gli ambiti di ricerca di Dante Isella?
Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento all'epoca contemporanea; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la critica delle varianti
Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento al Seicento; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la critica delle varianti
Si è occupato di autori lombardi dal Quattrocento al Novecento
Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento all'epoca contemporanea; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la filologia d'autore
Che cos'è l'espressionismo letterario?
Con la formula di 'espressionismo letterario' si individua una tendenza all'uso espressivo della lingua caratteristico di autori contemporanei
Con la formula di 'espressionismo letterario' Gianfranco Contini individuava un filone della letteratura italiana che caratterizza autori appartenenti a periodi e aree diverse, accomunati però da un uso fortemente espressivo, talora violento, dello strumento linguistico, dialetto o lingua che sia
Con la formula di 'espressionismo letterario' Dante Isella individuava un filone della letteratura italiana che caratterizza autori appartenenti a periodi e aree diverse, accomunati però da un uso fortemente espressivo, talora violento, dello strumento linguistico, dialetto o lingua che sia
Con la formula di 'espressionismo letterario' si individuava una tendenza all'uso espressivo della lingua caratterizzato dal mescolamento di dialetto e lingua
Cosa si intende per avantesto nella tradizione filologica francese e nella tradizione filologica italiana?
La tradizione filologica francese considera avantesto tutto ciò che precede il testo nella sua redazione finale, indipendentemente dalla confrontabilità fra tale materiale e il testo finale e definitivo; al contrario la tradizione italiana considera avantesto solo quei materiali preparatori che non abbiano rapporto 'letterale' e di confrontabilità con il testo o sue porzioni ormai organizzati.
La tradizione filologica italiana considera avantesto tutto ciò che precede il testo nella sua redazione finale, indipendentemente dalla confrontabilità fra avantesto e testo definitivo; al contrario la tradizione francese considera avantesto solo quei materiali preparatori che non abbiano rapporto 'letterale' e di confrontabilità con il testo o sue porzioni ormai organizzati.
Il significato è univoco in entrambe le tradizioni.
Per avantesto si intende (universalmente) un dossier di materiali preparatori funzionali all'elaborazione di un testo, in servizio dei quali sono stati elaborati e assemblati.
Indicate quale fra le seguenti l'affermazione errata.
Dante Isella ha negato validità al metodo della "critica delle varianti" esercitandosi esclusivamente sulla "filologia d'autore"
Dante Isella ha fornito edizioni critiche del Giorno e delle Odi di Giuseppe Parini
Dante Isella ha dedicato in modo particolare la propria attività di studioso alla tradizione letteraria lombarda
Dante Isella si è occupato di teoria e prassi editoriali con particolare riguardo a casi di filologia d'autore
In quale dei seguenti esempi editoriali non viene utilizzata la tecnica del "testo in colonna"?
L'edizione Peruzzi dei Canti leopardiani
L'edizione Raboni-Colli-Italia delle minute dei Promessi Sposi
L'edizione Debenedetti dei Frammenti autografi
L'edizione Ubaldini del Codice degli abbozzi petrarchesco
L'edizione di un testo con varianti d'autore secondo la tecnica editoriale cosiddetta "in colonna"
riserva all'apparato quanto non può essere espresso con chiarezza tramite escamotages tipografici direttamente nel testo
riserva all'apparato solo commenti dell'editore di carattere letterario perché le informazioni filologiche sono interamente rappresentate a testo
riserva all'apparato solo commenti dell'editore di carattere paleografico riguardanti la conservazione del manufatto
non fa uso di apparato
Trovando in un apparato la sigla su ras. si desumerà che
si tratta di un apparato simbolico sistemico
si tratta di un apparato genetico
si tratta di un apparato simbolico
si tratta di un apparato parlato
La scelta fra l'utilizzo di un apparato genetico o di un apparato evolutivo dipende
da quale fase redazionale si è scelto di editare: se a testo è messa la redazione finale dell'elaborazione l'apparato sarà genetico, se a testo è messa la redazione iniziale dell'elaborazione l'apparato sarà evolutivo, se a testo è messa una redazione intermedia dell'elaborazione l'apparato sarà sia genetico sia evolutivo
da quale fase redazionale si è scelto di editare: se a testo è messa la redazione finale dell'elaborazione l'apparato sarà evolutivo, se a testo è messa la redazione iniziale dell'elaborazione l'apparato sarà genetico, se a testo è messa una redazione intermedia dell'elaborazione l'apparato sarà sia genetico sia evolutivo
dalle caratteristiche della documentazione: se la documentazione autografa è ridotta l'apparato sarà genetico, se la documentazione autografa è ipertrofica l'apparato sarà evolutivo
dalle caratteristiche della documentazione: se la documentazione non è autografa l'apparato sarà genetico, se la documentazione è autografa l'apparato sarà evolutivo
Nel sistema correttorio d'autore la correzione "nell'interlinea"
indica una correzione caratterizzabile sia su base topografica sia su base cronologica, perché, sia in quanto variante sostitutiva sia in quanto aggiunta, è una variante immediata
indica una correzione caratterizzabile su base cronologica, e può essere tanto variante sostitutiva di altra precedente cassata, quanto un'aggiunta
indica una correzione caratterizzabile su base topografica, e può essere tanto variante sostitutiva di altra precedente cassata, quanto un'aggiunta
indica una correzione caratterizzabile sia su base topografica sia su base cronologica, perché, in quanto variante sostitutiva, è una variante tardiva
Secondo quanto sintetizzato da Dante Isella nel 1978, la filologia d'autore richiede
a) la messa a punto di tecniche editoriali sia per quanto riguarda il testo b) sia per quanto riguarda l'apparato
a) il contatto diretto con gli autografi; b) il contatto diretto con i materiali di archivio
a) il contatto diretto con i documenti; b) la messa a punto di tecniche editoriali per quanto riguarda la costruzione dell'apparato
a) il contatto diretto con i documenti; b) la messa a punto di tecniche editoriali sia per quanto riguarda il testo sia per quanto riguarda l'apparato
Quali sono le tipologie di variante definite su base topografica?
Su rasura, nel rigo (di seguito a lezione cassata oppure a ricalco su di essa), nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini
Su rasura nel rigo o nell'interlinea, sui margini (destro o sinistro, superiore o inferiore)
Sul rigo o nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini
Su rasura, nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini
Quali sono le tipologie di varianti definite su base cronologica?
Le varianti immediate in interlinea e su rasura e le varianti tardive nei margini
Le varianti immediate e le varianti tardive su rasura, in interlinea e sui margini
Le varianti immediate sul rigo e le varianti tardive in interlinea
Le varianti immediate e le varianti tardive
Quali sono le principali coppie tipologiche di apparato nella filologia d'autore?
L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/diacronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo
L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/diacronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo; l'apparato progressivo/ derivativo
L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/sincronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo
L'apparato simbolico/parlato; l'apparato sistemico/diacronico; l'apparato genetico/evolutivo
Quali sono le caratteristiche di un testo d'autore pubblicato in colonna?
La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali ma con bassa concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive
La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali con alta concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive
La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive
La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali ma con bassa concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico decrescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive
Cosa si intende per apparato simbolico, o viceversa parlato?
Con l'apparato parlato si intende illustrare con le parole la diacronia del testo; con apparato simbolico si intende rappresentare quella stessa diacronia con dei simboli.
Con apparato parlato si intende un apparato che vuole rappresentare lo stato fisico dell'autografo; con l'apparato simbolico si rappresentano simbolicamente i legami fra una variante e l'altra dal punto di vista del sistema
L'apparato parlato è adatto a rappresentare la genesi dell'opera; quello simbolico a rappresentare la sua evoluzione.
La definizione di apparato simbolico o parlato fanno riferimento esclusivamente alle caratteristiche tipografiche utilizzate: l'apparato parlato utilizza un sistema di abbreviazioni; l'apparato simbolico utilizza una serie di simboli come per es. frecce, asterischi, parentesi.
Cosa intendeva Barbi per tradizione extravagante, tradizione organica e tradizione inorganica delle rime della "Vita nova"?
La tradizione extravagante riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione organica è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad esso, la tradizione inorganica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta
La tradizione extravagante è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro, la tradizione organica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta, la tradizione inorganica riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate)
La tradizione extravagante riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione organica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta, la tradizione inorganica è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad essa
La tradizione extravagante è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad esso, la tradizione organica è quella che riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione inorganica trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta
Qual è la data di composizione della Vita nova e a quale periodo cronologico fa riferimento la vicenda narrata?
La composizione della Vita nova cominciò negli anni 1274-1291, ma si fece più serrata fra il 1283 e il 1291
La data di composizione della Vita nova è incerta, comunque post 1291 (un anno dopo la morte di Beatrice); la vicenda narrata è riferibile agli anni 1274-1291, ma si concentra in modo particolare su eventi del 1283-1291
La data di composizione della Vita nova è il 1291 (un anno dopo la morte di Beatrice); la vicenda narrata è riferibile agli anni 1274-1291, ma si concentra in modo particolare su eventi del 1283-1291
Dante scrisse man mano la Vita nova mentre componeva le liriche che sono inserite nel prosimetro
Che cosa è la tradizione extravagante della Vita Nova?
La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i soli testi lirici compresi da Dante nella Vita nova e estrapolati dal prosimetro
La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i soli testi prosastici del prosimetro
La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici che trasmettono i testi lirici poi compresi nella Vita nova e che nella seriazione si dimostrano indipendenti dal prosimetro, la cui composizione è successiva
La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i testi lirici compresi nella Vita nova in dipendenza diretta dalla tradizione e dalla composizione del prosimetro
01. A quale studioso si deve la distinzione fra tradizione extravagante, organica e inorganica della Vita nova?
Domenico De Robertis
Gianfranco Contini
Michele Barbi
Stefano Carrai
Cos'è il cosiddetto codice escorialense?
È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid), unico testimone della tradizione extravagante delle rime della Vita nova
È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid) fra i più importanti ed antichi latori della tradizione inorganica delle rime della Vita nova
È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid) fra i più importanti ed antichi latori della tradizione organica delle rime della Vita nova
È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid), fra i più importanti e antichi latori della tradizione extravagante delle rime della Vita nova
Come si dimostra l'autorialità delle varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica delle rime della "Vita nova"?
Dal punto di vista stemmatico le varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica possono essere spiegate come risalenti o all'archetipo della tradizione extravagante o all'archetipo della tradizione organica; la prima eventualità è esclusa per le modalità di diffusione delle rime precedenti alla "Vita Nova", la seconda è inverosimile perché dovremmo definire erronee (in quanto innovazione di copista) varianti sicuramente e costantemente migliorative
Dal punto di vista stemmatico le varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica possono essere spiegate come risalenti o all'archetipo della tradizione extravagante o all'archetipo della tradizione organica; la prima eventualità è inverosimile perché dovremmo definire erronee (in quanto innovazione di copista) varianti sicuramente e costantemente migliorative, la seconda eventualità è esclusa per le modalità di diffusione della "Vita Nova"
Perché nel caso della tradizione organica abbiamo l'autografo della "Vita nova"
Perché in entrambi i casi abbiamo autografi danteschi
Qual è il principale criterio che consente di distinguere un testimone della tradizione extravagante della Vita nova da un testimone della tradizione inorganica?
L'ordinamento delle liriche: nella tradizione extravagante le rime dantesche hanno un ordinamento indipendente da quello della seriazione delle liriche nella Vita nova, nella tradizione inorganica le liriche sono disposte secondo l'ordine di comparsa nel prosimetro
La consistenza del numero delle liriche: nella tradizione inorganica compaiono solo alcune liriche della Vita nova, nella tradizione extravagante tutte quelle presenti nel prosimetro
La consistenza del numero delle liriche: nella tradizione extravagante compaiono solo alcune liriche della Vita nova, nella tradizione inorganica tutte quelle presenti nel prosimetro
L'ordinamento delle liriche: nella tradizione inorganica le rime dantesche hanno un ordinamento indipendente da quello della seriazione delle liriche nella Vita nova, nella tradizione extravagante le liriche sono disposte secondo l'ordine di comparsa nel prosimetro
Individuate la corretta caratterizzazione della "Vita nova" dantesca
La "Vita nova" è un romanzo, composto nel 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291
La "Vita nova" è un prosimetro, composto certamente dopo il 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291
La "Vita nova" è un diario, composto durante il periodo dell'esilio, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291
La "Vita nova" è un prosimetro, composto certamente dopo il 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1264 e il 1291
Di che tipo è l'apparato che correda l'edizione De Robertis delle rime dantesche coincidenti con la tradizione extravagante della "Vita nova"
Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante) e da una seconda fascia di apparato in sostanza genetico, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante
Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato in sostanza genetico, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante e da una seconda fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante)
Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante) e da una seconda fascia di apparato in sostanza evolutivo, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante
Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato in sostanza evolutivo, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante e da una seconda fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante)
Lo stemma seguente rappresenta
il passaggio dalla tradizione organica alla tradizione inorganica della Vita nova
il passaggio dalla tradizione extravagante alla tradizione inorganica della Vita nova
il passaggio dalla tradizione extravagante alla tradizione organica della Vita nova
il passaggio dalla tradizione inorganica alla tradizione organica della Vita nova
Nell'edizione De Robertis delle rime dantesche quale tipo di apparato viene usato?
Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato genetico, la seconda un apparato evolutivo
Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato di tradizione, la seconda un apparato in cui vengono segnalate le divergenze fra tradizione extravagante e tradizione organica della Vita nova (e che nella sostanza corrisponde ad un apparato genetico)
Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato evolutivo, la seconda un apparato genetico
Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato di tradizione, la seconda un apparato in cui vengono segnalate le divergenze fra tradizione extravagante e tradizione organica della Vita nova (e che nella sostanza corrisponde ad un apparato evolutivo)
Che cosa è la tradizione inorganica della Vita nova?
La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici e dalle stampe lacunosi o mutili che tramandano il prosimetro
La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici e dalle stampe che selezionano dal prosimetro dantesco, solo le liriche, trasmesse secondo la sequenza con cui compaiono nella Vita nova, ma tralasciando la prosa
La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici che selezionano dal prosimetro dantesco, solo le liriche, tralasciando la prosa
La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici che tramandano liriche dantesche nella trasmissione precedente al loro inserimento nel prosimetro
Quali dei seguenti autori e delle relative opere, la cui storia redazionale è stata analizzata durante il corso, presenta solo varianti puntuali e non invece varianti strutturali?
Dante, Vita nova
Ariosto, Orlando Furioso
Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta
Ungaretti, Vita di un uomo
Quali sono le tipologie di varianti che oppongono la tradizione extravagante delle rime alla tradizione organica della "Vita nova"
Accanto a modifiche di carattere linguistico (esplicitazione dei pronomi, per esempio, nelle rime della "Vita nova"), si trovano casi di inversione e di sostituzione lessicale, sempre con notevole impatto a livello ritmico ed espressivo
Poche sostituzioni lessicali di nessun rilievo formale o espressivo
Sono per lo più inversioni sulle quali è impossibile esprimere una diagnosi
Sono solo modifiche di carattere linguistico (esplicitazione dei pronomi, per esempio, nelle rime della "Vita nova" e sostituzioni lessicale)
Per quanto riguarda la sostituzione in campo lessicale, nella variantistica d'autore si individuano tre principali linee di tendenza: 1) ricerca di maggiore appropriatezza; 2) incremento di senso e di connotazione; 3) ricerca di variatio.
A quale di esse può essere ricondotto il passaggio da dolenti (e) a dogliose (VN) nel v. 11 del sonetto Era venuta nella mente mia? Qui si riportano i vv. 8-11:
perché ciascun dolente se .n partia
[...]
le lagrime dolenti / dogliose agli occhi tristi
ricerca di maggiore appropriatezza
ricerca di variatio
incremento di senso e di connotazione e ricerca di maggiore appropriatezza
incremento di senso e di connotazione
Per quanto riguarda la sostituzione in campo lessicale, nella variantistica d'autore si individuano tre principali linee di tendenza: 1) ricerca di maggiore appropriatezza; 2) incremento di senso e di connotazione; 3) ricerca di variatio.
A quale di esse può essere ricondotto il passaggio da dican (e) a gridin (VN) nel v. 8 le pietre par che dican / gridin: "Moia, moia!" del sonetto Ciò che m'incontra nella mente more?
ricerca di maggiore appropriatezza
ricerca di maggiore appropriatezza e di variatio
ricerca di variatio
incremento di senso e di connotazione
A determinare il passaggio da
questi così legiadro lo cor have
a
così leggiadro questi lo cor have
nel v. 12 del sonetto O voi che per la via d'amor passate
stanno fattori semantici (l'inversione fra questi e così leggiadro pone in massima evidenza l'eccezionalità dello stato d'animo dell'innamorato rispetto alla sua individualità)
stanno fattori semantici (l'inversione fra questi e così leggiadro pone in massima evidenza l'individualità dell'innamorato rispetto al suo stato d'animo)
stanno fattori relativi all'ordine delle parole secondo la prassi duecentesca
stanno fattori ritmici
A determinare il passaggio da la sua vista face ogni cosa umile (e) a
la vista sua fa ogni cosa umile (VN)
nel v. 9 del sonetto Vede perfettamente ogne salute
intervengono fattori semantici (la posposizione del pronome possessivo al nome cui si riferisce lo rende più marcato)
intervengono fattori ritmici (da un'accentazione variabile e incerta, comprensiva di un accento di quinta, si passa ad un'accentazione di sesta)
intervengono fattori sintattici
intervengono fattori lessicali
Il confronto di lezione fra i sonetti della Vita nova in tradizione extravagante e i corrispondenti inclusi nel prosimetro
evidenzia la totale adiaforia delle lezioni, ma casuali elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto) fanno pensare ad un'individualità linguistica (probabile rifacimento da parte di un unico copista)
evidenzia l'assenza di varianti adiafore, come dimostrano alcuni fenomeni ricorrenti (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto) fra l'una e l'altra tradizione, ma il giudizio su di essi è ancipite
evidenzia, pur nell'adiaforia delle lezioni, elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto), un'individualità linguistica difficilmente imputabile alla casualità dell'intervento dei copisti
evidenzia la totale adiaforia delle lezioni, nonostante casuali elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto), che non fanno pensare ad un'individualità linguistica e che paiono imputabili alla casualità dell'intervento dei copisti
In quali di queste tradizioni della Vita nova dantesca troviamo varianti d'autore?
Nella tradizione extravagante sia rispetto alla tradizione organica sia rispetto alla tradizione inorganica
Nella tradizione extravagante rispetto alla tradizione organica
Nella tradizione extravagante rispetto alla tradizione inorganica
Nella tradizione organica rispetto alla tradizione inorganica
Quali sono le principali motivazioni alla sostituzione lessicale nella variantistica d'autore?
a) tendenza alla maggiore appropriatezza lessicale; b) incremento di senso e di connotazione; c) desiderio di variatio
a) maggiore appropriatezza; b) maggiore espressionismo; c) ricerca di variatio
a) rifiuto delle ripetizioni; b) ricerca di variatio; c) maggiore appropriatezza espositiva
a) chiarezza espositiva e incremento di senso; b) incremento di connotazione; c) ricerca di variatio
Oggi i codici riconosciuti come facenti parte della biblioteca di Petrarca
sono conservati a Padova come lascito dell'erede Francescuolo da Brossano
sono conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nella Bibliothèque Nationale de France, nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e in altre ancora, a seguito di dispersioni diversificate non tutte interamente ricostruite
sono conservati a Firenze alla Badia Fiorentina
sono conservati a Parigi in conseguenza della discesa in Italia di Francesco I, durante la quale il sovrano francese si impossessò della biblioteca dei Visconti
Quale dei seguenti studiosi non ha contribuito alla ricostruzione della biblioteca di Francesco Petrarca?
Domenico De Robertis
Giuseppe Billanovich
Elisabeth Pellegrin
Pierre de Nolhac
La ricostruzione della biblioteca di Francesco Petrarca ha riconosciuto
una cinquantina di autografi
una sessantina di volumi a lui appartenuti di cui sei interamente autografi, altri idiografi e altri infine da lui postillati
una sessantina di volumi a lui appartenuti, fra i quali l'idiografo della lettera a Urbano V
una quarantina fra autografi e idiografi fra i quali l'originale dei Rerum vulgarium fragmenta
Della biblioteca di Petrarca sono stati identificati
una sessantina di codici contenenti opere di altri autori contemporanei, tutti postillati di mano del Petrarca
una sessantina di codici, di cui un certo numero, autografi o idiografi, contengono opere del Petrarca stesso
una ottantina fra codici e stampe
una sessantina di codici contenenti opere di autori classici, tutti postillati di mano del Petrarca
Quale fra i seguenti studiosi non si è occupato della ricostruzione della biblioteca petrarchesca?
Pierre de Nolhac
Giuseppe Billanovich
Elizabeth Pellegrin
Ernest H. Wilkins
Quale fu la sorte dei libri di Petrarca ereditata dal genero Francescuolo da Brossano?
x
Già durante la sua vita Francescuolo distribuì il patrimonio librario petrarchesco in suo possesso fra gli ammiratori del poeta; fra questi Pietro Bembo venne in possesso del codice degli abbozzi e dell'originale dei Rerum vulgarium fragmenta
Francescuolo ebbe un figlio che era completamente disinteressato alla biblioteca petrarchesca che, per esigenze economiche, mise all'asta
Francescuolo vendette i libri di Petrarca determinando la dispersione del patrimonio librario petrarchesco ereditato; nel Cinquecento alcuni dei libri petrarcheschi furono recuperati da Pietro Bembo
Alla morte di Francescuolo (1405) il patrimonio andò a finire, almeno in parte, per eredità, alla famiglia padovana dei Santasofia e nel Cinquecento alcuni dei libri petrarcheschi in loro possesso furono acquistati da Pietro Bembo
01. Verso il 1362 Petrarca aveva deciso di lasciare la propria biblioteca
al signore di Padova e amico Francesco I da Carrara
alla basilica di S. Marco
all'amico Lombardo della Seta
all'amico Giovanni Boccaccio
Indicate quel è la corretta ricostruzione delle vicende storiche riguardanti la biblioteca di Petrarca
Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla biblioteca di Francesco da Carrara (1367), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono effettivamente nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)
Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Maria Maggiore a Roma (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nell'allora Bibliothèque Nationale de France)
Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Marco di Venezia (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374) parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)
Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Marco di Venezia (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara e, dopo il 1494, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)
L'edizione a cura di Bartolomeo Valdezoco (Padova 1472) è importante
perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice oggi Vaticano Latino 3195, allora conservato a Padova presso la famiglia Santasofia
perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice degli abbozzi oggi Vaticano Latino 3196, allora di proprietà di Pietro Bembo
perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice oggi Vaticano Latino 3195, allora di proprietà di Pietro Bembo
perché si tratta della princeps dei RVF
Anziché di vere e proprie redazioni, per le fasi redazionali dei Rerum vulgarium fragmenta si preferisce parlare di
tappe
forme
assetti
stati
Come viene chiamata la 'forma' consegnata attualmente al Vaticano Latino 3195?
'Forma pre-vaticana'
'Forma vaticana'
'Forma di Giovanni' perché in parte trascritta da Giovanni Malpaghini
Codice degli abbozzi
Qual è la più antica 'forma' dei RVF che ci è effettivamente conservata?
La 'forma Malatesta' inviata da Petrarca a Pandolfo Malatesta con una lettera del 1373 e testimoniata da molti manoscritti
La 'forma di Giovanni' trascritta da Giovanni Malpaghini entro il 1367
La 'forma Chigi', così chiamata perché conservata in un codice del fondo Chigi della Biblioteca Apostolica Vaticana
La 'forma Correggio', inviata nel 1357 a Azzo da Correggio
Ernest H. Wilkins, sulla base degli autografi e della tradizione di copia, propose di individuare
nove tappe dell'iter redazionale dei RVF a cui però, sulla base degli studi successivi, va sottratta la cosiddetta 'forma Chigi'
nove tappe dell'iter redazionale dei RVF molte delle quali però sottoposte a revisione dagli studiosi successivi perché o afferenti alle cosiddette raccolte di riferimento o a concretizzazioni momentanee che non corrispondono a vere e proprie redazioni
nove tappe dell'iter redazionale dei RVF che corrispondono a redazioni differenti per numero e ordinamento dei singoli pezzi
nove tappe dell'iter redazionale dei RVF a cui però, sulla base degli studi successivi, va sottratta la cosiddetta 'forma Correggio'
Quale studioso ha maggiormente contribuito alla ricostruzione dell'iter redazionale dei Rerum vulgarium fragmenta?
Ernst Hatch Wilkins
Pierre de Nolhac
Giuseppe Billanovich
Marco Santagata
Che cosa è il cosiddetto Codice degli Abbozzi?
È un codice costituito da una ventina di carte slegate, messe insieme forse nel Cinquecento, risultato della dispersione di autografi petrarcheschi in precedenza più numerosi, di varia datazione; contiene gli abbozzi di testi poi confluiti nei Rerum vulgarium fragmenta e un abbozzo di un capitolo dei Triumphi
È un insieme di una cinquantina di carte slegate, messe insieme forse nel Cinquecento, risultato della dispersione di autografi petrarcheschi di varia datazione e variamente disomogenei; comprende gli abbozzi di testi poi confluiti nei Rerum vulgarium fragmenta
È un codice che Francesco Petrarca utilizzava regolarmente per depositarvi le prime stesure dei suoi componimenti volgari
È un codice che Francesco Petrarca utilizzava regolarmente per depositarvi le prime stesure dei suoi componimenti latini
Rispetto alle nove tappe individuate da Wilkins negli anni Trenta-Quaranta del Novecento, attualmente gli studiosi individuano
tre forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), la forma pre-vaticana e la forma vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)
quattro forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Chigi (divisa in due parti, consistente di 204 pezzi complessivi), la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), le forme pre-vaticana e vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)
cinque forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Correggio, la forma Chigi, la forma Malatesta , le forme pre-vaticana e vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)
tre forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Chigi (divisa in due parti, consistente di 204 pezzi complessivi), la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), la forma vaticana (quest'ultima corrispondente agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)
A chi è rivolta la "Critica degli scartafacci" di Gianfranco Contini?
Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Nullo Minissi, ma in realtà il saggio è diretto contro Benedetto Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis
Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge contro Nullo Minissi, che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis
Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Nullo Minissi, ma in realtà è diretta contro Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo leopardiano di Giuseppe de Roberti
Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Benedetto Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis
Trovando in un apparato il segno --> si desumerà che
si tratta di un apparato simbolico
si tratta di un apparato evolutivo
si tratta di un apparato fotografico
si tratta di un apparato genetico
