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FILOLOGIA DELLA LETTERATURA ITALIANA - PARTE PRIMA

Total questions: 147

Worksheet time: 1hrs 14mins

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1.

Qual è la differenza fra filologia d'autore e critica delle varianti?

 

 

a)

Sebbene la definizione di filologia d'autore possa in senso generale, designare l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti), in senso più tecnico si riserva l'etichetta di "critica delle varianti" alle prime due operazioni (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato), l'etichetta di "filologia d'autore" all'ultima operazione

(valutazione critico-letteraria)

b)

Nessuna: le due definizioni sono sostanzialmente sinonimiche

c)

Per filologia d'autore s'intende l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore: valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti; per "critica delle varianti" s'intende invece quest'ultima parte (valutazione critico-letteraria)

d)

Sebbene la definizione di filologia d'autore possa in senso generale, designare l'intero procedimento filologico relativo alla variantistica d'autore (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato, valutazione critico-letteraria delle varianti), in senso più tecnico si riserva l'etichetta di "filologia d'autore" alle prime due operazioni (valutazione diacronico-redazionale, edizione del testo e preparazione dell'apparato), l'etichetta di "critica delle varianti" all'ultima operazione (valutazione critico-letteraria)

2.

Qual è il significato di originale nella tradizione filologica lachmanniana?

a)

E' il testo scritto dalla mano dell'autore (autografo) o, se scritto da altri, da lui attentamente rivisto

b)

E' il testo scritto direttamente dalla mano dell'autore (autografo)

c)

E' il testo corretto dall'autore

d)

E' il testo immaginato dall'autore, assolutamente indenne da errori e sviste

3.

In che senso il significato di originale della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?

a)

L'originale (che non necessariamente è privo di sviste o di errori d'autore) non risulta necessariamente unico e fisso nei suoi contenuti e nella sua formulazione

b)

L'originale, comunque indenne da sviste o da errori d'autore, non risulta necessariamente unico

c)

Il concetto lachmanniano di originale non viene rivisto alla luce della variantistica d'autore

d)

L'originale può essere macchiato da errori e sviste

4.

In che senso il significato di archetipo della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?

a)

Il concetto di archetipo, come oggetto filologico, distinto dall'originale e al quale attribuire gli errori di tutta la tradizione, è (tendenzialmente) inconciliabile con la presenza di varianti d'autore

b)

Gli archetipi sono più di uno, tanti quanti sono gli originali

c)

Gli errori dell'archetipo non vanno corretti

d)

Archetipo e originale coincidono

5.

Qual è il significato di errore e variante nella tradizione filologica lacmanniana?

 

a)

Errore e variante sono sostanzialmente la stessa cosa perché comunque si distaccano dall'originale

b)

 Posto che ogni divergenza dall'originale costituisce per il filologo un errore, il metodo del Lachmann stabilisce una gerarchia fra errore (che deturpa il senso o la forma del testo) e variante (in cui l'innovazione non risulta palesemente irricevibile); all'errore, quando significativo, il metodo del Lachmann attribuisce la capacità di contribuire a costruire lo stemma, mentre la scelta fra varianti (adiafore) è demandata al funzionamento dello stemma

c)

Posto che ogni divergenza dall'originale costituisce per il filologo variante, ad essa il metodo di Lachmann attribuisce la possibilità di costruire lo stemma

d)

L'errore è una variante più grave

6.

In che senso il significato di errore e variante della tradizione filologica lachmanniana va rivisitato alla luce della variantistica d'autore?

a)

Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene ribaltata; l'errore infatti non consente più di costruire lo stemma

b)

Nella variantistica d'autore la differenza fra errore e variante viene completamente annullata

c)

Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene ribaltata; la variante adiafora può infatti essere testimonianza di ripensamenti dell'autore e attestare dunque differenti redazioni dell'opera

d)

Nella variantistica d'autore la gerarchia fra errore e variante, propria del metodo lachmanniano, viene invertita; lo stemma si costruisce sulla base delle varianti e fra gli errori si sceglie sulla base del funzionamento dello stemma

7.

L'originale

a)

è un concetto che rimane identico sia nella filologia d'autore sia nella filologia di matrice lachmanniana

b)

è un concetto diversamente inteso nella filologia lachmanniana e nella filologia d'autore; nel primo caso si intende un testo ideale unico e indenne per sua natura da errori,nel secondo una realtà concreta, mobile nella storia e eventualmente portatrice essa stessa di errori

c)

è un concetto diversamente inteso nella filologia lachmanniana e nella filologia d'autore; nel primo caso si intende una realtà concreta, mobile nella storia e eventualmente portatrice essa stessa di errori, nel secondo un testo ideale unico e indenne per sua natura da errori

d)

è un testo ideale unico, indenne per sua natura da errori, cui tramite il metodo del Lachmann è possibile attingere nonostante l'intermediazione di un archetipo

8.

Il concetto di archetipo è un concetto univoco?

a)

Sì, nonostante sottili distinguo

b)

No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un testimone perduto portatore di uno o più errori separativi, che egli ha trasmesso a tutta la tradizione residua, oppure, dal punto di vista storico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera

c)

No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un testimone perduto portatore di uno o più errori monogenetici, che egli ha trasmesso a tuttala tradizione residua, oppure, dal punto di vista storico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera, o anche l'unico testimone superstite di una tradizione precedente da cui deriva quella successiva

d)

No; per archetipo si può intendere, dal punto di vista strettamente filologico, un esemplare di diffusione tramite il quale l'autore ha 'pubblicato' la propria opera, oppure l'unico testimone superstite di una tradizione precedente da cui deriva quella successiva, oppure, dal punto di vista storico, un testimone perduto portatore di uno o più errori monogenetici, che egli ha trasmesso a tutta la tradizione residua

9.

Quale delle seguenti descrizioni dello stemma è corretta?

a)

Lo stemma illustra come la nostra nozione di archetipo sia fortemente condizionata dalla moria di testimoni; se dall'archetipo X sono discesi cinque rami della tradizione, di cui solo uno sopravvissuto, per il filologo l'archetipo cui si può risalire è X1 e non X

b)

Lo stemma illustra come la tradizione dell'opera sia stata molto fortunata e ampia, nonostante la moria di testimoni

c)

Lo stemma illustra come in una tradizione manoscritta possano esistere archetipi (X) e subarchetipi (X1)

d)

Lo stemma illustra come l'autore abbia 'pubblicato' una prima volta l'opera tramite X e poi una seconda volta tramite X

10.

Qual è il significato di archetipo nella tradizione filologica lachmanniana?

a)

L'archetipo corrisponde ad un esemplare di diffusione del testo o ad un esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione

b)

Nel significato strettamente filologico per archetipo si intende l'esemplare di diffusione del testo o il solo esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione; dal punto di vista storico l'archetipo corrisponde invece ad un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione; dal punto di vista storico

c)

L'archetipo corrisponde ad un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione

d)

Nel significato strettamente filologico per archetipo si intende un codice perduto macchiato da almeno un errore monogenetico passato poi a tutto il resto della tradizione;dal punto di vista storico l'archetipo può corrispondere ad un esemplare di diffusione del testo o ad un esemplare dell'opera al quale si è ridotta la tradizione

11.

Cosa si intende per 'pubblicazione'?

 

a)

La pubblicazione di un testo significa la sua messa in circolazione per volontà dell'autore, ma a seconda dei periodi essa può rappresentare un taglio meno netto (con la circolazione manoscritta) o più netto e definitivo (con l'introduzione della stampa) fra l'autore e la propria opera

b)

La pubblicazione di un testo significa la sua messa in circolazione per volontà dell'autore, ma a seconda dei periodi essa può rappresentare un taglio più netto (con la circolazione manoscritta) o meno netto e definitivo (con l'introduzione della stampa) fra l'autore e la propria opera

c)

La pubblicazione di un testo corrisponde alla consegna da parte dell'autore della propria opera ad un editore

d)

La pubblicazione di un testo corrisponde alla consegna da parte dell'autore della propria opera a chiunque la voglia leggere

12.

Cosa si intende per ultima volontà dell'autore?

 

a)

La formula indica, in filologia, la fase ultima dell'elaborazione di un testo a cui, di solito, si ricorre ai fini restitutivi; la filologia d'autore relativizza però questo criterio, sia sospettando la possibilità di più 'ultime' volontà d'autore, sia rammentando che il criterio (condizionato dalla nostra moderna esperienza sulle modalità di pubblicazione tramite la stampa) va modulato sulla base della cronologia dell'opera e sui metodi antichi di diffusione

b)

La formula indica un criterio ormai obsoleto perché esistono più 'ultime' volontà d'autore

c)

La formula indica un criterio ormai obsoleto perché in antico i metodi di diffusione delle opere non avvenivano attraverso la stampa

d)

La formula indica, in filologia, la fase ultima dell'elaborazione di un testo a cui, di solito, si ricorre ai fini restitutivi

13.

Qual è il significato dell'ultima volontà dell'autore?

 

a)

Per ultima volontà dell'autore si intende la forma (redazione) più recente del testo

b)

Per ultima volontà dell'autore s'intende la forma (redazione) del testo corrispondente alla forma attestata come ultima

c)

Per ultima volontà dell'autore si intende la forma (redazione) più antica del testo

d)

Per ultima volontà dell'autore si intende l'ultima conservata nel suo originale

14.

Quale delle seguenti descrizioni si attaglia al seguente stemma?

a)

L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, ma la diffusione è avvenuta solo una volta a partire da O e la tradizione che ne discende è caratterizzata da almeno un errore separativo

b)

L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, e perciò la la tradizione manoscritta è caratterizzata da un archetipo

c)

L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, e dunque non può esserci archetipo

d)

L'opera è stata elaborata in più fasi (O, O1, O2, O3) dall'autore, ma la diffusione è avvenuta solo una volta a partire da O e la tradizione che ne discende è caratterizzata da almeno un errore congiuntivo

15.

Cosa si intende per originale in movimento?

 

a)

un originale pubblicato dall'autore in più di un'occasione e in fasi redazionali diverse

b)

un autografo portatore di fasi redazionali diverse in corrispondenza di momenti diversi dell'elaborazione testuale

c)

l'archetipo di un testo con varianti d'autore

d)

un testo, comunque trasmesso (autografo, idiografo, conservati o meno), sul quale l'autore ha depositato varianti redazionali diverse in corrispondenza di momenti diversi dell'elaborazione

16.

Giorgio Pasquali propose questo stemma a proposito della trasmissione di un testo tardo antico. Chi ne era l'autore?

a)

Fulgenzio

b)

Cicerone

c)

Eusebio

d)

Tertulliano

17.

Indicate quale delle seguenti risposte è corretta

a)

Paul Maas ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano

b)

Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano

c)

Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Cicerone che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di bruciare tutte le copie che circolavano

d)

Giorgio Pasquali ricorda come la variantistica d'autore sia presente anche nella tradizione classica, ricordando il caso di Virgilio che, accortosi di aver commesso errori nella redazione della Pro Ligario e dell'Orator, chiese all'amico Attico di correggere le copie che già circolavano

18.

Nella recensione alla Textkritik di Paul Maas

 

a)

Giorgio Pasquali apprezzava il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, ma metteva in guardia dalla algebrizzazione del metodo che andava sempre coniugato con la conoscenza della storia della tradizione

b)

Giorgio Pasquali denigrava in toto il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, perché non coniugava il metodo con la conoscenza della storia della tradizione

c)

Giorgio Pasquali si dimostrava oscillante fra apprezzamento e perplessità

d)

Giorgio Pasquali apprezzava il tentativo di razionalizzazione operato dal filologo tedesco, che finalmente estrometteva dalla stemmatica gli elementi storici

19.

Indica la sola risposta giusta

 

a)

Giorgio Pasquali valorizzò la storia della tradizione di fronte al pericolo di eccessiva algebrizzazione rappresentato dalla stemmatica di Paul Maas

b)

Giorgio Pasquali cercò di dimostrare l'inutilità della distinzione fra errore separativo e errore congiuntivo proposta da Paul Maas

c)

Paul Maas riconosceva riteneva indispensabile supporre l'esistenza dell'archetipo anche in presenza di varianti d'autore

d)

Paul Maas valorizzò la storia della tradizione di fronte al pericolo di eccessiva algebrizzazione rappresentato dalla stemmatica di Giorgio Pasquali

20.

Quale fu il principale contributo di Giorgio Pasquali alla maturazione del metodo filologico?

 

a)

Controbatté al rischio di eccessiva algebrizzazione della stemmatica di Paul Maas

b)

Recensì la Textkritik di Paul Maas

c)

Studiò la tradizione delle opere di Tertulliano

d)

Filologo classico, ma attento a quanto nei suoi stessi anni avveniva nella filologia italiana, seppe riconoscere (basandosi anche sull'esperienza variantistica di autori italiani quali Boccaccio e Petrarca) varianti d'autore nella tradizione classica e post-classica

21.

Quale fu il contributo di Paul Maas all'elaborazione del metodo filologico?

 

a)

Perfezionò il concetto di errore, formalizzando la categoria di errori significativi (o errori guida) ulteriormente distinguendo questi ultimi in errore separativo e errore congiuntivo

b)

Individuò varianti d'autore nelle opere di Tertulliano

c)

Trattò per primo, in maniera sistematica, di varianti d'autore nella tradizione classica

d)

Pubblicò le Argonautiche di Apollonio Rodio

22.

Qual è la tipologia delle varianti d'autore più ricorrente nella tradizione trobadorica?

 

a)

Le varianti d'autore sono di carattere puntuale e dimostrano il rimaneggiamento completo del testo

b)

Pur potendosi verificare anche secondo altre tipologie, le varianti d'autore si addensano di preferenza nella strofe finale nella quale si concentravano i dati storici e storico-geografici contingenti quali l'appello finale al destinatario.

c)

Le varianti d'autore si appuntano di preferenza sulla prima strofa allo scopo di far credere che si trattasse di un testo diverso, poiché i trovatori girando di corte in corte avevano bisogno di riusare ed adattare a realtà e contesti differenti testi composti in precedenza

d)

Le varianti d'autore sono di carattere strutturale e si caratterizzano per l'inserimento o la cancellazione di intere strofe

23.

Individuate quale fra le seguenti tradizioni di testi non presenta in maniera pressoché sistematica redazioni differenti e/o varianti d'autore

 

a)

I testi dei Minnesaenger di area germanica

b)

I testi dei trovatori provenzali

c)

I testi dei trovieri francesi

d)

I testi della Scuola Poetica Siciliana

24.

A quante fasi redazionali riconduce la tradizione della canzone "Al prim comens de l'invernaill" di Marcabru, secondo quanto ricostruito da d'Arco Silvio Avalle?

a)

A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui alla tornata precedente è sostituita una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere in partenza per la Guascogna

b)

A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui alla tornata precedente è aggiunta una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere nuovamente in partenza, questa volta per la Guascogna, il che crea contraddizione biografica

c)

A una sola fase redazionale d'autore contenente una prima tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna; una seconda tornata è stata poi aggiunta da un esecutore che annuncia di essere in partenza per la Guascogna, creando contraddizione biografica

d)

A due fasi redazionali: la prima contenente una sola tornata in cui il poeta annuncia la sua prossima partenza per la Spagna, la seconda in cui la tornata precedente è stata profondamente modificata e le è stata aggiunta una seconda tornata in cui il poeta annuncia di essere nuovamente in partenza, questa volta per la Guascogna

25.

Quale studioso si è occupato in modo particolare della tradizione manoscritta di Bernart de Ventadorn, verificando la presenza di varianti d'autore nella tornada di una sua canzone (Ges de chantar no m pren talans)?

a)

Maurizio Perugi

b)

Cesare Segre

c)

D'Arco Silvio Avalle

d)

Gianfranco Contini

26.

Illustrate questo stemma relativo alla canzone Al prim comens de l’ivernaill di Marcabru .

 

a)

Lo stemma dimostra che una delle due tornade della canzone Al prim comens de l’ivernaill fu più fortunata della prima

b)

Lo stemma dimostra che IKNa1 sono accomunati da almeno un errore separativo

c)

Lo stemma dimostra che IKNa1 appartengono ad una stessa famiglia

d)

Lo stemma dimostra come la trasmissione manoscritta delle due tornade della canzone Al prim comens de l’ivernaill risalga a due originali distinti

27.

Qual è la storia del testo della canzone "Be.m pac d'iver e d'estiu" di Peire Vidal secondo quanto ricostruito da d'Arco Silvio Avalle?

 

a)

Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e una tornata, fu aumentata con l'inserimento con l'inserimento di una sesta strofa e di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1187)

b)

Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e due tornate, fu aumentata con l'inserimento di una sesta strofa (intorno al 1187)

c)

Composta fra il 1174 e il 1180 di cinque strofe, una strofa tornata e una tornata, fu a due riprese aumentata, prima con l'inserimento di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1184), poi con l'inserimento ulteriore di una sesta strofa (intorno al 1187)

d)

Composta fra il 1174 e il 1180 di sei strofe, una strofa tornata e una tornata, fu aumentata con l'inserimento di un'altra tornata anteposta a quella già scritta (intorno al 1184)

28.

Nella costruzione di un canzoniere e dunque di un macrotesto, quale tipologia di varianti d'autore è maggiormente prevedibile?

a)

Le varianti alternative

b)

Le varianti sostitutive

c)

Le varianti strutturali

d)

Le varianti tardive

29.

A quale di questi autori non possiamo attribuire l'elaborazione variantistica di un macrotesto?

a)

Giuseppe Ungaretti

b)

Francesco Petrarca

c)

Charles d'Orléans

d)

Leon Battista Alberti

30.

Qual è la storia della parola "canzoniere"?

 

 

a)

Nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica 'chi compone canzoni' e ha significato elogiativo; per questo nel Quattrocento designa Petrarca e i suoi Rerum Vulgarium fragmenta; sulla base di quel modello subito dopo la parola designa un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza

b)

Fin dal Duecento "canzoniere" indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni); con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza

c)

Nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica 'chi compone canzoni' e ha significato spregiativo; nel Quattrocento indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni); con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza

d)

Già nel Duecento e nel Trecento "canzoniere" indica un manoscritto in cui vengono raccolti componimenti poetici di vari autori (di solito ponendo in apertura della raccolta delle canzoni), come dimostrano i più antichi canzonieri della lirica italiana; con l'introduzione della stampa il nome di "canzoniere" viene dato ai Rerum Vulgarium fragmenta di Petrarca ma solo nel tardo Ottocento la parola designa (sul modello di Petrarca) un macrotesto di poesie di un medesimo autore e da lui stesso organizzato in sequenza

31.

A quante fasi redazionali riconduce la tradizione della raccolta poetica di Charles d'Orléans, secondo quanto ricostruito da Alberto Vàrvaro?

 

a)

In otto fasi redazionali corrispondenti ai manoscritti che sono stati tratti dall'originale, i quali soli attestano l'accrescimento (o talvolta la selezione) del macrotesto

b)

In quattordici fasi redazionali corrispondenti ai sei assetti dell'originale cui vanno aggiunti i manoscritti che sono stati tratti dall'originale

c)

Due fasi principali: una fase inglese e una fase francese

d)

In almeno sei fasi redazionali (da Oa a Of) in una sequenza non sempre lineare, che vede l'accrescimento (o talvolta la selezione) del macrotesto, a più riprese messo in bella copia e fatto circolare anche in fasi intermedie

32.

In che cosa differiscono, dal punto di vista narrativo, i "due cominciamenti" del sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia"?

 

 

a)

Il secondo cominciamento non ha alcun aggancio con la prosa che segue il sonetto, il primo cominciamento invece sì

b)

Il primo cominciamento è maggiormente aderente alla vicenda storica che aveva determinato la nascita del sonetto secondo quanto narrato da Dante nella prosa che precede, il secondo cominciamento è invece corrispondente ad una istanza lirica, sganciata dalla cronaca biografica

c)

Il secondo cominciamento non ha alcun aggancio con la prosa che precede il sonetto, il primo cominciamento invece sì

d)

Il secondo cominciamento è maggiormente aderente alla vicenda storica che aveva determinato la nascita del sonetto secondo quanto narrato da Dante nella prosa che precede, il primo cominciamento è invece corrispondente ad una istanza lirica, sganciata dalla cronaca biografica

33.

I "due cominciamenti" del sonetto "Era venuta nella mente mia" si configurano come varianti

a)

sostitutive (o non realizzate)

b)

alternative (o non realizzate)

c)

sostitutive (o realizzate)

d)

alternative (o realizzate)

34.

Cosa si intende per variante sostituita?

 

a)

Una variante posteriore cassata per far posto ad una precedente

b)

Una variante posteriore alla quale si affianca senza cassarla una variante precedente

c)

Una variante precedente cassata per far posto ad una successiva

d)

Una variante precedente alla quale si affianca senza cassarla una variante successiva

35.

In che cosa differiscono, dal punto di vista semantico e formale, i "due cominciamenti" del sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia"?

a)

Le varianti, concentrate solo nella prima quartina, sono evidente testimonianza della libertà dell'autore di modificare i propri testi secondo l'estro del momento

b)

I due cominciamenti sono intercambiabile e sinonimici e Dante lasciava al lettore la scelta dell'uno o dell'altro sulla base delle proprie preferenze

c)

Con il primo cominciamento il tema della 'angelicazione' di Beatrice risulta centrale (e coerente con l'evoluzione narrativa del prosimetro) perché la consolazione religiosa di Beatrice salita in cielo si colloca all'inizio e alla fine del componimento; con il secondo cominciamento invece predomina nel sonetto la sofferenza tutta terrena del poeta, che solo in fine intravede la consolazione religiosa

d)

Con il primo cominciamento domina nel sonetto la sofferenza tutta terrena del poeta, che solo in fine intravede la consolazione religiosa; con il secondo cominciamento invece il tema della 'angelicazione' di Beatrice risulta centrale (e coerente con l'evoluzione narrativa del prosimetro) perché la consolazione religiosa di Beatrice salita in cielo si colloca all'inizio e alla fine del componimento

36.

Come sono trasmessi nella tradizione manoscritta i due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia"?

a)

Entrambi sono trasmessi dalla tradizione organica e extravagante della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione inorganica

b)

Entrambi sono trasmessi dalla tradizione inorganica della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione organica e extravagante

c)

Entrambi sono trasmessi dalla tradizione organica e (inorganica) della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione extravagante

d)

Entrambi sono trasmessi dalla tradizione extravagante della Vita nova, solo il secondo anche dalla tradizione inorganica

37.

Indicate la corretta interpretazione dei due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia":

 

a)

Il primo cominciamento esalta il processo di 'angelicazione' di Beatrice, il secondo mostra più stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova

b)

Il primo cominciamento anticipa la Commedia, il secondo è dell'età della Vita nova

c)

Il primo cominciamento mostra più stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova, il secondo esalta il processo di 'angelicazione' di Beatrice

d)

Entrambi i cominciamenti esaltano il processo di 'angelicazione' di Beatrice, pur mantenendo stretti contatti con il contesto nel quale Dante elaborò il sonetto, secondo quanto ci è raccontato nella prosa della Vita nova

38.

Cosa si intende con variante alternativa e rispettivamente variante sostitutiva?

 

a)

La differenza consiste nella loro cronologia lungo l'evoluzione del testo

b)

La variante alternativa fa riferimento all'incertezza dell'autore (quella variante che l'autore propone in alternativa ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata); con variante sostitutiva invece si intende una variante che sostituisce un valore poetico ad un altro valore poetico preesistente (è sinonimo di instaurativa)

c)

La variante alternativa è una variante che l'autore propone in alternativa ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata (è sinonimo di 'non realizzata'); con variante sostitutiva si intende la variante che, proposta come alternativa ad altra concorrente, la sostituisce effettivamente (è sinonimo di 'variante realizzata')

d)

La variante sostitutiva è una variante che l'autore propone in sostituzione ad un'altra senza che quest'ultima venga cassata (è sinonimo di 'non realizzata'); con variante alternativa si intende la variante in alternativa ad altra concorrente, la sostituisce effettivamente (è sinonimo di variante realizzata)

39.

Quale differenza possiamo riscontrare fra i casi di Dante (del sonetto dei "due cominciamenti") e di Pontano (nell'"Actius") e quello di Petrarca, riguardo alla riflessione sul proprio personale lavorìo variantistico?

 

a)

I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo la poesia (Dante) o solo la prosa (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in entrambi i generi

b)

Nei due casi studiati Dante e Pontano espongono le proprie riflessioni sul movimento variantistico in un'opera diffusa e dunque destinata ad un pubblico; Petrarca non fa altrettanto, perché le sue postille a margine di suoi autografi sono destinate, quali promemoria, solo a se stesso

c)

I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo il volgare (Dante) o solo il latino (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in entrambe le lingue

d)

I due casi di Dante e di Pontano riguardano solo la poesia volgare (Dante) o la poesia latina (Pontano); il caso di Petrarca invece riguarda opere in prosa

40.

A quale scopo nel corso è stato utilizzato un brano dell'"Actius"?

 

a)

Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con un caso tratto dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico in una variante alternativa

b)

Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con un caso tratto dall'"Urania " di Sannazaro, il procedimento variantistico d'autore, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta

c)

Nell'"Actius" il Sannazaro esemplifica, con due casi tratti dall'"Urania " e dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta

d)

Nell'"Actius" il Pontano esemplifica, con due casi tratti dall'"Urania " e dalle "Meteore", il proprio procedimento variantistico, consistente nel caso specifico nei fenomeni dell'inversione, della sostituzione e dell'aggiunta

41.

A quale dei seguenti eventi è strettamente collegato il cambio di significato della 'pubblicazione' di un testo?

 

a)

La scoperta dell'America.

b)

L'invenzione della stampa a caratteri mobili (1454) e la sua rapida diffusione in Europa (anni Settanta del XV secolo)

c)

L'invenzione della stampa a caratteri mobili (1554) e la sua rapida diffusione in Europa (anni Settanta del XVI secolo)

d)

La scoperta, durante l'Umanesimo, delle modalità classiche di diffusione di un testo

42.

Che cosa è l'"Actius"? Indicate la risposta giusta

 

 

 

a)

E' un dialogo latino di Iacobo Sannazaro, intitolato al nome accademico del Pontano, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia

b)

E' un dialogo volgare di Iacobo Sannazaro, intitolato al nome accademico latino del Pontano, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia

c)

E' un dialogo latino di Giovanni Gioviano Pontano, intitolato al nome accademico del Sannazaro, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia

d)

E' un dialogo volgare di Giovanni Gioviano Pontano, intitolato al nome accademico latino del Sannazaro, in cui si discute di grammatica, di poesia e di storiografia

43.

La riflessione d'autore sull'elaborazione come illustrata tramite i due cominciamenti di "Era venuta nella mente mia" e le varianti dell'Actius di Pontano ci fanno sospettare

 

a)

che in entrambi i casi si tratti di varianti 'fittizie' ed esemplari create ad hoc

b)

che in entrambi i casi si tratti di varianti alternative

c)

che in entrambi i casi si tratti di varianti tardive

d)

che in entrambi i casi si tratti di varianti sostitutive

44.

Chi è Giovanni Gioviano Pontano? Indicate la risposta errata.

a)

Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale formatosi alla scuola napoletana di Antonio Beccadelli detto il Panormita; alla sua scuola (l'Accademia Pontaniana) si formò Iacobo Sannazaro

b)

Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale del Quattrocento che ricoprì anche il ruolo di primo segretario durante il regno di Ferrante d'Aragona

c)

Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale napoletano della seconda metà del Cinquecento, autore dell'"Urania"

d)

Giovanni Gioviano Pontano è un intellettuale di origine umbra vissuto alla corte aragonese di Napoli durante i regni di Alfonso il Magnanimo e di suo figlio Ferrante

45.

Individuate la risposta giusta

a)

Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" dispone cronologicamente le fasi redazionali individuando nella prima stesura del testo motivi concreti di insoddisfazione che avevano mosso Petrarca a correggersi

b)

Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" espone le varie fasi redazionali con intento didascalico, per mostrare come si debba fare per ben costruire degli endecasillabi

c)

Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" espone le varie fasi redazionali con intento didascalico, per mostrare come si debba fare per ben scrivere in poesia

d)

Nell'analisi che Pietro Bembo fa del lavorio petrarchesco che conduce alla lezione finale "Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core", l'autore delle "Prose della volgar lingua" non dispone cronologicamente le fasi redazionali né è capace di individuare nella prima stesura del testo i motivi concreti di insoddisfazione che avevano mosso Petrarca a correggersi

46.

Nelle "Prose della volgar lingua"

a)

il personaggio di Giuliano de' Medici dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto incipitario dei Rerum vulgarium fragmenta

b)

l'autore Carlo Bembo dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto finale dei Rerum vulgarium fragmenta

c)

il personaggio di Ercole Strozzi dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto incipitario dei Rerum vulgarium fragmenta

d)

Giuliano de' Medici dice di aver preso visione di alcune pagine autografe di Petrarca e commenta il lavorio correttorio dei versi 1-2 del sonetto finale dei Rerum vulgarium fragmenta

47.

Chi fu nel Cinquecento il proprietario del Vat. Lat. 3195, idiografo e in parte autografo dei Rerum Vulgarium Fragmenta?

a)

Bernardino Daniello

b)

Francescuolo da Brossano

c)

Aldo Manuzio

d)

Pietro Bembo

48.

Nelle Prose della volgar lingua Pietro Bembo interpreta il passaggio, registrato su carte petrarchesche autografe oggi perdute, da

Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospir, de' quai nutriva il core

a

Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospir di ch'io nutriva il core

e infine a

Voi, ch'ascoltate in rime sparse il suono / di quei sospiri ond'io nutriva il core

a)

sia sul piano del significato (esplicitazione di io ora contrapposto al Voi iniziale) sia su quello del significante (eliminazione della ripetizione fonica di quei ... de' quai)

b)

come un passaggio ad una lingua più corretta

c)

sul piano del significante esprimendo considerazioni impressionistiche (maggiore bellezza di onde)

d)

sul piano retorico dell'appropriatezza

49.

Cosa è un incunabolo?

 

a)

La prima edizione a stampa di un'opera

b)

Un'edizione a stampa uscita fra l'invenzione della stampa e il 1500 compreso

c)

L'editio princeps di un'opera

d)

Una delle prime edizioni a stampa

50.

Indicate la risposta errata

 

a)

L'autografo dei Rerum Vulgarium Fragmenta (Vat. Lat. 3195) negli anni Venti del Cinquecento si trovava ancora a Padova in possesso della famiglia Santasofia

b)

Il cosiddetto 'codice degli abbozzi' di Petrarca (Vat. Lat. 3196) fu acquistato da Pietro Bembo negli anni Venti del Cinquecento

c)

La copia in pulito dei Rerum vulgarium fragmenta di Petrarca (Vat. Lat. 3196) fu acquistata da Pietro Bembo nel 1560

d)

L'edizione dei Rerum Vulgarium fragmenta pubblicata a Padova presso il tipografo Bartolomeo Valdezoco nel 1472 fu condotta sull'autografo oggi Vat. Lat. 3195

51.

Indica qual è l'affermazione errata

a)

Nel 1501, a differenza di quanto avverrà nella successiva edizione de "Le cose volgari" del Petrarca, Aldo Manuzio pubblicò oltre alla redazione definitiva, anche la prima redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame"

b)

Nel pubblicare la prima redazione rifiutata del "Triumphus Fame" di Petrarca, Aldo Manuzio esprime la sua perplessità sull'opportunità di render noto un testo che Petrarca aveva rifiutato

c)

La pubblicazione della redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame", pubblicata da Manuzio, veniva collocata nella stampa del 1514 de "Le cose volgari" di Petrarca in luogo non contiguo rispetto alla redazione definitiva

d)

La decisione di pubblicare la redazione rifiutata del primo capitolo del "Triumphus Fame" di Petrarca è giustificata da Aldo Manuzio con l'esemplarità del lavoro correttorio di Petrarca e a dimostrazione del corretto giudizio che Petrarca aveva delle sue cose

52.

Nel 1514, ristampando Le cose volgari del Petrarca già edite nel 1501, Aldo Manuzio

 

a)

esprimeva un giudizio positivo sulla redazione rifiutata del Triumphus Fame, che egli pubblicava per la prima volta come una felice scoperta

b)

esprimeva l'imbarazzo di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, ma giustificava la scelta come capace di illustrare per contrasto l'obiettivo a cui Petrarca mirava

c)

esprimeva l'imbarazzo di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, pubblicazione alla quale era stato costretto suo malgrado

d)

non si poneva il problema di pubblicare, contro la volontà dell'autore, una redazione rifiutata del Triumphus Fame, perché il criterio dell'ultima volontà dell'autore si porrà solo più tardi, nel Novecento

53.

L'interpretazione di Bernardino Daniello delle varianti petrarchesche

a)

è teleologicamente orientata, non ponendosi il problema di che cosa muova Petrarca ad autocorreggersi, e invece limitandosi ad affermare l'eccellenza della redazione finale rispetto a quelle precedenti

b)

Bernardino Daniello, come poi dopo di lui farà Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca

c)

Bernardino Daniello, come già prima di lui Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca

d)

Bernardino Daniello, a differenza di Pietro Bembo, dimostra acutezza di giudizio sul lavoro variantistico di Petrarca

54.

Il sonetto dantesco "Era venuta nella mente mia", incluso nella Vita nova, ha, come dice Dante stesso "due cominciamenti". Le varianti proposte da Dante come possono essere definite?

a)

sostitutive

b)

instaurative

c)

alternative

d)

tardive

55.

Indicate l'affermazione errata

 

a)

Bernardino Daniello adduce nelle sue edizioni dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi" alcune varianti petrarchesche allo scopo di mostrare il modo di lavorare di Petrarca, ma anche, con finalità didascalica e didattica, come modello di ben scrivere per qualunque poeta contemporaneo

b)

L'edizione a cura di Bernardino Daniello delle opere volgari di Petrarca (1550) non era corredata di commento

c)

Le edizioni dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi" del Petrarca a cura di Bernardino Daniello oltre al commento, offrivano un ampio specimen delle varianti d'autore tratte per lo più dal 'codice degli abbozzi'

d)

La seconda edizione dei "Sonetti, Canzoni e Triomphi di messer Francesco Petrarca" curata da Bernardino Daniello aumentò il numero delle varianti petrarchesche addotte nella prima edizione

56.

Quando furono composti i Cinque Canti?

 

a)

Fra il 1519 e il 1521, mentre Ariosto stava progettando la seconda edizione dell'"Orlando furioso"

b)

Fra il 1521 e il 1532, mentre Ariosto stava lavorando all'ampliamento dell'"Orlando furioso" che porterà all'edizione finale del 1533

c)

Fra il 1506 e il 1521, durante le prime fasi di scrittura dell'"Orlando furioso"

d)

Fra il 1516 e il 1521, durante le prime fasi di scrittura dell'"Orlando furioso"

57.

Quali sono le date delle edizioni a stampa dell'"Orlando furioso?

 

a)

A: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1516; B: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1521; C: Ferrara, Francesco Rosso, 1532

b)

A: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1532

c)

A: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Francesco Rosso, 1532

d)

A: Ferrara, Francesco Rosso, 1516; B: Ferrara, Giovan Battista della Pigna, 1521; C: Ferrara, Giovanni Mazzocco, 1532

58.

Quando e da chi furono pubblicati per la prima volta i cosiddetti Cinque Canti" di Ariosto?

 

a)

Dal fratello Gabriele, presso Aldo Manuzio, nel 1545

b)

Dal figlio Virginio, presso gli eredi di Aldo Manuzio, nel 1545

c)

Dal figlio Virginio, presso Aldo Manuzio, nel 1533

d)

Da Giovan Battista Pigna, presso gli eredi di Aldo Manuzio, nel 1563

59.

Giovan Battista Pigna e Girolamo Ruscelli interpretarono i Cinque Canti di Ariosto

a)

come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti

b)

come l'inizio di un nuovo poema

c)

il primo come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti, il secondo come l'inizio di un nuovo poema

d)

il primo come l'inizio di un nuovo poema, il secondo come continuazione del Furioso allo scopo, poi fallito, di raggiungere nel poema il numero tondo di cinquanta canti

60.

Quali sono i testimoni dei Cinque Canti?

 

a)

Dei Cinque Canti possediamo solo edizioni a stampa

b)

Dei Cinque Canti possediamo la princeps e vari codici, fra i quali è particolarmente importante quello scritto dal fratello di Ludovico, Galasso Ariosto

c)

Dei Cinque Canti possediamo gli autografi ariosteschi oltre al cosiddetto codice Taddei, trascritto dal fratello di Ludovico, Gabriele Ariosto

d)

Dei Cinque Canti possediamo la princeps, l'edizione Giolito del 1548 e un codice trascritto dal fratello di Ludovico, Gabriele Ariosto

61.

Indicate quale di queste associazioni fra l'autore e il letterato cinquecentesco che ne ha studiato gli autografi è errata

a)

Bernardino Daniello su Petrarca

b)

Pietro Bembo su Petrarca

c)

Giovan Battista Pigna su Ariosto

d)

Bernardino Daniello su Ariosto

62.

Quali sono i giudizi sulla natura dei Cinque Canti di Giovan Battista Pigna e di Girolamo Ruscelli?

 

 

a)

Entrambi sostenevano che i Cinque Canti avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso", a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti

b)

Giovan Battista Pigna sosteneva che essi avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso" a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti, mentre il Ruscelli riteneva che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema

c)

Entrambi ritenevano che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema

d)

Giovan Battista Pigna riteneva che i Cinque Canti fossero il nucleo di un nuovo poema, mentre il Ruscelli sosteneva che essi avrebbero contribuito, una volta entrati nel "Furioso" a far raggiungere al poema il numero tondo di cinquanta canti

63.

Di chi sono gli "Scontri de' luoghi, i quali M. Ludovico Ariosto mutò"?

 

a)

Di Giovan Battista Pigna, incrementati da Girolamo Ruscelli

b)

Di Girolamo Ruscelli

c)

Di Giovan Battista Pigna

d)

Di Giovan Battista Pigna, poi riediti ma solo in parte da Girolamo Ruscelli

64.

Dall'analisi di quel che Pigna dice sulle modifiche introdotte da Ariosto nella prima ottava del poema

 

a)

possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "critica delle varianti", al pari di Bernardino Daniello

b)

possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "critica delle varianti", disposto com'è, non solo a descrivere la variante, ma anche a cercare le ragioni che hanno indotto Ariosto a perseguirla

c)

possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "filologia d'autore", disposto com'è, non solo a descrivere la variante, ma anche a cercare le ragioni che hanno indotto Ariosto a perseguirla

d)

possiamo riconoscere in lui un precursore della cosiddetta "filologia d'autore", al pari di Bernardino Daniello

65.

Complessivamente la lettura di Giovan Battista Pigna delle varianti ariostesche della prima ottava dell'"Orlando furioso"

a)

è, alla sensibilità filologica odierna, tutta da rigettare

b)

è pienamente accettabile ancora oggi

c)

mette in evidenza elementi di raffinamento formale (introduzione di un chiasmo), introduzione di elementi di richiamo intertestuale con i classici dell'epica latina, ma talvolta cerca di spiegare i movimenti variantistici creando passaggi non documentati

d)

è disordinata e incomprensibile

66.

 

01.   Nell'interpretazione delle varianti che intercorrono fra le edizioni AB e l'edizione C dell'Orlando Furioso, riguardo al verso incipitario del poema, cioè a proposito del passaggio da

Di donne e cavallier (g)li antiqui amori

a

Le donne, i cavallier, l'arme e gli amori

a)

Giovan Battista Pigna dà un esempio eccezionale pionieristico della critica delle varianti ancor oggi sottoscrivibile in toto

b)

Giovan Battista Pigna dà un'interpretazione solo impressionistica

c)

Giovan Battista Pigna mescola annotazioni preziose a sovrainterpretazioni inaccettabili per il moderno metodo filologico della critica delle varianti

d)

Giovan Battista Pigna dà un'interpretazione solo grammaticale

67.

Cosa sono gli Scontri de' luoghi, i quali M. Lodovico Ariosto mutò...?

a)

un lavoro di collazione e interpretazione di un centinaio di varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)

b)

un lavoro di collazione e interpretazione di un centinaio di varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Girolamo Ruscelli che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Giovan Battista Pigna nel 1556)

c)

un lavoro pionieristico di filologia d'autore che inaugura alcuni criteri di resa editoriale delle varianti fra la prima edizione del Furioso e le successive, condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)

d)

un lavoro di rilevamento e interpretazione di un centinaio di varianti presenti nell'autografo dei Cinque canti condotto da Giovan Battista Pigna che lo pubblicò nel 1554 (riedito poi da Girolamo Ruscelli nel 1556)

68.

Individuate la serie corretta che connette studioso delle varianti e autore oggetto di studio

a)

Federico Ubaldini (XVI sec.) su Petrarca; Giovanni Sforza (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XX sec.) su Leopardi

b)

Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XX sec.) su Leopardi

c)

Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Manzoni; Francesco Moroncini (XIX sec.) su Leopardi

d)

Federico Ubaldini (XVII sec.) su Petrarca; Riccardo Folli (XIX sec.) su Leopardi; Francesco Moroncini (XX sec.) su Manzoni

69.

Il precoce interesse per le varianti d'autore manzoniane, manifestatosi in edizioni sinottiche uscite ancora vivente l'autore

a)

fu incrementato dalla scarsa fortuna ottenuta dall'edizione del 1825-27, soppiantata dalla volontà d'autore espressa dalla Quarantana

b)

fu sollecitato da Manzoni, infastidito dallo scarso successo della Quarantana, nella quale aveva investito anche in termini finanziari

c)

fu incrementato dalla singolare fortuna e dallo strepitoso successo ottenuto dall'edizione del 1825-27, che pure era stata soppiantata dalla volontà d'autore espressa dalla Quarantana

d)

avvenne contro la volontà dell'autore che vi si oppose strenuamente

70.

A chi si deve il primo impegnato tentativo di riprodurre con criteri editoriali un originale con varianti d'autore?

 

a)

A Bernardino Daniello che pubblicò i Frammenti autografi dell'Orlando furioso appena scoperti

b)

A Giovan Battista Pigna che nel 1554 pubblicò i Frammenti autografi dell'Orlando furioso

c)

A Federico Ubaldini che nel 1642 pubblicò il petrarchesco Codice degli abbozzi

d)

A Pietro Bembo che nel 1501 pubblicò il petrarchesco Codice degli abbozzi

71.

Quale fu la posizione di Benedetto Croce nei confronti della filologia?

a)

Benedetto Croce assegnava alla filologia un ruolo ancillare e strumentale, utile a accertare le basi storico-documentarie della produzione artistica, ma incapace di apportare alcun contributo all'interpretazione del testo

b)

Per Benedetto Croce l'interpretazione del testo come riconoscimento dell'espressione dello spirito trovava il suo fondamento nella tradizione filologica nata dal Positivismo

c)

Benedetto Croce assegnava alla filologia un ruolo fondamentale nell'interpretazione dei testi, ma questo messaggio non fu recepito dai crociani suoi allievi

d)

Benedetto Croce non assegnava alcun ruolo alla filologia, disprezzandone anche gli apporti archivistico-eruditi

72.

Quali furono i principali interessi di studioso di Michele Barbi?

a)

Dante, di cui studiò la tradizione della "Commedia", la storia della tradizione di vari autori soprattutto quattrocenteschi, affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Guicciardini, Foscolo, Manzoni)

b)

Dante, di cui studiò la tradizione delle rime, della "Vita nova" e della "Commedia", la poesia popolare (di cui raccolse molto materiale orale), la storia della tradizione di vari autori (Sacchetti) affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Guicciardini, Foscolo, Manzoni)

c)

Dante, di cui studiò la tradizione delle rime, della "Vita nova" e della "Commedia", la poesia popolare (di cui raccolse molto materiale orale), la storia della tradizione di vari autori (Sacchetti) affrontando anche, negli ultimi anni della sua vita, questioni di variantistica d'autore (Boccaccio, Manzoni, Leopardi)

d)

Dante e la poesia popolare, ma fu disinteressato a questioni di variantistica d'autore

73.

Oltre che in capitali lavori di critica testuale, Michele Barbi si esercitò anche nei seguenti temi relativi alla filologia d'autore (indicate la sola risposta corretta):

 

a)

la Vita nova dantesca e i Ricordi di Francesco Guicciardini

b)

la Vita nova dantesca e la ricostruzione di quella che oggi chiameremmo la 'copia ideale' della Quarantana dei Promessi sposi

c)

il Trecentonovelle di Franco Sacchetti e il Decameron

d)

i Ricordi di Francesco Guicciardini e la ricostruzione di quella che oggi chiameremmo la 'copia ideale' della Quarantana dei Promessi sposi

74.

Individuate il corretto profilo di Gianfranco Contini

a)

Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino e a Parigi, fu un filologo italiano; rivolse la sua attenzione di studioso a testi romanzi e italiani antichi

b)

Formatosi a Pavia, fu un critico militante del XX secolo; rivolse la sua attenzione di studioso ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)

c)

Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino con Santorre Debenedetti e a Parigi con Joseph Bédier, fu un filologo romanzo con spiccati interessi di critico militante; rivolse la sua attenzione di studioso a testi romanzi, a testi italiani antichi e ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)

d)

Formatosi a Pavia e poi perfezionatosi a Torino con Santorre Debenedetti e a Parigi con Joseph Bédier, fu un filologo del XIX secolo con spiccati interessi di critico militante, rivolgendo la sua attenzione di studioso a testi romanzi, a testi italiani antichi e ad autori a lui contemporanei (Montale, Ungaretti, Saba, Gadda)

75.

Quale fu la posizione filosofica di Gianfranco Contini?

a)

marxista

b)

positivista

c)

idealistica

d)

storicistica

76.

La posizione di Contini nei confronti dell'idealismo crociano

 

a)

fu di antagonismo, soprattutto negli anni della formazione continiana, sebbene negli anni successivi il pensiero di Contini, in particolare per quanto riguarda la filologia d'autore, si sia progressivamente avvicinato alla filosofia crociana

b)

fu di rispetto e piena accettazione, soprattutto negli anni della formazione continiana, sebbene negli anni successivi il pensiero di Contini, in particolare per quanto riguarda la filologia d'autore, si sia progressivamente reso autonomo dalla matrice crociana

c)

fu di contributo al perfezionamento e all'evoluzione del pensiero estetico di Benedetto Croce

d)

fu di totale alterità dal punto di vista ideologico e conoscitivo, come messo in luce dalla polemica relativa agli "scartafacci"

77.

Chi fu che riuscì a comporre la polemica fra una visione estetizzante e intuizionistica dell'opera d'arte e una visione puramente erudita e documentaria di matrice ottocentesca?

a)

Ettore Romagnoli

b)

Giorgio Pasquali

c)

Gianfranco Contini

d)

Michele Barbi

78.

La posizione di Croce nei confronti della filologia

 

a)

era di assoluto rifiuto della disciplina inutile sotto ogni punto di vista

b)

era di riconoscimento dell'aiuto che la disciplina forniva all'atto interpretativo

c)

era di riconoscimento della funzione ausiliare della disciplina

d)

era di esaltazione e di riconoscimento della centralità della disciplina ai fini dell'atto interpretativo

79.

Chi riuscì nell'intento di conciliare la critica estetica crociana con le istanze filologiche?

 

 

 

a)

Gianfranco Contini (1912-1990)

b)

Michele Barbi (1867-1938)

c)

Michele Barbi (1912-1956)

d)

Gianfranco Contini (1896-1955)

80.

A quando risalgono i primi tentativi di Gianfranco Contini di conciliare critica estetica e filologia?

 

a)

Essi sono già in nuce nel ritratto di Santorre Debenedetti del 1933, ma si manifestano in maniera programmatica con "Come lavorava l'Ariosto" (1937)

b)

Si manifestano in maniera sempre più consapevole nel 1937, nel 1941 e infine nel 1950

c)

Si manifestano all'improvviso nel 1937 in occasione della pubblicazione di "Come lavorava l'Ariosto"

d)

Essi si presentano una prima volta nel 1946-1947, in occasione della polemica con Croce a proposito di un saggio leopardiano di Giuseppe De Robertis

81.

Cosa intende Gianfranco Contini con variante instaurativa?

 

a)

Una variante inserita tardivamente, e che per questo instaura un valore poetico

b)

Una variante che 'conquista' il fantasma poetico, e dunque 'instaura' un valore estetico precedentemente assente

c)

Una variante inserita tardivamente, che dunque instaura una parola in un tessuto testuale preesistente

d)

Una variante che conquista il fantasma poetico più adatto al contesto

82.

Quali sono le tappe dell'elaborazione continiana del metodo della "critica delle varianti"?

 

 

a)

Come lavorava l'Ariosto (1938), Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1940), La critica degli scartafacci (1946), Implicazioni leopardiane (1947)

b)

Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1937), Come lavorava l'Ariosto (1940), Implicazioni leopardiane (1946), La critica degli scartafacci (1947)

c)

Come lavorava l'Ariosto (1937), Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1941, ma a stampa nel 1943), Implicazioni leopardiane (1946), La critica degli scartafacci (1947)

d)

Saggio di un commento alle correzioni del Petrarca volgare (1937), Come lavorava Petrarca (1940), La critica degli scartafacci (1946), Implicazioni leopardiane (1947)

83.

Contini

a)

nel "Breviario di ecdotica" (1986) ribadisce l'interpretazione dell'opera come processo (e non prodotto), la validità del metodo della critica delle varianti come verifica sperimentale dell'interpretazione letteraria, ma approfondisce e arricchisce la fenomenologia delle varianti con la sostituzione di una ad altra personalità espressiva

b)

nel "Breviario di ecdotica" (1986) sostituisce la distinzione fra "Varianti sostitutive" e "varianti instaurative" un nuovo concetto, quello di sostituzione di una ad altra personalità espressiva

c)

nel "Breviario di ecdotica" (1986) sconfessa e in parte riformula quanto già espresso negli anni Trenta-Quaranta

d)

nel "Breviario di ecdotica" (1986) ribadisce e conferma quanto già espresso negli anni Trenta-Quaranta.

84.

A quale dei contributi continiani fondamentali per la formazione del metodo della "critica delle varianti" risale la distinzione fra variante instaurativa (corrispondente alla scoperta o rivelazione del fantasma) e variante sostitutiva (corrispondente alla rinuncia a elementi frammentariamente validi per altri organicamente validi)?

 

a)

voce Filologia dell'Enciclopedia del Novecento

b)

Come lavorava l'Ariosto

c)

Implicazioni leopardiane

d)

Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare

85.

Individuate la corretta sequenza degli interventi teorici di Contini in relazione alla critica delle varianti

a)

"Implicazioni leopardiane" e "Critica degli scartafacci" (1937-38); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1941); "Come lavorava l'Ariosto" (1946-47)

b)

"Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1937); "Come lavorava l'Ariosto" (1941);

c)

"Implicazioni leopardiane" (1946-48) "Come lavorava l'Ariosto" (1937); "Implicazioni leopardiane" (1941); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1946-47)

d)

"Come lavorava l'Ariosto" (1937); "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare" (1941); "Implicazioni leopardiane" e "Critica degli scartafacci" (1946-48)

86.

Quali furono le 'occasioni' che dettero lo spunto per gli interventi teorici di Contini sulla questione della critica delle varianti?

a)

"Come lavorava l'Ariosto": l'edizione facsimilare dei "Frammenti autografi" a cura di Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"

b)

"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione dei Rerum vulgarium fragmenta secondo la redazione definitiva (Vat. Lat. 3195); "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"

c)

"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Giuseppe De Robertis sulle varianti di "A Silvia"

d)

"Come lavorava l'Ariosto": i "Frammenti autografi" editi da Santorre Debenedetti; "Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare": l'edizione in facsimile del 'codice degli abbozzi'; "Implicazioni leopardiane": l'articolo di Domenico De Robertis sulle varianti di "Il sabato del villaggio"

87.

A quale dei contributi continiani fondamentali per la formazione del metodo della "critica delle varianti" risale la distinzione fra correzioni puntuali e

correzioni nel sistema?

a)

Saggio d'un commento alle correzioni del Petrarca volgare

b)

Implicazioni leopardiane

c)

Come lavorava l'Ariosto

d)

La critica degli scartafacci

88.

Individuate la terminologia e il significato corretti relativi alla riflessione continiana

 

a)

Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico ad un altro valore estetico', alle seconde il significato di 'varianti che raggiungono il valore estetico' andando a sostituire varianti che ne erano prive; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé ("variante puntuale") oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo, oppure ad altri luoghi di altri testi del medesimo autore, o, infine altri luoghi al di fuori dell'opera di quell'autore ("varianti nel sistema")

b)

Contini con "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo; per quanto riguarda "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude al significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico puntuale ad un altro valore estetico puntuale', e rispettivamente di 'varianti che raggiungono il valore estetico dell'intera opera'

c)

Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono un valore estetico ad un altro valore estetico', alle seconde il significato di 'varianti che raggiungono il valore estetico' andando a sostituire varianti che ne erano prive; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini si riferisce alla variante di rilievo modesto ("variante puntuale") oppure con ricadute strutturali ("varianti nel sistema")

d)

Contini distingue fra "varianti sostitutive" e "varianti instaurative" attribuendo alle prime il significato di 'varianti che sostituiscono una variante precedente', alle seconde il significato di 'alternative'; con "varianti puntuali" e "varianti nel sistema" Contini allude a due modi di analisi del filologo, che può analizzare una variante per sé ("variante puntuale") oppure in rapporto ad altri luoghi del medesimo testo, oppure ad altri luoghi di altri testi del medesimo autore, o, infine altri luoghi al di fuori dell'opera di quell'autore ("varianti nel sistema")

89.

Nell'introdurre la distinzione fra varianti puntuali e varianti nel sistema Gianfranco Contini distingueva ulteriormente

 

 

a)

fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto e di altri testi del medesimo autore, 2) varianti che coinvolgono il sistema letterario precedente all'autore, 3) varianti che coinvolgono il sistema letterario contemporaneo all'autore

b)

fra 1) varianti nel sistema dell'opera dell'autore, 2) varianti che coinvolgono l'intera tradizione letteraria in cui l'autore si inserisce

c)

fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto, 2) varianti nel sistema dell'opera dell'autore, 3) varianti che coinvolgono il sistema letterario esterno all'autore

d)

fra 1) varianti nel sistema del testo coinvolto, 2) varianti nel sistema del testo coinvolto e i testi circonvicini, 3) varianti nel sistema del testo coinvolto, dei testi circonvicini e dei testi più remoti nella raccolta

90.

Cosa si intende per "fenomenologia della copia" e "fenomenologia dell'originale"?

a)

La doppia definizione si deve a d'Arco Silvio Avalle, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia e la tradizione d'autore

b)

La doppia definizione si deve a Dante isella, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia e la tradizione dell'originale

c)

La doppia definizione si deve a Dante Isella, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione d'autore e la tradizione di copia

d)

La doppia definizione si deve a d'Arco Silvio Avalle, che con tali formule intendeva riferirsi all'insieme dei fenomeni che caratterizzano rispettivamente la tradizione di copia da un originale e la tradizione di copia da un archetipo

91.

 

01.   Qual è la più evidente differenza fra l'édition génétique francese e l'edizione genetica (o critico genetica) italiana

a)

Nell'édition génétique francese ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato separatamente; nell'edizione critico-genetica italiana viene pubblicato a parte solo quanto non è letteralmente confrontabile con il testo, tutto il resto è posto in 'dialogo' al testo nell'apparato

b)

Nell'edizione critico-genetica italiana ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato separatamente; nell'édition génétique francese viene pubblicato a parte solo quanto non è letteralmente confrontabile con il testo, tutto il resto è posto in 'dialogo' al testo nell'apparato

c)

Nell'edizione critico-genetica italiana ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato in volumi separati; nell'édition génétique francese tutto quel materiale viene pubblicato in un solo volume

d)

Nell'édition génétique francese ogni materiale attinente alla storia di un testo viene pubblicato in volumi separati; nell'edizione critico-genetica italiana tutto quel materiale viene pubblicato in un solo volume

92.

Cosa intende per "avantesto" la tradizione filologica francese a confronto con quella italiana

a)

Per la tradizione filologica italiana nell'avantesto confluiscono tutti i materiali che precedono la redazione finale di un testo (dall'appunto alla redazione semidefinitiva); nella tradizione filologica francese si ritiene avantesto solo quanto non si organizza in testo (un appunto) o che non può essere confrontato con il testo finale

b)

Per la tradizione filologica italiana l'avantesto è "la conoscenza ragionata degli atti materiali e intellettuali della creatività verbale"

c)

Per la tradizione filologica francese l'avantesto è "la conoscenza ragionata degli atti materiali e intellettuali della creatività verbale"

d)

Per la tradizione filologica francese nell'avantesto confluiscono tutti i materiali che precedono la redazione finale di un testo (dall'appunto alla redazione semidefinitiva); nella tradizione filologica italiana si ritiene avantesto solo quanto non si organizza in testo (un appunto) o che non può essere confrontato con il testo finale

93.

Quali sono le ragioni storiche che soggiacciono alle differenti tradizioni di studio filologico in Francia e in Italia?

 

a)

In Italia la fiducia nella capacità ricostruttiva del metodo cosiddetto lachmanniano è rimasta solida, pur con considerevoli aggiustamenti, e la filologia d'autore si è integrata in quella tradizione; in Francia la fiducia nel metodo lachmanniano è stata profondamente scossa dalle obiezioni di Bédier e la filologia d'autore ha preso strade autonome

b)

Per motivi nazionalistici la filologia francese si è separata da quella di origine tedesca (metodo del Lachmann) che invece in Italia è rimasta solida

c)

In Francia la fiducia nella capacità ricostruttiva del metodo cosiddetto lachmanniano è rimasta solida, pur con considerevoli aggiustamenti, e la filologia d'autore si è integrata in quella tradizione; in Italia la fiducia nel metodo lachmanniano è stata profondamente scossa dalle obiezioni di Bédier e la filologia d'autore ha preso strade autonome

d)

Per motivi nazionalistici la filologia italiana si è separata da quella di origine tedesca (metodo del Lachmann) che invece in Francia è rimasta solida

94.

Quali sono stati i principali gli ambiti di ricerca di Dante Isella?

 

a)

Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento all'epoca contemporanea; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la critica delle varianti

b)

Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento al Seicento; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la critica delle varianti

c)

Si è occupato di autori lombardi dal Quattrocento al Novecento

d)

Un filone propriamente critico, rivolto in particolare all'ambiente lombardo, dal secondo Quattrocento all'epoca contemporanea; un secondo filone propriamente editoriale, con particolare predilezione per la filologia d'autore

95.

Che cos'è l'espressionismo letterario?

 

a)

Con la formula di 'espressionismo letterario' si individua una tendenza all'uso espressivo della lingua caratteristico di autori contemporanei

b)

Con la formula di 'espressionismo letterario' Gianfranco Contini individuava un filone della letteratura italiana che caratterizza autori appartenenti a periodi e aree diverse, accomunati però da un uso fortemente espressivo, talora violento, dello strumento linguistico, dialetto o lingua che sia

c)

Con la formula di 'espressionismo letterario' Dante Isella individuava un filone della letteratura italiana che caratterizza autori appartenenti a periodi e aree diverse, accomunati però da un uso fortemente espressivo, talora violento, dello strumento linguistico, dialetto o lingua che sia

d)

Con la formula di 'espressionismo letterario' si individuava una tendenza all'uso espressivo della lingua caratterizzato dal mescolamento di dialetto e lingua

96.

Cosa si intende per avantesto nella tradizione filologica francese e nella tradizione filologica italiana?

 

a)

La tradizione filologica francese considera avantesto tutto ciò che precede il testo nella sua redazione finale, indipendentemente dalla confrontabilità fra tale materiale e il testo finale e definitivo; al contrario la tradizione italiana considera avantesto solo quei materiali preparatori che non abbiano rapporto 'letterale' e di confrontabilità con il testo o sue porzioni ormai organizzati.

b)

La tradizione filologica italiana considera avantesto tutto ciò che precede il testo nella sua redazione finale, indipendentemente dalla confrontabilità fra avantesto e testo definitivo; al contrario la tradizione francese considera avantesto solo quei materiali preparatori che non abbiano rapporto 'letterale' e di confrontabilità con il testo o sue porzioni ormai organizzati.

c)

Il significato è univoco in entrambe le tradizioni.

d)

Per avantesto si intende (universalmente) un dossier di materiali preparatori funzionali all'elaborazione di un testo, in servizio dei quali sono stati elaborati e assemblati.

97.

Indicate quale fra le seguenti l'affermazione errata.

a)

Dante Isella ha negato validità al metodo della "critica delle varianti" esercitandosi esclusivamente sulla "filologia d'autore"

b)

Dante Isella ha fornito edizioni critiche del Giorno e delle Odi di Giuseppe Parini

c)

Dante Isella ha dedicato in modo particolare la propria attività di studioso alla tradizione letteraria lombarda

d)

Dante Isella si è occupato di teoria e prassi editoriali con particolare riguardo a casi di filologia d'autore

98.

In quale dei seguenti esempi editoriali non viene utilizzata la tecnica del "testo in colonna"?

 

 

 

a)

L'edizione Peruzzi dei Canti leopardiani

b)

L'edizione Raboni-Colli-Italia delle minute dei Promessi Sposi

c)

L'edizione Debenedetti dei Frammenti autografi

d)

L'edizione Ubaldini del Codice degli abbozzi petrarchesco

99.

L'edizione di un testo con varianti d'autore secondo la tecnica editoriale cosiddetta "in colonna"

 

a)

riserva all'apparato quanto non può essere espresso con chiarezza tramite escamotages tipografici direttamente nel testo

b)

riserva all'apparato solo commenti dell'editore di carattere letterario perché le informazioni filologiche sono interamente rappresentate a testo

c)

riserva all'apparato solo commenti dell'editore di carattere paleografico riguardanti la conservazione del manufatto

d)

non fa uso di apparato

100.

Trovando in un apparato la sigla su ras. si desumerà che

a)

si tratta di un apparato simbolico sistemico

b)

si tratta di un apparato genetico

c)

si tratta di un apparato simbolico

d)

si tratta di un apparato parlato

101.

La scelta fra l'utilizzo di un apparato genetico o di un apparato evolutivo dipende

a)

da quale fase redazionale si è scelto di editare: se a testo è messa la redazione finale dell'elaborazione l'apparato sarà genetico, se a testo è messa la redazione iniziale dell'elaborazione l'apparato sarà evolutivo, se a testo è messa una redazione intermedia dell'elaborazione l'apparato sarà sia genetico sia evolutivo

b)

da quale fase redazionale si è scelto di editare: se a testo è messa la redazione finale dell'elaborazione l'apparato sarà evolutivo, se a testo è messa la redazione iniziale dell'elaborazione l'apparato sarà genetico, se a testo è messa una redazione intermedia dell'elaborazione l'apparato sarà sia genetico sia evolutivo

c)

dalle caratteristiche della documentazione: se la documentazione autografa è ridotta l'apparato sarà genetico, se la documentazione autografa è ipertrofica l'apparato sarà evolutivo

d)

dalle caratteristiche della documentazione: se la documentazione non è autografa l'apparato sarà genetico, se la documentazione è autografa l'apparato sarà evolutivo

102.

Nel sistema correttorio d'autore la correzione "nell'interlinea"

a)

indica una correzione caratterizzabile sia su base topografica sia su base cronologica, perché, sia in quanto variante sostitutiva sia in quanto aggiunta, è una variante immediata

b)

indica una correzione caratterizzabile su base cronologica, e può essere tanto variante sostitutiva di altra precedente cassata, quanto un'aggiunta

c)

indica una correzione caratterizzabile su base topografica, e può essere tanto variante sostitutiva di altra precedente cassata, quanto un'aggiunta

d)

indica una correzione caratterizzabile sia su base topografica sia su base cronologica, perché, in quanto variante sostitutiva, è una variante tardiva

103.

Secondo quanto sintetizzato da Dante Isella nel 1978, la filologia d'autore richiede

 

 

 

a)

a) la messa a punto di tecniche editoriali sia per quanto riguarda il testo b) sia per quanto riguarda l'apparato

b)

a) il contatto diretto con gli autografi; b) il contatto diretto con i materiali di archivio

c)

a) il contatto diretto con i documenti; b) la messa a punto di tecniche editoriali per quanto riguarda la costruzione dell'apparato

d)

a) il contatto diretto con i documenti; b) la messa a punto di tecniche editoriali sia per quanto riguarda il testo sia per quanto riguarda l'apparato

104.

Quali sono le tipologie di variante definite su base topografica?

a)

Su rasura, nel rigo (di seguito a lezione cassata oppure a ricalco su di essa), nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini

b)

Su rasura nel rigo o nell'interlinea, sui margini (destro o sinistro, superiore o inferiore)

c)

Sul rigo o nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini

d)

Su rasura, nell'interlinea (superiore o inferiore), sui margini

105.

Quali sono le tipologie di varianti definite su base cronologica?

a)

Le varianti immediate in interlinea e su rasura e le varianti tardive nei margini

b)

Le varianti immediate e le varianti tardive su rasura, in interlinea e sui margini

c)

Le varianti immediate sul rigo e le varianti tardive in interlinea

d)

Le varianti immediate e le varianti tardive

106.

Quali sono le principali coppie tipologiche di apparato nella filologia d'autore?

 

a)

L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/diacronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo

b)

L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/diacronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo; l'apparato progressivo/ derivativo

c)

L'apparato simbolico/parlato; l'apparato fotografico/sincronico (o sistemico); l'apparato genetico/evolutivo

d)

L'apparato simbolico/parlato; l'apparato sistemico/diacronico; l'apparato genetico/evolutivo

107.

Quali sono le caratteristiche di un testo d'autore pubblicato in colonna?

a)

La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali ma con bassa concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive

b)

La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali con alta concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive

c)

La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico crescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive

d)

La resa editoriale in colonna è riservata a tradizioni consistenti in un singolo autografo o a tradizioni pluritestimoniali ma con bassa concentrazione di varianti d'autore; le varianti si dispongono dall'alto verso il basso secondo un ordine cronologico decrescente. In apparato sono eventualmente offerte indicazioni aggiuntive

108.

Cosa si intende per apparato simbolico, o viceversa parlato?

 

 

a)

Con l'apparato parlato si intende illustrare con le parole la diacronia del testo; con apparato simbolico si intende rappresentare quella stessa diacronia con dei simboli.

b)

Con apparato parlato si intende un apparato che vuole rappresentare lo stato fisico dell'autografo; con l'apparato simbolico si rappresentano simbolicamente i legami fra una variante e l'altra dal punto di vista del sistema

c)

L'apparato parlato è adatto a rappresentare la genesi dell'opera; quello simbolico a rappresentare la sua evoluzione.

d)

La definizione di apparato simbolico o parlato fanno riferimento esclusivamente alle caratteristiche tipografiche utilizzate: l'apparato parlato utilizza un sistema di abbreviazioni; l'apparato simbolico utilizza una serie di simboli come per es. frecce, asterischi, parentesi.

109.

Cosa intendeva Barbi per tradizione extravagante, tradizione organica e tradizione inorganica delle rime della "Vita nova"?

a)

La tradizione extravagante riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione organica è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad esso, la tradizione inorganica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta

b)

La tradizione extravagante è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro, la tradizione organica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta, la tradizione inorganica riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate)

c)

La tradizione extravagante riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione organica è quella che trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta, la tradizione inorganica è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad essa

d)

La tradizione extravagante è rappresentata dalle rime estratte dalla "Vita nova" e che conservano traccia del loro ordinamento nel prosimetro dunque successiva ad esso, la tradizione organica è quella che riporta le rime scritte da Dante prima dell'ideazione della "Vita nova" (e poi eventualmente confluite nel prosimetro ma che erano state diffuse spicciolate), la tradizione inorganica trasmette le rime della "Vita nova" organicamente con le prose dell'operetta

110.

Qual è la data di composizione della Vita nova e a quale periodo cronologico fa riferimento la vicenda narrata?

 

a)

La composizione della Vita nova cominciò negli anni 1274-1291, ma si fece più serrata fra il 1283 e il 1291

b)

La data di composizione della Vita nova è incerta, comunque post 1291 (un anno dopo la morte di Beatrice); la vicenda narrata è riferibile agli anni 1274-1291, ma si concentra in modo particolare su eventi del 1283-1291

c)

La data di composizione della Vita nova è il 1291 (un anno dopo la morte di Beatrice); la vicenda narrata è riferibile agli anni 1274-1291, ma si concentra in modo particolare su eventi del 1283-1291

d)

Dante scrisse man mano la Vita nova mentre componeva le liriche che sono inserite nel prosimetro

111.

Che cosa è la tradizione extravagante della Vita Nova?

 

a)

La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i soli testi lirici compresi da Dante nella Vita nova e estrapolati dal prosimetro

b)

La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i soli testi prosastici del prosimetro

c)

La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici che trasmettono i testi lirici poi compresi nella Vita nova e che nella seriazione si dimostrano indipendenti dal prosimetro, la cui composizione è successiva

d)

La tradizione extravagante della Vita nova è rappresentata da quei codici e da quelle stampe che trasmettono i testi lirici compresi nella Vita nova in dipendenza diretta dalla tradizione e dalla composizione del prosimetro

112.

01.    A quale studioso si deve la distinzione fra tradizione extravagante, organica e inorganica della Vita nova?

a)

Domenico De Robertis

b)

Gianfranco Contini

c)

Michele Barbi

d)

Stefano Carrai

113.

Cos'è il cosiddetto codice escorialense?

 

a)

È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid), unico testimone della tradizione extravagante delle rime della Vita nova

b)

È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid) fra i più importanti ed antichi latori della tradizione inorganica delle rime della Vita nova

c)

È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid) fra i più importanti ed antichi latori della tradizione organica delle rime della Vita nova

d)

È un codice (oggi conservato alla Real Biblioteca de El Escorial - Madrid), fra i più importanti e antichi latori della tradizione extravagante delle rime della Vita nova

114.

Come si dimostra l'autorialità delle varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica delle rime della "Vita nova"?

a)

Dal punto di vista stemmatico le varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica possono essere spiegate come risalenti o all'archetipo della tradizione extravagante o all'archetipo della tradizione organica; la prima eventualità è esclusa per le modalità di diffusione delle rime precedenti alla "Vita Nova", la seconda è inverosimile perché dovremmo definire erronee (in quanto innovazione di copista) varianti sicuramente e costantemente migliorative

b)

Dal punto di vista stemmatico le varianti che oppongono la tradizione extravagante alla tradizione organica possono essere spiegate come risalenti o all'archetipo della tradizione extravagante o all'archetipo della tradizione organica; la prima eventualità è inverosimile perché dovremmo definire erronee (in quanto innovazione di copista) varianti sicuramente e costantemente migliorative, la seconda eventualità è esclusa per le modalità di diffusione della "Vita Nova"

c)

Perché nel caso della tradizione organica abbiamo l'autografo della "Vita nova"

d)

Perché in entrambi i casi abbiamo autografi danteschi

115.

Qual è il principale criterio che consente di distinguere un testimone della tradizione extravagante della Vita nova da un testimone della tradizione inorganica?

a)

L'ordinamento delle liriche: nella tradizione extravagante le rime dantesche hanno un ordinamento indipendente da quello della seriazione delle liriche nella Vita nova, nella tradizione inorganica le liriche sono disposte secondo l'ordine di comparsa nel prosimetro

b)

La consistenza del numero delle liriche: nella tradizione inorganica compaiono solo alcune liriche della Vita nova, nella tradizione extravagante tutte quelle presenti nel prosimetro

c)

La consistenza del numero delle liriche: nella tradizione extravagante compaiono solo alcune liriche della Vita nova, nella tradizione inorganica tutte quelle presenti nel prosimetro

d)

L'ordinamento delle liriche: nella tradizione inorganica le rime dantesche hanno un ordinamento indipendente da quello della seriazione delle liriche nella Vita nova, nella tradizione extravagante le liriche sono disposte secondo l'ordine di comparsa nel prosimetro

116.

Individuate la corretta caratterizzazione della "Vita nova" dantesca

 

a)

La "Vita nova" è un romanzo, composto nel 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291

b)

La "Vita nova" è un prosimetro, composto certamente dopo il 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291

c)

La "Vita nova" è un diario, composto durante il periodo dell'esilio, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1274 e il 1291

d)

La "Vita nova" è un prosimetro, composto certamente dopo il 1291, che narra una vicenda biografica e amorosa compresa fra il 1264 e il 1291

117.

Di che tipo è l'apparato che correda l'edizione De Robertis delle rime dantesche coincidenti con la tradizione extravagante della "Vita nova"

a)

Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante) e da una seconda fascia di apparato in sostanza genetico, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante

b)

Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato in sostanza genetico, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante e da una seconda fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante)

c)

Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante) e da una seconda fascia di apparato in sostanza evolutivo, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante

d)

Nel caso delle rime dantesche pubblicate in redazione extravagante Domenico De Robertis correda il testo della prima redazione con una prima fascia di apparato in sostanza evolutivo, poiché riferisce le divergenze della tradizione organica rispetto alla extravagante e da una seconda fascia di apparato di tradizione (relativo alle varianti di copia della sola tradizione extravagante)

118.

Lo stemma seguente rappresenta

 

a)

il passaggio dalla tradizione organica alla tradizione inorganica della Vita nova

b)

il passaggio dalla tradizione extravagante alla tradizione inorganica della Vita nova

c)

il passaggio dalla tradizione extravagante alla tradizione organica della Vita nova

d)

il passaggio dalla tradizione inorganica alla tradizione organica della Vita nova

119.

Nell'edizione De Robertis delle rime dantesche quale tipo di apparato viene usato?

 

 

a)

Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato genetico, la seconda un apparato evolutivo

b)

Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato di tradizione, la seconda un apparato in cui vengono segnalate le divergenze fra tradizione extravagante e tradizione organica della Vita nova (e che nella sostanza corrisponde ad un apparato genetico)

c)

Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato evolutivo, la seconda un apparato genetico

d)

Una doppia fascia di apparato: la prima contiene un apparato di tradizione, la seconda un apparato in cui vengono segnalate le divergenze fra tradizione extravagante e tradizione organica della Vita nova (e che nella sostanza corrisponde ad un apparato evolutivo)

120.

Che cosa è la tradizione inorganica della Vita nova?

 

 

a)

La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici e dalle stampe lacunosi o mutili che tramandano il prosimetro

b)

La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici e dalle stampe che selezionano dal prosimetro dantesco, solo le liriche, trasmesse secondo la sequenza con cui compaiono nella Vita nova, ma tralasciando la prosa

c)

La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici che selezionano dal prosimetro dantesco, solo le liriche, tralasciando la prosa

d)

La tradizione inorganica della Vita nova è costituita dai codici che tramandano liriche dantesche nella trasmissione precedente al loro inserimento nel prosimetro

121.

Quali dei seguenti autori e delle relative opere, la cui storia redazionale è stata analizzata durante il corso, presenta solo varianti puntuali e non invece varianti strutturali?

 

 

 

a)

Dante, Vita nova

b)

Ariosto, Orlando Furioso

c)

Petrarca, Rerum vulgarium fragmenta

d)

Ungaretti, Vita di un uomo

122.

Quali sono le tipologie di varianti che oppongono la tradizione extravagante delle rime alla tradizione organica della "Vita nova"

 

 

a)

Accanto a modifiche di carattere linguistico (esplicitazione dei pronomi, per esempio, nelle rime della "Vita nova"), si trovano casi di inversione e di sostituzione lessicale, sempre con notevole impatto a livello ritmico ed espressivo

b)

Poche sostituzioni lessicali di nessun rilievo formale o espressivo

c)

Sono per lo più inversioni sulle quali è impossibile esprimere una diagnosi

d)

Sono solo modifiche di carattere linguistico (esplicitazione dei pronomi, per esempio, nelle rime della "Vita nova" e sostituzioni lessicale)

123.

Per quanto riguarda la sostituzione in campo lessicale, nella variantistica d'autore si individuano tre principali linee di tendenza: 1) ricerca di maggiore appropriatezza; 2) incremento di senso e di connotazione; 3) ricerca di variatio.

A quale di esse può essere ricondotto il passaggio da dolenti (e) a dogliose (VN) nel v. 11 del sonetto Era venuta nella mente mia? Qui si riportano i vv. 8-11:

perché ciascun dolente se .n partia

[...]

le lagrime dolenti / dogliose agli occhi tristi

a)

ricerca di maggiore appropriatezza

b)

ricerca di variatio

c)

incremento di senso e di connotazione e ricerca di maggiore appropriatezza

d)

incremento di senso e di connotazione

124.

Per quanto riguarda la sostituzione in campo lessicale, nella variantistica d'autore si individuano tre principali linee di tendenza: 1) ricerca di maggiore appropriatezza; 2) incremento di senso e di connotazione; 3) ricerca di variatio.

 

A quale di esse può essere ricondotto il passaggio da dican (e) a gridin (VN) nel v. 8 le pietre par che dican / gridin: "Moia, moia!" del sonetto Ciò che m'incontra nella mente more?

 

 

 

a)

ricerca di maggiore appropriatezza

b)

ricerca di maggiore appropriatezza e di variatio

c)

ricerca di variatio

d)

incremento di senso e di connotazione

125.

A determinare il passaggio da

questi così legiadro lo cor have

a

così leggiadro questi lo cor have

nel v. 12 del sonetto O voi che per la via d'amor passate

a)

stanno fattori semantici (l'inversione fra questi e così leggiadro pone in massima evidenza l'eccezionalità dello stato d'animo dell'innamorato rispetto alla sua individualità)

b)

stanno fattori semantici (l'inversione fra questi e così leggiadro pone in massima evidenza l'individualità dell'innamorato rispetto al suo stato d'animo)

c)

stanno fattori relativi all'ordine delle parole secondo la prassi duecentesca

d)

stanno fattori ritmici

126.

A determinare il passaggio da la sua vista face ogni cosa umile (e) a

la vista sua fa ogni cosa umile (VN)

nel v. 9 del sonetto Vede perfettamente ogne salute

 

a)

intervengono fattori semantici (la posposizione del pronome possessivo al nome cui si riferisce lo rende più marcato)

b)

intervengono fattori ritmici (da un'accentazione variabile e incerta, comprensiva di un accento di quinta, si passa ad un'accentazione di sesta)

c)

intervengono fattori sintattici

d)

intervengono fattori lessicali

127.

Il confronto di lezione fra i sonetti della Vita nova in tradizione extravagante e i corrispondenti inclusi nel prosimetro

a)

evidenzia la totale adiaforia delle lezioni, ma casuali elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto) fanno pensare ad un'individualità linguistica (probabile rifacimento da parte di un unico copista)

b)

evidenzia l'assenza di varianti adiafore, come dimostrano alcuni fenomeni ricorrenti (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto) fra l'una e l'altra tradizione, ma il giudizio su di essi è ancipite

c)

evidenzia, pur nell'adiaforia delle lezioni, elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto), un'individualità linguistica difficilmente imputabile alla casualità dell'intervento dei copisti

d)

evidenzia la totale adiaforia delle lezioni, nonostante casuali elementi di ricorsività (differenti scelte lessicali e microsintattiche, esplicitazione del pronome soggetto), che non fanno pensare ad un'individualità linguistica e che paiono imputabili alla casualità dell'intervento dei copisti

128.

In quali di queste tradizioni della Vita nova dantesca troviamo varianti d'autore?

a)

Nella tradizione extravagante sia rispetto alla tradizione organica sia rispetto alla tradizione inorganica

b)

Nella tradizione extravagante rispetto alla tradizione organica

c)

Nella tradizione extravagante rispetto alla tradizione inorganica

d)

Nella tradizione organica rispetto alla tradizione inorganica

129.

Quali sono le principali motivazioni alla sostituzione lessicale nella variantistica d'autore?

 

 

 

a)

a) tendenza alla maggiore appropriatezza lessicale; b) incremento di senso e di connotazione; c) desiderio di variatio

b)

a) maggiore appropriatezza; b) maggiore espressionismo; c) ricerca di variatio

c)

a) rifiuto delle ripetizioni; b) ricerca di variatio; c) maggiore appropriatezza espositiva

d)

a) chiarezza espositiva e incremento di senso; b) incremento di connotazione; c) ricerca di variatio

130.

Oggi i codici riconosciuti come facenti parte della biblioteca di Petrarca

 

 

a)

sono conservati a Padova come lascito dell'erede Francescuolo da Brossano

b)

sono conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana, nella Bibliothèque Nationale de France, nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e in altre ancora, a seguito di dispersioni diversificate non tutte interamente ricostruite

c)

sono conservati a Firenze alla Badia Fiorentina

d)

sono conservati a Parigi in conseguenza della discesa in Italia di Francesco I, durante la quale il sovrano francese si impossessò della biblioteca dei Visconti

131.

Quale dei seguenti studiosi non ha contribuito alla ricostruzione della biblioteca di Francesco Petrarca?

a)

Domenico De Robertis

b)

Giuseppe Billanovich

c)

Elisabeth Pellegrin

d)

Pierre de Nolhac

132.

La ricostruzione della biblioteca di Francesco Petrarca ha riconosciuto

 

a)

una cinquantina di autografi

b)

una sessantina di volumi a lui appartenuti di cui sei interamente autografi, altri idiografi e altri infine da lui postillati

c)

una sessantina di volumi a lui appartenuti, fra i quali l'idiografo della lettera a Urbano V

d)

una quarantina fra autografi e idiografi fra i quali l'originale dei Rerum vulgarium fragmenta

133.

Della biblioteca di Petrarca sono stati identificati

a)

una sessantina di codici contenenti opere di altri autori contemporanei, tutti postillati di mano del Petrarca

b)

una sessantina di codici, di cui un certo numero, autografi o idiografi, contengono opere del Petrarca stesso

c)

una ottantina fra codici e stampe

d)

una sessantina di codici contenenti opere di autori classici, tutti postillati di mano del Petrarca

134.

Quale fra i seguenti studiosi non si è occupato della ricostruzione della biblioteca petrarchesca?

a)

Pierre de Nolhac

b)

Giuseppe Billanovich

c)

Elizabeth Pellegrin

d)

Ernest H. Wilkins

135.

Quale fu la sorte dei libri di Petrarca ereditata dal genero Francescuolo da Brossano?

 

x

a)

Già durante la sua vita Francescuolo distribuì il patrimonio librario petrarchesco in suo possesso fra gli ammiratori del poeta; fra questi Pietro Bembo venne in possesso del codice degli abbozzi e dell'originale dei Rerum vulgarium fragmenta

b)

Francescuolo ebbe un figlio che era completamente disinteressato alla biblioteca petrarchesca che, per esigenze economiche, mise all'asta

c)

Francescuolo vendette i libri di Petrarca determinando la dispersione del patrimonio librario petrarchesco ereditato; nel Cinquecento alcuni dei libri petrarcheschi furono recuperati da Pietro Bembo

d)

Alla morte di Francescuolo (1405) il patrimonio andò a finire, almeno in parte, per eredità, alla famiglia padovana dei Santasofia e nel Cinquecento alcuni dei libri petrarcheschi in loro possesso furono acquistati da Pietro Bembo

136.

01.    Verso il 1362 Petrarca aveva deciso di lasciare la propria biblioteca

a)

al signore di Padova e amico Francesco I da Carrara

b)

alla basilica di S. Marco

c)

all'amico Lombardo della Seta

d)

all'amico Giovanni Boccaccio

137.

Indicate quel è la corretta ricostruzione delle vicende storiche riguardanti la biblioteca di Petrarca

 

 

 

a)

Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla biblioteca di Francesco da Carrara (1367), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono effettivamente nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)

b)

Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Maria Maggiore a Roma (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nell'allora Bibliothèque Nationale de France)

c)

Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Marco di Venezia (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374) parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara. Questi ultimi passarono quindi a Pavia (1388) nella biblioteca dei Visconti Sforza e, dopo il 1499, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)

d)

Dopo aver destinato in un primo tempo la propria biblioteca alla basilica di S. Marco di Venezia (nel 1362), Petrarca legò probabilmente il proprio patrimonio librario al genero Francescuolo da Brossano (1370); nonostante ciò, alla morte del poeta (1374), parte dei suoi libri finirono nella biblioteca di Francesco da Carrara e, dopo il 1494, furono trasferiti in Francia dove furono inglobati nella Bibliotheca Regia (da lì infine passarono nell'attuale Bibliothèque Nationale de France)

138.

L'edizione a cura di Bartolomeo Valdezoco (Padova 1472) è importante

a)

perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice oggi Vaticano Latino 3195, allora conservato a Padova presso la famiglia Santasofia

b)

perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice degli abbozzi oggi Vaticano Latino 3196, allora di proprietà di Pietro Bembo

c)

perché si tratta della prima edizione dei RVF condotta sulla base del codice oggi Vaticano Latino 3195, allora di proprietà di Pietro Bembo

d)

perché si tratta della princeps dei RVF

139.

Anziché di vere e proprie redazioni, per le fasi redazionali dei Rerum vulgarium fragmenta si preferisce parlare di

a)

tappe

b)

forme

c)

assetti

d)

stati

140.

Come viene chiamata la 'forma' consegnata attualmente al Vaticano Latino 3195?

a)

'Forma pre-vaticana'

b)

'Forma vaticana'

c)

'Forma di Giovanni' perché in parte trascritta da Giovanni Malpaghini

d)

Codice degli abbozzi

141.

Qual è la più antica 'forma' dei RVF che ci è effettivamente conservata?

a)

La 'forma Malatesta' inviata da Petrarca a Pandolfo Malatesta con una lettera del 1373 e testimoniata da molti manoscritti

b)

La 'forma di Giovanni' trascritta da Giovanni Malpaghini entro il 1367

c)

La 'forma Chigi', così chiamata perché conservata in un codice del fondo Chigi della Biblioteca Apostolica Vaticana

d)

La 'forma Correggio', inviata nel 1357 a Azzo da Correggio

142.

Ernest H. Wilkins, sulla base degli autografi e della tradizione di copia, propose di individuare

 

a)

nove tappe dell'iter redazionale dei RVF a cui però, sulla base degli studi successivi, va sottratta la cosiddetta 'forma Chigi'

b)

nove tappe dell'iter redazionale dei RVF molte delle quali però sottoposte a revisione dagli studiosi successivi perché o afferenti alle cosiddette raccolte di riferimento o a concretizzazioni momentanee che non corrispondono a vere e proprie redazioni

c)

nove tappe dell'iter redazionale dei RVF che corrispondono a redazioni differenti per numero e ordinamento dei singoli pezzi

d)

nove tappe dell'iter redazionale dei RVF a cui però, sulla base degli studi successivi, va sottratta la cosiddetta 'forma Correggio'

143.

Quale studioso ha maggiormente contribuito alla ricostruzione dell'iter redazionale dei Rerum vulgarium fragmenta?

a)

Ernst Hatch Wilkins

b)

Pierre de Nolhac

c)

Giuseppe Billanovich

d)

Marco Santagata

144.

Che cosa è il cosiddetto Codice degli Abbozzi?

a)

È un codice costituito da una ventina di carte slegate, messe insieme forse nel Cinquecento, risultato della dispersione di autografi petrarcheschi in precedenza più numerosi, di varia datazione; contiene gli abbozzi di testi poi confluiti nei Rerum vulgarium fragmenta e un abbozzo di un capitolo dei Triumphi

b)

È un insieme di una cinquantina di carte slegate, messe insieme forse nel Cinquecento, risultato della dispersione di autografi petrarcheschi di varia datazione e variamente disomogenei; comprende gli abbozzi di testi poi confluiti nei Rerum vulgarium fragmenta

c)

È un codice che Francesco Petrarca utilizzava regolarmente per depositarvi le prime stesure dei suoi componimenti volgari

d)

È un codice che Francesco Petrarca utilizzava regolarmente per depositarvi le prime stesure dei suoi componimenti latini

145.

Rispetto alle nove tappe individuate da Wilkins negli anni Trenta-Quaranta del Novecento, attualmente gli studiosi individuano

a)

tre forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), la forma pre-vaticana e la forma vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)

b)

quattro forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Chigi (divisa in due parti, consistente di 204 pezzi complessivi), la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), le forme pre-vaticana e vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)

c)

cinque forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Correggio, la forma Chigi, la forma Malatesta , le forme pre-vaticana e vaticana (queste ultime due corrispondenti agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)

d)

tre forme dei Rerum vulgarium fragmenta: la forma Chigi (divisa in due parti, consistente di 204 pezzi complessivi), la forma Malatesta (divisa in due parti, ma di incerta consistenza), la forma vaticana (quest'ultima corrispondente agli ultimi anni del poeta, 1373-1374)

146.

A chi è rivolta la "Critica degli scartafacci" di Gianfranco Contini?

a)

Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Nullo Minissi, ma in realtà il saggio è diretto contro Benedetto Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis

b)

Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge contro Nullo Minissi, che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis

c)

Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Nullo Minissi, ma in realtà è diretta contro Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo leopardiano di Giuseppe de Roberti

d)

Con la "critica degli scartafacci" Contini si rivolge esplicitamente contro Benedetto Croce che aveva ribadito l'inutilità della critica delle varianti a proposito di un articolo manzoniano di Giuseppe de Robertis

147.

Trovando in un apparato il segno --> si desumerà che

a)

si tratta di un apparato simbolico

b)

si tratta di un apparato evolutivo

c)

si tratta di un apparato fotografico

d)

si tratta di un apparato genetico