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Paolo di Tarso

Paolo di Tarso

Assessment

Presentation

Other

7th Grade

Practice Problem

Hard

Created by

Robert Sarek

FREE Resource

43 Slides • 0 Questions

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Le undici chiese rupestri di Lalibela in Etiopia: dal 1968

inserite dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità

In Etiopia si trovano 11 chiese rupestri, dal 1968 dichiarate

patrimonio dell’Unesco. Alcune raggiungono anche i 15 metri di
profondità e rappresentano una sorta di “Seconda Gerusalemme
voluta dal re Gadla, alla fine del XII secolo, dopo che i musulmani di
Saladino presero la città Santa.

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Sono luoghi sacri, la cui leggenda vuole che l’intero complesso sia

stato realizzato in una sola notte ad opera degli angeli, tanto da
valere il nome di “città degli angeli”. L’Etiopia viene definita la “culla
della civiltà”, poiché è qui che, sulle aride terre di un lago
prosciugato, sono stati trovati i resti fossili di Lucy, l’ominide che ha
dimostrato a tutti che i nostri antenati camminavano in posizione
eretta già 3,2 milioni di anni fa.

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Lalibela è una città dal fascino unico, dove natura e storia si sono

compenetrate. Uno dei luoghi più affascinanti dell’Africa e del mondo
intero, in cui le chiese sono scavate nella roccia, ma con una
particolarità: procedendo dall’alto verso il basso. La città si trova
lungo la cosiddetta “Rotta Storica dell’Etiopia”, che tocca luoghi di
grande fascino come il Lago Tara, le cascate del Nilo Azzurro e la
città di Gondar, col suo celebre castello.

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Le chiese vengono chiamate “bete” che significa “casa”, termine

seguito dal nome del Santo o della Vergine a cui sono dedicate.
Informazioni in merito ci dicono che per visitare tutte le 11 chiese si
può acquistare un unico biglietto al costo di 100 birr, ovvero circa 4
euro. Vicino alla biglietteria si trova un Museo molto interessante, con
in mostra gli scalpellini utilizzati. Le chiese sono suddivise in 3 gruppi:
il gruppo settentrionale, vicino alla biglietteria, dove si trovano 6
chiese rupestri, compresa la grande Bete Medhane Alem (la casa del
Salvatore del mondo), che ospita la croce di Lalibela.

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Tarso

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Alessandro Magno nel fiume Cidno salvato dai suoi

soldati, Metropolitan Museum of Art, New York

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Battaglia di Isso

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Paolo di Tarso

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Possibile identikit di Paolo di
Tarso realizzato da un nucleo
della polizia scientifica
tedesca nel febbraio 2008
sulla base delle descrizioni
contenute nelle più antiche
fonti storiche, con la
commissione e consulenza
dello studioso Michael
Hesemann.

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Gerusalemme

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Persecutore

Martirio di Santo Stefano, dipinto di Pietro da
Cortona (1660, attualmente conservato
all'Ermitage). Saulo-Paolo è raffigurato sulla destra
con le vesti dei lapidatori.

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Conversione di San Paolo, dipinto
di Caravaggio (1600-1601, attualmente
conservato a Santa Maria del Popolo).

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Damasco

Bab Kisan (porta di Kisan) a Damasco,
che secondo la tradizione fu il tratto di
cinta muraria dalla quale scappò Paolo.
Contiene una cappella di rito
cristiano melchita.

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Secondo At 9,26-30, giunto a Gerusalemme fu accolto inizialmente

con freddezza e timore dai cristiani della città a motivo del suo
passato di persecutore dei cristiani. Il giudeo-cristiano Barnaba si fece
suo garante, iniziando così con Paolo una collaborazione che durerà
negli anni successivi. Nella città santa continuò a predicare nelle
sinagoghe ma anche qui, come a Damasco, fu costretto a fuggire nella
sua città natale Tarso. Gal 1,18-19 aggiunge alcune precisazioni:
questa prima visita a Gerusalemme avvenne "3 anni dopo" la sua
conversione, fu breve ("15 giorni"), vide l'incontro di Paolo
con Pietro e Giacomo.

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Ad Antiochia

In Atti Paolo fa la sua ricomparsa solo in 11,25-26 quando il suo

mentore Barnaba, inviato dalla chiesa di Gerusalemme ad Antiochia
di Siria, lo va a cercare nella vicina Tarso per farne un suo
collaboratore e lo conduce nella città siriaca, allora la principale
metropoli del Vicino Oriente. Qui Paolo rimarrà strettamente legato
alla comunità cristiana per alcuni anni. La tradizione cristiana ha
conservato memoria di una grotta, detta di San Pietro, nella quale si
sarebbe riunita la chiesa di Antiochia

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Antiochia di Pisidia

Sedici sono le città del Medio Oriente che portano il nome di

Antiochia, in quanto la dinastia seleucide ebbe molti sovrani con il
nome di Antioco. Antiochia in Pisidia pare essere stata fondata
da Antioco I Sotere, quando estese il suo regno verso occidente
sconfiggendo i Galati in una battaglia dove utilizzò 16 elefanti da
guerra, animali completamente sconosciuti ad essi. Pose questa città
a controllo della frontiera. Ritrovamenti archeologici fanno comunque
rimontare al IV secolo a.C. i primi insediamenti.

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La comunità cristiana di Antiochia ha origini antiche, che risalgono agli

albori del cristianesimo. Come raccontano gli Atti degli Apostoli,
furono gli apostoli Paolo e Barnaba ad annunciare per primi
il vangelo nella città (13,13-52). Ed ancora ad Antiochia, per la prima
volta gli Atti descrivono l'istituzione di un gruppo dirigente della
comunità, chiamati anziani (14,21-23). Antiochia fu visitata altre volte
da san Paolo (16,4-6 e 18,23). Gli scavi archeologici hanno portato alla
luce una grande basilica, chiamata "chiesa di San Paolo",
dall'iscrizione "Aghios Paulos" trovata nei pressi dell'altare, costruita
su una sinagoga, identificata dagli archeologici come quella in cui
l'Apostolo predicò per la prima volta ad Antiochia.

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Efeso

Èfeso (greco: Έφεσος, Éphesos; latino: Ephesus) fu una delle più

grandi città ioniche in Anatolia, alla foce del fiume Caistro, sulla costa
dell'odierna Turchia e città natale dello scrittore Androne di Efeso,
autore di un'opera sui Sette savi che pare s'intitolasse Τρίπους

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È altresì nota per aver dato i natali ad Eraclito di Efeso, tra i maggiori filosofi

presocratici. La città si trovava nell'attuale Turchia approssimativamente fra
le città di Smirne e Aydın.
Fu un importante e ricco centro commerciale e dal 129 a.C. fu la capitale
della provincia romana di Asia. Tra le rovine, che ne fanno uno dei più noti
siti archeologici del Mar Mediterraneo, sono degne di nota quelle
del Teatro, del piccolo tempio di Adriano, della Biblioteca di Celso e dei
numerosi stabilimenti di bagni pubblici. Ridotte a una singola colonna sono
invece le testimonianze di quello che fu il più celebre monumento di Efeso,
e secondo Pausania (4.31.8) il più grande edificio del mondo antico:
il tempio di Artemide, una delle Sette meraviglie del mondo, raso
definitivamente al suolo nel 401 per ordine di Giovanni Crisostomo,
arcivescovo di Costantinopoli. Efeso è stata la terza città più potente del
mondo antico dopo Roma e Alessandria d'Egitto.

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Casa di Maria

Secondo alcune fonti, l'apostolo Giovanni soggiornò ad Efeso;

secondo altre fonti con lui avrebbe dovuto esserci anche Maria; tale
ipotesi, non accertata, è negata da alcune fonti. Sul sito a Efeso
considerato sede del sepolcro di Giovanni fu costruita una basilica nel
VI secolo, sotto l'imperatore Giustiniano, della quale oggi rimangono
solo tracce. Ad alcuni chilometri a sud di Efeso si trova una piccola
cappella conosciuta come casa di Maria. Preceduta da un vestibolo
del VII secolo, la piccola costruzione risale al IV secolo. Sono state
trovate tracce di fondamenta risalenti probabilmente al I secolo.

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Il terzo viaggio (At 18, 23 - 21,16) dura 5 anni, dal 52/53 al 57 d. C.. Con i

mezzi di allora, l’Apostolo percorrerà 2500/3000 Km, ma l’itinerario non è
sicuro. Dapprima riattraversa la Galazia e la Frigia per ”confermare nella
fede ” (At 18, 23) le chiese fondate nel 1° e 2° viaggio. Poi la tappa più
importante - 2 anni e 3 mesi – fu quella di Efeso, capitale della provincia
romana di Asia, 300/400mila abitanti, teatro principale di 25.000 posti,
crocevia di molte carovaniere; il tempio di Artemide–Diana era considerato
una delle 7 meraviglie del mondo (cf At 19, 27) e vi fiorivano magia e
superstizione.
Infatti, nel timore che le conversioni cristiane danneggiassero il commercio
degli idoli, l’orefice Demetrio monterà la sommossa dei fabbricanti e dei
mercanti; la calma fu riportata a fatica, e con la consueta motivazione da
parte dell’autorità romana, preoccupata soltanto di sedare disordini (cf At
19, 24-41).

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Atene

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L’Acropoli di Atene è il simbolo della Grecia, dei fasti della sua civiltà

classica e il punto di riferimento più significativo della cultura greca. Una
visita alla ‘città alta’, edificata sulla collina sacra in modo da dominare
l’insediamento, è imperdibile.

La città sacra, l’Acropoli, il più grande complesso architettonico ed artistico

giunto fino a noi dall’antica Grecia si trova a 156 metri sul livello del mare
sulla sommità pianeggiante di un promontorio roccioso largo 140 metri e
lungo 28 che sovrasta la valle di Ilissos.

Voluta nel V secolo a. C. da Pericle in un’area dove a partire dal secondo

millennio a. C. erano edificati palazzi reali e luoghi di culto comprende i 4
capolavori dell’arte classica greca: il Partenone, costruito da Ictino,
i Propilei, gli ingressi monumentali della zona sacra dedicata ad Atena,
l’Eretteo e il tempio di Atena Nike.

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Corinto

Corinto (in greco Κόρινθος, Kòrinthos) è una città della Grecia centro-

meridionale nella periferia del Peloponneso (unità
periferica della Corinzia) di 36.556 abitanti secondo i dati del
censimento 2001.

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Dal Codex Vaticanus, Prima lettera ai Corinzi,
capitolo 13

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Roma

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13,1-4: partenza da Antiochia, imbarco a Seleucia verso Cipro;

13,5: arrivo a Salamina di Cipro, inizio della predicazione nelle sinagoghe;

13,6-12: attraversamento dell'isola (nell'entroterra o navigando lungo la costa sud?) e arrivo a Pafo, incontro e disputa col falso mago Elimas Bar-Iesus,
"conversione" (?) del proconsole[4]romano Sergio Paolo (del quale assunse il cognome? v. sopra). Presso la chiesa bizantina di Chrysopolitissa di Pafo è
situata una bassa colonna, detta di san Paolo, alla quale la tradizione vuole che sia stato legato e flagellato prima della conversione del proconsole.
Data la totale assenza di avversità di Sergio Paolo verso gli apostoli che traspare dal racconto biblico, il particolare appare leggendario.

13,13-14: imbarco da Pafo, sbarco ad Attalia (particolare tralasciato, la città era il porto del capoluogo Perge, nell'entroterra), arrivo a Perge,
abbandono di Giovanni-Marco. Il motivo della separazione non è descritto e il successivo accenno di At 15,37-38 lascia intuire che devono essersi
create tensioni tra Paolo e Marco, forse per il passaggio in secondo piano del cugino Barnaba a favore della leadership di Paolo.

13,14-52: arrivo ad Antiochia di Pisidia (città di Sergio Paolo? Dietro suo invito?), predicazione agli Ebrei, successo e opposizione dagli Ebrei, scacciata
dalla città.

13,51-14,6: arrivo a Iconio, predicazione con successo e opposizione di alcuni Ebrei, scacciata dalla città.

14,6-20: arrivo a Listra in Licaonia, predicazione e guarigione miracolosa di un paralitico, la folla scambia Barnaba per Zeus e Paolo per Hermes e loro
rifiuto, arrivo di alcuni Giudei dalle città già visitate che sobillano la folla, lapidazione di Paolo, partenza per Derbe.

14,20: predicazione a Derbe con successo.

14,20-28: ritorno attraverso le città già visitate (Listra, Iconio e Antiochia), organizzazione delle comunità cristiane, predicazione a Perge, imbarco
ad Attalia, ritorno ad Antiochia di Siria.

Nonostante le avversità da parte dei Giudei il viaggio si rivelò complessivamente fruttuoso. Alle chiese fondate Paolo indirizzerà in seguito la Lettera ai
Galati.

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Il secondo viaggio missionario è narrato in At 15,36-18,22. Protagonisti furono (almeno) Paolo e Sila-Silvano, ai quali si aggiunse
poco dopo Timoteo. Grande assente è Barnaba, il quale si recò col cugino Giovanni-Marco nella natale Cipro e col quale Paolo
sembra aver interrotto la collaborazione (At15,39). Paolo è il capo indiscusso del viaggio. Le regioni toccate sono la Galazia del sud,
evangelizzata nel primo viaggio, e quindi la Macedonia e la Grecia. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è
circa 4-5 anni, collocabili attorno al 50 (v. sopra).

15,36-41: partenza di Paolo e Sila da Antiochia, passaggio per Siria e Cilicia (forse transito da Tarso).

16,1-5: passaggio per Derbe e Listra (forse anche Iconio e Antiochia di Pisidia visitate nel primo viaggio), a Listra aggregazione
di Timoteo.

16,6-11: attraversamento di Frigia e Galazia (è possibile che sia intesa la Galazia storica, situata nel nord attorno all'attuale Ankara,
ma non sono nominate né qui né altrove nel NT comunità così a nord). Lo Spirito Santo (o "di Gesù") impedisce di recarsi
in Asia e Bitinia, una visione indirizza Paolo in Macedonia, passaggio per la Misia, imbarco a Troade, arrivo a Neapoli.

16,12-40: arrivo a Filippi, predicazione e conversione di Lidia (prima cristiana europea), esorcismo di una schiava indovina,
denuncia dei padroni con bastonamento e prigionia, liberazione miracolosa.

17,1-10: passaggio per Anfipoli e Apollonia, arrivo a Tessalonica, predicazione e conversioni, avversione dei Giudei e fuga.

17,10-14: arrivo a Berea, predicazione e conversioni, avversione di alcuni Giudei, partenza.

17,15-34: arrivo ad Atene, discorso all'Areopago, varie conversioni tra cui Dionigi l'Areopagita

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Dopo un periodo imprecisato, Paolo partì (da solo o con altri?[6]) per il terzo viaggio missionario, descritto in At 18,23-21,15. Le regioni toccate sono le attuali Grecia e Turchia, già
visitate nei viaggi precedenti. La durata, a seconda delle varie ricostruzioni cronologiche, è circa 5-6 anni, collocabili attorno alla metà degli anni 50 (v. sopra).

18,23-28: partenza di Paolo da Antiochia, passaggio per Galazia e Frigia. Parentesi sull'arrivo a Efeso di Apollo e sua partenza per l'Acaia.

19,1-41: arrivo di Paolo a Efeso, predicazione per tre mesi nella sinagoga, predicazione per 2 anni nella scuola di un certo Tiranno, guarigioni ed esorcismi, tumulto degli Efesini
guidato da un certo Demetrio in difesa del culto (e del commercio legato a esso) della dea Artemide. Nel racconto di Atti non è descritta una prigionia a Efeso ma è possibile che a
questa si riferiscano alcuni accenni delle sue lettere (1Cor 15,32; 2Cor 1,8-10). In questo prolungato e fruttuoso soggiorno a Efeso i biblisti collocano la redazione della Prima
lettera ai Corinzi, della Lettera ai Galati e forse la Lettera ai Filippesi (in questa lettera si dice prigioniero, Fil 1,7.13.17, ed è possibile che sia stata scritta nella successiva prigionia
di Cesarea o Roma).

20,1-2: partenza di Paolo per la Macedonia (attuale Grecia del nord) con probabile soggiorno a Tessalonica e redazione della Seconda lettera ai Corinzi. In Rm 15,19 Paolo
menziona l'Illiria, regione che comprendeva la costa dell'attuale Croazia e l'Albania, che avrebbe raggiunto con la sua predicazione. Nelle sue lettere e in Atti non compare un
resoconto o accenni più precisi a tale viaggio: è possibile che abbia fatto un breve viaggio in Albania durante il soggiorno a Tessalonica,[7]o più verosimilmente che abbia
esagerato la descrizione del suo campo di predicazione, che porterebbe a intendere il passo della Lettera ai Romani come "da Gerusalemme fino ai confini dell'Illiria".

20,2-3: arrivo "in Grecia" e soggiorno di tre mesi (verosimilmente a Corinto, con redazione della Lettera ai Romani) interrotto per avversione dei Giudei.

20,3-13: ritorno con altri compagni (tra cui Luca?) in Asia passando per la Macedonia, imbarco a Filippi (sic, verosimilmente da Neapolis), sbarco a Troade e breve soggiorno di una
settimana, durante la predica di Paolo in una celebrazione eucaristica un ragazzo di nome Eutico si addormenta e muore cadendo dalla finestra, Paolo lo risuscita.

20,13-38: Paolo a piedi ad Asso, imbarco per Mitilene, passaggio per Chio, Samo, arrivo a Mileto dove incontra gli "anziani" (presbiteri) di Efeso senza recarvisi (per paura di
tumulti?), lungo discorso di addio, imbarco per il ritorno.

21,1-15: ritorno passando per Cos, Rodi, Patara, Cipro, Tiro con soggiorno una settimana, Tolemaide, Cesarea con soggiorno presso l' "evangelista" Filippo, pre-annuncio da parte
del profeta Agabo dell'arresto di Paolo, arrivo a Gerusalemme (quinta visita).

Durante il suo soggiorno ad Efeso Paolo cominciò ad organizzare la cosiddetta "colletta dei santi", una raccolta di offerte tra le sue comunità a favore della chiesa giudeo-cristiana
di Gerusalemme (che non va confusa con la colletta in vista della carestia descritta in At 11,27-30). Il particolare è assente nella descrizione di Atti ma ricorre con insistenza nelle
lettere alle varie comunità (vedi in particolare 1Cor 16,1-4; 2Cor 8-9; Rm 15,25-27), e sembra una "clausola" del concilio di Gerusalemme (Gal 2,10). È verosimile che Paolo abbia
portato il frutto della raccolta a Gerusalemme al termine del viaggio (Rm 15,25-26), nella sua quinta e ultima visita che lo vedrà imprigionato. Oltre al valore meramente
assistenziale per i poveri della città santa, la colletta aveva un forte significato simbolico-teologico: i giudeo-cristiani potevano vedere le comunità paoline come eretiche, in
quanto staccate dalla Legge ebraica, e Paolo con questo gesto affermava tangibilmente la sottomissione delle sue comunità alla chiesa madre di Gerusalemme.

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Le undici chiese rupestri di Lalibela in Etiopia: dal 1968

inserite dall’Unesco tra i patrimoni dell’umanità

In Etiopia si trovano 11 chiese rupestri, dal 1968 dichiarate

patrimonio dell’Unesco. Alcune raggiungono anche i 15 metri di
profondità e rappresentano una sorta di “Seconda Gerusalemme
voluta dal re Gadla, alla fine del XII secolo, dopo che i musulmani di
Saladino presero la città Santa.

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